Nell'Africa Day bisogna pensare alla salute

Nell'Africa Day bisogna pensare alla salute
Foto: Amref 
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E’ il giorno dell’Africa. Ma le statistiche sono impietose. I numeri che definiscono il continente continuano a essere drammatici. E poi ci sono i morti nel Mediterraneo. Persone che cercano scampo dalla guerra e dalla fame e che trovano la morte a un passo dal realizzare il loro sogno.

L'espansione dell'Africa preme sull'Europa

Un continente in continua espansione, mentre la pressione sull’Europa cresce. Secondo le ultime statistiche, l’Africa passerà dall’attuale miliardo di persone ai 2,8 miliardi di abitanti nel 2060. Un’espansione tanto rapida, quanto rapida sarà l’espandersi delle disuguaglianze.

Solo per dare un’idea: in Europa il 99% della popolazione urbana e il 96% di quella rurale ha accesso a servizi igienici basilari, mentre nell’Africa a Sud del Sahara solo il 40% della popolazione urbana (2015) e il 23% di quella delle aree rurali ha l’accesso a servizi igienici adeguati (2015). In Africa ogni 100mila bambini nati muoiono 542 madri (OMS); in Europa ogni 100mila ne muoiono 16. In Sud Sudan si arriva addirittura a circa 800 su 100mila. Sono molte, tuttavia, le ong che non hanno perso la speranza e continuano il loro impegno per rendere più vivibile la vita di milioni di persone. Così come fanno Amref e il Cuamm, ma con esse molte altre.

Cosa fanno le Ong

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Amref, per esempio, vuole riportare al centro della discussione italiana e mondiale questo continente. L’Africa è la sfida delle sfide mondiali, nonostante continui a far paura a causa della crescenti migrazioni. Il futuro del mondo dipende dal futuro dell’Africa e i potenti del mondo, alla vigilia del G7 di Taormina, dovrebbero accettare la sfida e con determinazione. E lo chiedono coloro che in quel continente si impegnano tutti i giorni. Lo chiedono a gran voce.

Queen Wambua è una operatrice di salute comunitaria, ha 57 anni e da 12 lavora con Amref a Kibera, una delle più grandi baraccopoli del Kenya, dove vive una larga parte dei 200mila bambini e ragazzi orfani e vulnerabili di Nairobi. Lei e altri 400 operatori formati da Amref sono il ponte tra le baracche e il centro sanitario.

La “regina di Kibera”, così viene chiamata Wambua,  - che racconta come per tirare fuori da quei tuguri le partorienti l’unico mezzo sia una carriola - ci ricorda come giorno dopo giorno si occupino di curare dissenteria e hiv, di indirizzare i pazienti agli ospedali.

Morrish Ojok, capo progetto di Amref in Sud Sudan ricorda le parole di Betty, una nutrizionista di un ospedale a Juba, nel pieno di una lotta giornaliera alla malnutrizione:“E’ terribilmente doloroso dirlo, ma quando in un mese muoiono tra i 6 e i 10 bambini possiamo ritenerci fortunati”. Morrish, nonostante tutto, prosegue negli sforzi. “Abbiamo formato la spina dorsale sanitaria di questo Paese – dice -, che intanto vive una delle crisi più drammatiche della Terra”. Il suo Paese è straziato dai conflitti, dalla carestia, dall’inflazione, da una popolazione in fuga.

Un africano al vertice dell'Oms

Una notizia buona arriva dalla nomina di Tedros Adhanom Ghebreyesus a capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), avvenuta proprio alla vigilia dell’Africa Day. E’ il primo africano a ricoprire il ruolo di direttore generale dell’Oms. Etiope, 52 anni, esperto di malaria e da sempre attento ai temi della salute materno-infantile è stato eletto con il voto dei 194 paesi riuniti nel corso dell’assemblea generale dell’Oms. Una nomina che evidenzia in maniera netta la centralità dell’Africa per la salute del mondo.

“Abbiamo avuto modo di incontrare e lavorare a stretto contatto con il dott. Adhanom prima come ministro della Salute e poi come ministro degli Esteri dell'Etiopia – sottolinea don Dante Carraro, direttore di Medici con l'Africa Cuamm -. Nel corso della sua visita all'ospedale di Wolisso nel maggio 2012, in occasione del lancio del programma quinquennale "Prima le mamme e i bambini", abbiamo potuto apprezzare il suo orientamento ai dati e ai risultati degli interventi di cooperazione affinché i servizi sanitari possano davvero arrivare alle fasce più deboli della popolazione, mamme e bambini in particolare.

Da ministro, infine, ha profondamente sostenuto la scelta di Medici con l'Africa Cuamm di lavorare nella direzione di una maggiore integrazione tra le strutture governative e i servizi privati non profit: una collaborazione che è leva indispensabile per interventi duraturi, come testimonia l'esperienza dell'ospedale di Wolisso, un modello di intervento riconosciuto a livello nazionale, in Etiopia”.

Non bastano, tuttavia, le nomine, non bastano le voci di Morrish e Queen, anche se importanti, a colmare le disuguaglianze, i vuoti dei diritti essenziali di un’Africa ricca di risorse e contraddizioni. Serve rimettere al centro l’Africa e la sua salute, partendo da quelle voci, ma non lasciandole sole.