Tumore prostata: un'analisi del sangue per seguirne progressione

(AGI) - Trento, 18 set. - Nuove prospettive per i malati ditumore alla prostata in stadio avanzato. "Con esami del sangueripetuti si riesce a tenere controllata la situazione e amettere in atto un trattamento personalizzato. Cio' permette diavere una terapia piu' efficace e potenzialmente di migliorarela qualita' e l'aspettativa di vita dei pazienti". E' quantoconclude l'ultimo studio di Francesca Demichelis, ricercatricedi Medicina di precisione (Precision Medicine) al Cibio -Centro di biologia integrata dell'Universita' di Trento. Lostudio, considerato di particolare interesse internazionale, e'stato pubblicato ieri da "Science Translational Medicine",giornale online

(AGI) - Trento, 18 set. - Nuove prospettive per i malati ditumore alla prostata in stadio avanzato. "Con esami del sangueripetuti si riesce a tenere controllata la situazione e amettere in atto un trattamento personalizzato. Cio' permette diavere una terapia piu' efficace e potenzialmente di migliorarela qualita' e l'aspettativa di vita dei pazienti". E' quantoconclude l'ultimo studio di Francesca Demichelis, ricercatricedi Medicina di precisione (Precision Medicine) al Cibio -Centro di biologia integrata dell'Universita' di Trento. Lostudio, considerato di particolare interesse internazionale, e'stato pubblicato ieri da "Science Translational Medicine",giornale online del gruppo di riviste capitanato da "Science".Il lavoro di Demichelis conferma la validita' del trattamento eal tempo stesso apre nuove prospettive per una curapersonalizzata e per una migliore qualita' e aspettativa divita dei pazienti colpiti da cancro alla prostata. Come? Conperiodici esami del sangue, che permettono di seguirel'evoluzione o la regressione dei tumori durante il trattamentofarmacologico. "L'analisi di campioni sequenziali di plasma dipazienti con tumore prostatico in stato metastatico - siafferma - e' efficace nel verificare la risposta terapeutica econsente al clinico di variare prontamente la terapia qualoranecessario". Francesca Demichelis e' co-autore seniordell'articolo che riporta i risultati di uno studio svolto suuomini malati di cancro alla prostata con metastasi (il titolooriginale del lavoro e' "Tumor clone dynamics in lethalprostate cancer") condotto in collaborazione con il gruppo diGerhardt Attard presso l'Institute of Cancer Research ed ilRoyal Cancer Hospital di Londra. "Il blocco degli ormoni maschili, che avviene con lacastrazione - spiega la ricercatrice - e' il primo trattamentousato nei pazienti di cancro alla prostata che abbiano gia'manifestato metastasi. Questo trattamento funziona nellamaggioranza dei casi, ma il cancro torna a crescere in media 18mesi dopo. E' proprio a questo punto che la malattiasolitamente riduce in modo piu' incisivo la vita dei pazienti".Nello studio - spiega - abbiamo analizzato il Dna circolantedei pazienti metastatici prelevato in momenti successividurante la terapia. Una delle scoperte piu' importanti cheabbiamo fatto e' che nel loro sangue (in particolare nelplasma) si puo' trovare materiale genetico dei cloni tumorali egrazie ad approcci computazionali che abbiamo sviluppato nellaboratorio possiamo quantificarne la dinamica nel tempo equindi l'andamento della malattia. In particolare possiamoriconoscere i cloni sensibili (in regressione) e i cloniresistenti (in progressione) al trattamento. Cio' apre la portaalla personalizzazione del trattamento perche' permette aimedici di rilevare, con un semplice esame del sangue, anomalieche possono essere riconducibili allo stato della malattia''."Abbiamo osservato, nel 15-20 per cento dei pazienti, mutazioninel recettore dell'ormone maschile attivate dagli stereoidiusati come parte del trattamento della malattia. Infine,abbiamo osservato che la dinamica del tumore in ogni singolopaziente e' molto variabile. Lo studio evidenzia come una dellepossibilita' di trattamento del cancro alla prostata in statoavanzato sara' la combinazione di piu' farmaci per riuscire acolpire in modo simultaneo i diversi cloni tumorali,analogamente a quanto si fa per la cura dei pazienti con Hiv".(AGI).