Costa d'Avorio, un paese in crescita, fragile e ambizioso

L'analisi dell’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio, Stefano Lo Savio, sull'economia del Paese

Costa d'Avorio, un paese in crescita, fragile e ambizioso
ISSOUF SANOGO / AFP 
Raccolta cacao in Costa d'Avorio (Afp) 

La Costa d’Avorio è un paese che, superata la crisi politica, si è sviluppato a ritmi sostenuti, con una crescita del Pil in media tra 8-9%. La buona performance economica si è confermata anche per quest’anno, seppure con una lieve tendenza al ribasso. Un paese che, se si considerano questi numeri, fa invidia a molti paesi europei. Vista così la Costa d’Avorio può essere considerata la locomotiva, una sorta di Germania dell’Africa Occidentale.

L'indice di sviluppo umano resta stagnante

Tuttavia, l’indice di sviluppo umano del PNUD è rimasto stagnante in questi anni di crescita, aumentando di un lieve 0,003% (al 172esimo posto nel mondo) e più del 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Questi indicatori, sommati alla giovane età della popolazione, il 50% circa dei 22 milioni di abitanti è al di sotto dei 35 anni di età, fanno della Costa d’Avorio il quarto paese per provenienza dei migranti che sbarcano sulle coste del Mediterraneo, in particolare in Italia. Di questo, e molto altro, ne abbiamo parlato con l’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio, Stefano Lo Savio.

“Il Paese”, ci spiega il diplomatico italiano, “ha delle enormi potenzialità e l’attuale Presidente ha avuto il grande merito di rimetterlo in marcia dopo un decennio di crisi interna. Ma la sfida non è stata ancora vinta o meglio, è stata vinta solo in parte. Altri i passi che devono essere fatti, soprattutto dal punto di vista economico. Ma non solo. Oggi, la costa d’Avorio ha bisogno di un nuovo slancio riformatore che porti ad una crescita della produttività e ad un ulteriore miglioramento del clima d’affari. Lo stesso Fondo monetario sostiene che in assenza di una crescita inclusiva il paese non può vincere la sfida dell’emergenza. La classe media, il vero motore di un’economia emergente, quella che genera una domanda interna e attiva l’offerta, è cresciuta ma non a sufficienza”.

La metà della massa monetaria dell’intera Comunità economica dell’Africa occidentale (UEMOA), circola in Costa d’Avorio e più del 40% delle merci viene esportata dal porto di Abidjan. Insomma una grande ricchezza. Gli indicatori di sviluppo umano, tuttavia, rimangono stagnanti e, proprio per questo, “il processo riformatore  – spiega l’ambasciatore Lo Savio – deve continuare attraverso politiche inclusive: redistribuzione della ricchezza, educazione, sanità, università, formazione tecnica. Oltre a questo la sfida è quella di sviluppare un’economia di trasformazione. Questo è possibile perché il Paese ha buoni fondamentali economici. Inevitabilmente occorre allargare il quadro”.

La ricchezza della Costa d'Avorio 

La Costa d’Avorio è un paese ricco, è il maggior produttore ed esportatore mondiale di cacao, di anacardi, di olio di palma ed il terzo di caffè, solo per citare alcuni prodotti di cui dispone. E’ ricco, inoltre, di grandi quantità di minerali: diamanti, manganese, nichel, bauxite e oro, oltre ad avere avviato le prime prospezioni per verificare la presenza di giacimenti di petrolio nelle proprie acque territoriali. Tutto ciò non ha, ancora, una sufficiente ricaduta sull’economia reale.

Non vi è solo un problema di “economia inclusiva”, vi sono anche questioni più di natura politica che fanno sì che la sfida sia ancora lontana dall’essere vinta? “Certamente – prosegue l’ambasciatore italiano -. Non c’è stato, perlomeno non è andato fino in fondo il processo di riconciliazione nazionale, che qui è molto sentito. La gente avverte questo distacco. Le parti che si sono fronteggiate durante la guerra non si sono pienamente riappacificate, sicuramente per quanto riguarda i vertici politici; i crimini commessi, se non puntiti, dovrebbero almeno essere riconosciuti. Non solo. Parte della popolazione, quella che è stata sconfitta negli anni di crisi, si sente esclusa dalla gestione politica del paese e il tasso di astensionismo è elevato. Se si sommano il fatto che le politiche economiche inclusive non sono state in grado di giocare un ruolo significativo sulla popolazione e la politica non ha prodotto una democrazia più inclusiva, si capisce, molto bene, il perché di una certa disillusione che pervade parte della popolazione”.

Nuove elezioni nel 2020

Nel 2020 ci saranno le elezioni presidenziali. Lei pensa che si possano ripetere le violenze del 2011? “Non credo. Il Paese ha molto sofferto per un decennio di violenza e la popolazione rifiuta anche solo il pensiero di rivivere quella tragica esperienza. Non c’è l’humus, come dicevo, ed eventuali narrazioni politiche che cercassero di resuscitare quei rancori non dovrebbero attecchire”.

I fenomeni migratori

Questi fatti possono spiegare, forse, anche il fatto che la Costa d’Avorio, nonostante gli indicatori economici, sia un paese di forti migrazioni verso l’Europa e l’Italia. Per partire occorrono tra i 1200 e 1300 euro, e solo per iniziare il viaggio verso la Libia. Cifre, tuttavia, che non tutti si possono permettere. Nonostante ciò ogni anno partono tra le 15 e le 16 mila persone. “I fenomeni migratori – prosegue Lo Savio – debbono essere gestiti alla radice. E gli strumenti di cui si è dotata l’Unione europea, come il Migration Compact, con i relativi fondi, sono efficaci e cominciano a vedersi gli effetti positivi. Il fenomeno deve essere governato dall’Ue, dall’Oim, dall’UNCHR in partnership con i paesi di origine e di transito dei migranti. Quest’anno la Costa d’Avorio ha rimpatriato dalla Libia più di duemila propri cittadini e, grazie ai programmi di reinserimento finanziati con i fondi europei del Trust Fund for Africa, sono stati inseriti in programmi di formazione e riavviati all’impiego attraverso la concessione di microcrediti.

Occorre, dunque, intaccare le cause che spingono i giovani a lasciare il Paese. Anche la Costa d’Avorio deve fare la sua parte. Lo dicevamo prima: politiche economiche inclusive e buona governance. In ogni caso è stato fatto molto, vi è stato un cambio di paradigma. Vi sono strumenti nuovi di partnership con paesi di transito e provenienza. L’impegno sul tema della sicurezza nell’area e nella regione è importante perché questo ha o può avere ripercussioni anche sulla Costa d’Avorio. Il nostro impegno in Niger e per il G5 Shael. Azioni che vanno nella giusta direzione”.

Sul fronte dell’impegno italiano? “Direi che possiamo contribuire ad accompagnare il paese verso uno sviluppo economico equilibrato, sostenibile e inclusivo. Lo si può fare in ambito europeo, cosi come promuovendo l’investimento italiano nel paese. Già 90 nostre aziende operano in Costa d’Avorio. Noi possiamo accompagnare le aziende a investire nel Paese. Credo che l’impegno italiano debba continuare su questa strada”.

(prima puntata - segue)



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it