In Kenya si torna al voto nella paura di nuovi scontri, e altri morti 

Mancano 3 mesi all’8 agosto, quando gli elettori saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente. Ma la situazione nel paese è drammatica 

In Kenya si torna al voto nella paura di nuovi scontri, e altri morti 
Afp 
 Kenya 

Le elezioni si stanno avvicinando e il clima di tensione in Kenya sale. Mancano 3 mesi all’8 agosto quando gli elettori saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente. Ma sono in molti, dalle Ong ai vescovi cattolici, a temere che anche questa tornata elettorale sia macchiata dal sangue, dalla manipolazione etnica e dal ricorso allo squadrismo violento attraverso il reclutamento di giovani disoccupati. Uhuru Kenyatta, presidente uscente, si ripresenta al fianco del suo vice William Ruto.

Due uomini, quanto meno controversi. Entrambi, infatti, sono stati perseguiti dalla Corte penale internazionale per le loro “presunta” implicazione nelle violenze elettorali del 2007-2008. Violenze politico-etncihe. Kenyatta, figlio del padre della patria Jomo, in testa ai sondaggi, sfiderà ancora una volta Raila Odinga.

'Corrotti, incapaci, violenti'

Durissime sono le accuse lanciate dai vescovi cattolici, attraverso una nota riportata dall’Agenzia Fides, ai politici del Kenya, che vengono definiti: “corrotti”, “incapaci”, “violenti” e vengono accusati di “comprare voti”. I prelati keniani sono preoccupati per il clima di tensione nel quale si sono svolte le primarie e temono che possa ulteriormente aggravarsi, e degenerare, proprio con l’approssimarsi del voto. “L’incapacità dimostrata dalla maggior parte dei partiti politici – scrivono i vescovi in una nota – di condurre elezioni primarie pulite e trasparenti, dimostra la fragilità del sistema politico alla vigilia delle elezioni. Abbiamo partiti politici che non sono in grado di gestire in modo organizzato e pacifico la democrazia interna”. I vescovi lanciano l’allarme, forse ancora con la mente rivolta alle violenza e ai morti che hanno caratterizzato il post elezioni nel 2007. In quell’occasione furono oltre mille i morti e centinaia di migliaia le persone costrette a lasciare le proprie case. “Una situazione – affondano i Vescovi – che lascia presagire che le elezioni di agosto potrebbero essere turbate da disordini e violenze. Timori condivisi dagli investitori internazionali e dai turisti stranieri che stanno disertando il Kenya”.

Tribalismo e corruzione minacciano la pace

Il presidente della Commissione episcopale “Giustizia e pace”, monsignor Cornelius Korir, vescovo di Eldoret, già lo scorso 3 marzo ammoniva: “Il tribalismo e la corruzione minano la pace e la stabilità della nazione keniana”, e il prelato, inoltre, punta il dito direttamente contro i politici del paese: “La corruzione ruba risorse pubbliche necessarie per sollevare dall’indigenza milioni di keniani che languono nella povertà assoluta, mentre pochissime persone, che hanno accumulato ricchezze immense, godono della loro vita come se i poveri non esistessero. Tra questi ci sono molti giovani disoccupati che rischiano di essere sedotti dalle sirene della radicalizzazione e della violenza”. Il Kenya, inoltre, deve far fronte all’emergenza siccità che ha colpito 49 contee del paese, dove sono rimasti solo anziani, donne e bambini a cui manca tutto. E alloro i vescovi concludono la loro denuncia proprio sottolineando che i “leader, che si suppone siano impegnati a far fronte alla siccità, sono gli stessi che sprecano le scarse risorse disponibili per comprare voti. La cultura dell’avidità e dell’egocentrismo sta aggravando una situazione già difficile. I keniani sono spinti sull’orlo della disperazione”.

Le Ong, attraverso un rapporto dell’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti dell’uomo, denunciano un clima “ostile” proprio nei confronti di quei soggetti che si fanno promotori del rispetto dei diritti essenziali dei cittadini. “Negli ultimi quattro anni – si legge nel rapporto -  l’amministrazione del presidente Kenyatta ha mostrato un’ostilità aperta nei confronti dei difensori dei diritti dell’uomo, considerati come dei nemici dello Stato, al servizio di interessi stranieri per destabilizzare il paese”. Il rapporto, inoltre, lancia l’allarme proprio a tre mesi dalle presidenziali stigmatizzando “l’impatto potenzialmente negativo proprio sulle organizzazioni della società civile”. Ancora una volta sta emergendo il lato peggiore della politica keniana.