Le parole di Obama e il film di Luca Guadagnino. Diritti LGTB, la battaglia continua

I diritti e la loro tutela. Cosa ci insegna e ci racconta 'Chiamami col tuo nome'

Le parole di Obama e il film di Luca Guadagnino. Diritti LGTB, la battaglia continua

Nel 2016 avevo seguito su YouTube un "town hall" (versione americana del nostro incontro pubblico con il Presidente della Repubblica) con Barack Obama durante il quale una giovane studentessa inglese chiese al presidente americano cosa si potesse fare per garantire maggiormente i diritti LGBT e nello specifico quelli dei transgender. Obama diede una risposta che mi piacque moltissimo perché lasciava spazio alla speranza e incoraggiava la giovane a proseguire il lavoro per la tutela di questi diritti, senza riempirla di false promesse.

Ecco le sue esatte parole: "Dovresti sentirti incoraggiata anche solo in virtù del fatto che la mentalità su questo argomento è cambiata molto rapidamente e più di quanto abbiamo potuto constatare su qualsiasi altro problema. Se tutto ciò non sembra sufficientemente rapido a te e a chi ne è direttamente coinvolto significa che non vi dovete sentire soddisfatti e che dovreste, invece, continuare a lottare”.

Per chi come noi di ActionAid lavora ogni giorno per i diritti delle persone che non riescono a far sentire la propria voce, queste parole appaiono sacrosante. Le battaglie si possono vincere e il duro lavoro messo in campo per vincerle vale veramente la pena.

L'altra sera mi sono ricordata delle parole di Obama dopo aver visto l'ultimo film di Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome”, un film che pone al centro il tema dell’omosessualità.

Per quanto sia vero che Trump stia cercando di smantellare molte delle politiche di Obama e che tanti politici nel mondo continuino a puntare sulla famiglia “tradizionale” pensando che questo li aiuterà ad ottenere maggior consenso (e quindi voti) , è altrettanto vero che la battaglia per l’uguaglianza dei diritti andrà avanti e che film come questo ci fanno capire che anche qui in Italia il pubblico ha una grande sete di diversità.

Se non avete ancora avuto occasione di vederlo, vi esorto a farlo. Ammetto che ne sapevo poco prima di andare al cinema: non avevo letto il libro e a dir la verità ero più incuriosita dal fatto di vedere i luoghi in cui hanno deciso di girare alcune scene, perché mio marito è cresciuto proprio in quei luoghi nello stesso periodo. Che bellissima sorpresa! Il film è poetico, bellissimo e racconta una vera love story. E conta poco se racconta l’amore tra due uomini o due donne o una donna e un uomo. La sua bellezza sta proprio nel racconto del giovane Elio che si innamora di un ragazzo più grande di lui giunto a lavorare con suo padre professore per un’estate nella campagna cremasca. Elio affronta i suoi sentimenti con difficoltà all’inizio per poi lasciarsi andare poco a poco.

Possiamo dire che Elio è stato certamente fortunato in un’Italia degli anni ‘80, perché ha una famiglia che lo capisce, lo appoggia nella sua scelta e soprattutto lo riempie di amore. 

Per me il punto è proprio questo. Certo, l'Italia non è il Paese più progressista del mondo su questo tema, ma famiglie come quelle del film sono esistite, esistono e esisteranno anche in futuro. Il regista che ha girato questo film è italiano e vive tutt'ora in Italia e, soprattutto, il pubblico ha risposto positivamente: la sala era piena. Il film non ha ottenuto quindi, riconoscimenti solo negli Stati Uniti con le varie nominations ai Golden Globe e agli Oscar, ma anche qui in Italia, dove la storia di Elio e Oliver è nata e dove la battaglia per i diritti LGBT continua.



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