SERGIO MARINI: ORA FILIERA AGRICOLA TUTTA ITALIANA

SERGIO MARINI: ORA FILIERA AGRICOLA TUTTA ITALIANA

Superare la crisi per affrontare la "riorganizzazione" del sistema alimentare nazionale ed internazionale. per difendere il valore  economico e la produzione delle nostre campagne. Su questo tema Coldiretti e' in prima fila, come conferma il presidente Sergio Marini. 

Il settore agricolo e' in crisi. Cosa sta succedendo nelle campagne?

Il fatto che l'agricoltura sia l'unico settore in cui il valore aggiunto continua a diminuire nonostante l'inversione di tendenza del Pil nel terzo trimestre e' la conferma che stiamo vivendo i drammatici effetti di quelle che sono due grandi ingiustizie che mettono a rischio la sopravvivenza stessa dell'impresa agricola. La prima e' il furto di valore aggiunto ai danni delle nostre imprese. Se i prezzi all'origine sono bassi la colpa non e' solo della crisi internazionale, come qualcuno vorrebbe farci credere, bensi' delle distorsioni presenti all'interno della filiera che si avvantaggiano dello scarso potere contrattuale della parte agricola senza che a beneficiarne siano i consumatori. La seconda anomalia consiste anch'essa in un furto, ma stavolta di identita'. Sino a quando non ci sara' una chiara identificazione del prodotto attraverso l'etichettatura obbligatoria dell'origine sara' possibile continuare a utilizzare immagini, loghi, slogan che richiamano il Made in Italy senza che nel prodotto stesso ci sia un grammo di prodotto italiano e senza che le imprese agricole italiane vedano premiato il proprio lavoro. Le inefficienze e le speculazioni lungo la filiera agroalimentare nel 2009 insieme all'inganno del falso Made in Italy sono costate alle tasche degli italiani e alle imprese agricole oltre 10 miliardi di euro che possono essere recuperati per garantire un reddito piu' equo agli agricoltori e acquisti piu' convenienti per le famiglie.

La Coldiretti ha riunito a Napoli i presidenti di tutte le Regioni. Cosa avete deciso?

Siamo la principale organizzazione agricola in Italia ed in Europa e per questo abbiamo il dovere di accompagnare la protesta con una proposta concreta di lungo periodo Questo stiamo facendo, rimboccandoci le maniche anziche' abbaiare alla luna, con il nostro progetto operativo per una "Filiera agricola tutta italiana" che ha come obiettivo di sostenere il reddito degli agricoltori eliminando le distorsioni e tagliando le intermediazioni con l'offerta attraverso la rete di consorzi agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole di prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo. Ridurre la forbice dei prezzi che moltiplicano di cinque volte dal campo alla tavola significa garantire un reddito adeguato agli imprenditori agricoli e acquisti convenienti alle famiglie italiane che avranno anche l'opportunita' di poter comperare prodotti realmente Made in Italy, in attesa che le Istituzioni si decidano finalmente a rendere obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine degli alimenti che consenta una chiara identificazione dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Abbiamo sostenuto la nascita dell'holding degli agricoltori italiani che ha come protagonista il sistema dei Consorzi Agrari che sviluppa un fatturato di  3 miliardi di euro su 1300 punti di vendita ai quali fanno riferimento 300mila imprese agricole e un numero crescente di cittadini interessati dall'acquisto di prodotti alimentari genuini della filiera agricola italiana. Una azione sinergica e moltiplicatrice dei risultati positivi che si stanno realizzando con l'apertura delle centinaia di mercati degli agricoltori attraverso la fondazione Campagna Amica. E da qualche giorno e' nata Unci Coldiretti con l'obiettivo di realizzare la piu' grande centrale cooperativa agroalimentare a livello nazionale che rappresenta la cooperazione che fa crescere le imprese valorizzando l'identita' territoriale delle produzioni agricole nazionali in Italia e all'estero. Una semplificazione e razionalizzazione per mettere in rete tutte le risorse disponibili ad impegnarsi per uscire dalla crisi con un progetto per il Paese.

In Parlamento si sta discutendo la legge finanziaria. Cosa chiedete per l'agricoltura?

Con il nostro milione e mezzo di associati siamo una forza responsabile e sempre pronta a rimboccarsi le maniche e ci attendiamo dal Governo un analogo comportamento perche' non e' pensabile che il nostro sia l'unico settore e l'unico Paese dove, anziche' intervenire a sostegno, si fanno gravare costi aggiuntivi. Non si deve abusare della nostra ragionevolezza. Siamo fiduciosi ma molto attenti a vigilare affinche' vengano garantite almeno le stesse risorse del passato per il finanziamento del fondo di solidarieta' nazionale, per la fiscalizzazione degli oneri contributivi per le aree montane e svantaggiate, per le accise sul gasolio e per l'acquisto dei terreni da parte degli agricoltori che non possono essere trattati fiscalmente come i tanti speculatori.

Cosa e' cambiato con la crisi internazionale. E quando finira'?

Con la crisi stiamo raccogliendo i cocci dell'economia di carta e degli slogan che l'accompagnavano che sono stati accettati per lungo tempo come verita' assolute: il primo e' che il mercato si potesse regolare da solo, il secondo che la globalizzazione era il bene assoluto, il terzo che il grande in economia e' meglio del piccolo e sempre positivo per le economie di scala che innesca, il quarto e' che oggi il mercato ha bisogno di velocita' e bisogna essere in pochi a decidere, meglio se uno solo. Oggi sappiamo che tutto questo non e' vero e che l'economia esce dalla crisi solo se assumono centralita' i valori veri dell'agire di ciascuno di noi: la responsabilita', l'affidabilita', l'etica dei comportamenti e ancora, se si recupera pienamente la dimensione dell'identita' come qualificazione positiva della persona, dei territori, di tutto cio' che e' vero e che non puo' essere scambiato per altro. Con la ripresa abbiamo una occasione unica per ridare alle cose un nuovo ordine e far riacquisire il primato alla verita' e alla concretezza che sono valori dell'agricoltura che ci siamo tenuti stretti negli anni, anche quando i soliti esperti consigliavano furbizia e spregiudicatezza.

(Domenico Bruno)



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