Identità nera, dall’anonimato al riconoscimento. Una mostra al Museo d’Orsay

Negli ultimi 30 anni la rappresentazione dei neri nella storia dell’arte è un tema sempre più studiato  sulle due sponde dell’Atlantico, con un numero crescente di ‘black studies’ che dimostrano quanto le immagini siano parte integrante di un processo storico che va dalla tratta, alla progressiva abolizione della schiavitù fino al lento affermarsi dell’identità nera

identita nera mostra museo orsay

'Le Modèle Noir', 'il Modello Nero da Géricault a Matisse' è il titolo di una delle esposizioni di maggior successo della stagione artistica parigina, visitabile fino al 21 luglio al Museo d'Orsay. Una rassegna di 300 opere, di cui 73 dipinti, 81 fotografie, 17 sculture, 60 lavori grafici e 70 documenti inediti che compongono un affresco carico di emozioni e sorprese su una tematica complessa e molto sensibile. Una mostra che va oltre gli stereotipi per valorizzare il contributo dei modelli neri alla storia dell’arte moderna, figure oscurate e anonime, fonti di ispirazione per i più grandi pittori dell’Ottocento e del Novecento.

Una selezione emblematica della rappresentazione di figure nere nelle arti visive, dallo schiavo incatenato fino al jazzista emancipato, che racconta il lento processo verso la conquista e il riconoscimento – oggi ancora parziale – dell’identità nera. Un viaggio attraverso 200 anni di storia dell’arte e della storia 'tout court' francese, ma non solo, in cerca di risposte alla domanda: “Nell'arte come venivano rappresentate le donne nere, ma anche gli uomini”.

"È un argomento di società e di politica che riguarda la nostra storia così come la Francia di oggi. Tutte le opere sono corredate dalle necessarie spiegazioni, anche per farle capire alle giovani generazioni”, ha sottolineato Laurence des Cars, presidente del Museo d'Orsay, che per questa mostra ha allacciato una collaborazione con il ministero dell’Educazione nazionale.

La mostra è organizzata dai musei parigini di Orsay e dell’Orangerie, dalla Miriam and Ira D. Wallach Art Gallery di New York, dalla Columbia University, in collaborazione con il Memoriale Acte di Pointe-a-Pitre (Guadalupe), dove sarà esposta dal 13 settembre, con il sostegno della Ford Foundation. Decisivi per la sua realizzazione i lavori di ricerca di Denise Murrell, della Ford Foundation alla Wallach Art Gallery.

Tre i periodi chiave esplorati - quello dell’abolizione della schiavitù (1794-1848), la Nuova Pittura di Manet, Bazille, Degas e Cézanne, e le prime avanguardie del Novecento – sviluppati in 12 sezioni: Nuovi sguardi; Géricault e la presenza nera; l’Arte contro la schiavitù; Meticciati letterari; nell’Atelier; intorno ad Olimpia; Sul palco; La ‘Forza nera’, Voce e contro voce dell’Impero coloniale; la Negritudine a Parigi; Matisse a Harlem e ‘Amo Olympia nera’.

Particolarità di questa mostra è quella di far apparire i nomi di tutti quelle e quelli che hanno fatto da modelli ai più grandi pittori dell’Ottocento e del Novecento, in posa nei loro atelier parigini. E’ il caso della domestica nera Laure, che si vede nell’ombra della famosa tela ‘Olympia’ (1863) di Edouard Manet. Le muse degli artisti escono allo scoperto e dall'anonimato, come Jeanne Duval, già nota come la ‘mulata’, figura centrale dei ‘Fiori del male’ di Charles Baudelaire, di cui era l’amante, e a tempo stesso modella nei quadri di Manet.  Le tele in cui modelle e modelli neri compaiono sono state tutte ribattezzate: nei nuovi titoli date alle opere dai curatori i protagonisti vengono chiamati per nome invece di essere presentati come “negro” o “meticcia”, soli riferimenti razziali dell’epoca.

I ‘modelli neri’ sono quelli che molti artisti hanno scelto di rappresentare, contribuendo positivamente alla lenta e difficile affermazione di una identità nera. Géricault, Manet e Matisse sono i tre pittori più impegnati nella ‘causa’, punti di riferimento del percorso espositivo che prende il via con la fondazione nel 1788 di una 'Società degli amici dei Neri'.

La Rivoluzione francese del 1789 rappresenta un punto di svolta nella ritrattistica di individui neri sulla via dell’emancipazione, tra cui il famoso ‘Jean-Baptiste Belley’ di Anne-Louis Girodet e il ‘Ritratto di Madeleine’ di Marie-Guillemine Benoist, seppur non privo di ambiguità. Géricault ad esempio ha rappresentato un uomo nero in piedi – il suo modello preferito, un haitiano di nome Joseph - che incarna l’energia e salverà un gruppo di naufraghi al largo della Mauritania nella sua opera iconica ‘La zattera della medusa’ (1816). Nel 1843 con ‘La punizione ai quattro angoli’ Marcel Antoine Verdier denuncia con forza la crudeltà cinica dello schiavismo.

Nonostante l’abolizione della tratta nel 1815 e la seconda abolizione della schiavitù nel 1848 – raffigurata nella celebre tela di François-Auguste Biard, ‘L’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi’ - le discriminazioni persistono. ‘Il negro Scipione’ (1868) di Paul Cézanne raffigura un uomo nero prostrato, a riprova che l’abolizione non ha cancellato l’oppressione.

Tra le prime rappresentazioni di orgoglio post abolizionismo c’è ‘Il giovane nero con la spada’ ritratto da Puvis de Chavannes nel 1850. Un’intera sezione è poi dedicata a personalità letterarie e del mondo dello spettacolo, tra cui lo scrittore Alexandre Dumas, l’acrobata Miss Lala, il clown Chocolat, volti noti accanto a quelli rimasti nell’ombra, come Maria Martinez, cantante e musicista originaria di l’Avana, molto apprezzata sulla scena parigina nel 1850, sponsorizzata dal poeta Théophile Gautier. E ancora opere di Delacroix e Gauguin, dei fotografi Nadar e Carjat, che hanno tutti in comune la scelta di un modello nero in un momento cruciale della storia.

Bisogna aspettare 1930, con l’aggraziato ‘Suonatore di mandolino’ di André Derain, per assistere alla vera emancipazione di un giovane uomo nero. Esposta anche la produzione di artisti neri della Harlem Renaissance degli anni ‘30, come Charles Alston, Willaim H. Johnson, che hanno sorpreso Henri Matisse durante il suo viaggio a New York,  dove fece scalo prima di recarsi a Tahiti. Presenti anche le generazioni del Dopoguerra, con Romare Bearden, fino alle creazioni di artisti contemporanei, come il congolese Aimé Mpane e la sua ‘Olympia 2’, e Larry Rivers con ‘I like Olympia in black face’, che capovolgono i ruoli facendo diventare la padrona nera e la domestica bianca.

Al termine del percorso espositivo una gigantesca installazione di Glenn Ligon, intitolata 'Parigini neri', con 12 neon di grandi dimensioni che citano i nomi e riproducono la scrittura di modelli, artisti e scrittori presenti nella mostra, tra cui appunto Laure, la musa di Manet, Jeanne Duval, Madeleine, Joseph, Alexandre Dumas e Josephine Baker. Sugli immensi pannelli neri con scritte bianche che troneggiano nella hall del Museo d’Orsay c’è anche la dicitura ‘Nome sconosciuto’, in omaggio a quanti non sono stati ancora identificati. Probabilmente sono in tanti e le ricerche continuano.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.