Sergei Komlev, capo della direzione prezzi e contratti di Gazprom Export

Sergei Komlev, capo della direzione prezzi e contratti di Gazprom Export

(di Giandomenico Serrao)

Quali sono i progetti di Gazprom in Italia?

I progetti sono legati prima di tutto alla vendita del gas. Abbiamo qua nostri principali clienti tra cui Eni. E abbiamo anche piccoli contratti per vendere gas all’utente finale.

Il mercato europeo e quello italiano sono strategici per Gazprom. Siete tentati dall’Asia?

Italia ed Europa sono mercati fondamentali e anche se cominceremo a vendere il gas in Cina dal 2015, l’Europa resterà nostro mercato principale. 

Quando crede che si raggiungeranno, globalmente, i livelli di domanda di gas che c’erano prima della crisi?

Abbiamo delle previsioni, anche se farle è sempre ‘pericoloso’. Ci sono tuttavia delle previsioni che provengono da autorevoli società di consulenza internazionali, secondo le quali torneremo alla domanda del 2008 intorno al 2012.

Che ruolo ha avuto lo ‘shale gas’ nel calo della domanda mondiale?

Certo il gas non convenzionale ha influito sulla domanda di gas, però non stiamo parlando di concorrenza diretta. Questo gas ha reso gli Stati Uniti un paese autosufficiente, quindi quei volumi di gas che venivano venduti verso gli Usa sono stati reindirizzati verso l’Europa tramite LGN. C’è stata quindi un’influenza indiretta. In realtà esistono tanti miti e leggende verso lo shale gas. Tra queste la principale è quella che dice che è a buon mercato. In realtà non è proprio così. Abbiamo svolto un’indagine che ha dimostrato che il prezzo che ora c’è in America è inferiore ai costi complessivi di produzione. Ora è così perché le società che operano in questo settore, possono restare sul mercato, grazie all’attività di  ‘hedging’. Ma ora la situazione sta cambiando e le compagnie non possono lavorare in perdita. Quindi crediamo che la situazione, caratterizzata da prezzi molto bassi, terminerà presto, non può continuare a lungo. I prezzi negli Stati Uniti cresceranno e di conseguenza ci sarà possibilità di vendere gas anche negli Usa e questo ovviamente allevierà la pressione verso il mercato europeo. Complessivamente lo shale gas è un grande regalo per tutto il settore del gas, in quanto stimola il gas come fonte di energia. Inoltre contribuisce alla creazione di nuovi posti di lavoro, visto che viene richiesta tanta forza lavoro non altamente qualificata, ad esempio, come i camionisti che trasportano l’acqua necessaria a spaccare le rocce da cui estrarre il gas.

Quindi vede nel medio periodo un aumento dei prezzi del gas sul mercato spot?

Si, certo. Il prezzo attuale non riesce ad assicurare un ciclo normale di investimento in questo settore.

La revisione dei contratti di lungo periodo – in questo scenario – è meno  giustificata?

Penso che ci siano due fattori che influiscono in questa situazione. Da una parte la situazione sul mercato  per quei clienti che comprano il gas legato al petrolio e ai derivati del petrolio. A fronte di tale situazione c’è il gas spot che crea concorrenza.  Ma se il prezzo del gas spot aumenterà e supererà quello del gas legato al petrolio, la pressione su di noi da parte dei nostri clienti diminuirà. Perché il prezzo del mercato spot in Europa e in Gran Bretagna, da novembre 2007 fino ad agosto 2008, è stato più alto, rispetto a quello dei nostri contratti, ad esempio anche in Italia. Il fatto che ora prezzo spot sia più basso non significa che questa situazione durerà in eterno. Il secondo fattore è che ora l’Europa sta effettuando il passaggio a un modello anglosassone di organizzazione del mercato del gas e quindi ci sono tanti fattori politici. In particolare poco tempo fa la Cancelliera Merkel ha detto che bisogna passare a una formazione del prezzo basata su domanda e offerta sul mercato dei prezzi spot. Forse in futuro ci sarà meno pressione da parte dei clienti e di più da parte dei politici.

Qualora andasse in porto l’integrazione tra Gazprom e Naftogaz quale sarebbe il ruolo di South Stream?

Per il momento non c’è nessun progresso rispetto a questa integrazione, se ne parla ma al momento non c’è nulla di più. Oggi l’Ucraina è entrata a far parte dello spazio energetico europeo e questo significa che l’Ucraina sarà costretta sul suo territorio ad applicare tutte le leggi europei che riguardano l’energia. Compresa la legislazione che riguarda l’unbundling e quindi in questo caso la Russia come fornitore di gas di fatto non potrà in nessun modo partecipare alla gestione di questo gasdotto che dovrà essere separato dai fornitori di gas che non hanno diritto a partecipare alla gestione. Per quanto riguarda South Stream, nel breve termine la Russia vorrebbe diminuire i propri rischi di transito. In questo senso il miglior partner di transito è il tubo che passa sul fondo marino e non sul territorio di qualcuno. Quindi per adesso ci sono ancora rischi e incertezze sul transito in territorio ucraino. Nel lungo termine South Stream è un grande progetto nonostante il pessimismo che oggi c’è sul gas naturale e anche considerando la bassa crescita dei consumi  di gas europei per il futuro. Dalle analisi emerge che non ci sarà una crescita notevole. Allo stesso tempo però calerà anche l’estrazione del gas in Europa che dovrà importarne di più dall’estero: nel 2020 importerà 380 miliardi di metri cubi, mentre nel 2030 l’import europeo arriverà a 440 mld mc. Di conseguenza ci sarà richiesta di gas e sarà necessario trasportarlo per portarlo all’utente e quindi riteniamo che sia South Stream che Nord Stream ma anche il Nabucco saranno infrastrutture necessarie all’Europa.

Non c’è quindi un conflitto tra Nabucco e South Stream.

Certo, il Nabucco è stato pensato come progetto ‘ideologico’ per limitare la parte di gas russa all’Europa. Ma nonostante questo noi non pensiamo che nel lungo termine saranno concorrenti

Con l’arrivo dell’inverno ci può essere qualche rischio per gli europei?

La crisi del 2009 è stata legata al fatto che il governo della ‘rivoluzione arancione’ ha cercato in tutti i modi di arrecare danno alla reputazione di Gazprom e della Russia. Ora c’è un altro governo e la nuova dirigenza porta avanti una politica più equilibrata. Siamo certi che anche l’Unione europea abbia imparato dal’esperienza del 2009 che un atteggiamento passivo esacerba i problemi  e non contribuisce alla loro soluzione.

Come giudica questo nuovo interesse per l’energia nucleare in Europa e negli Stati Uniti d’America?

Per noi è molto positivo. Senz’altro ci sono sfere in cui l’energia atomica può assicurare energia elettrica a basso costo. Questo però in nessun modo annulla il fabbisogno di gas naturale. Il nucleare si può aggiungere al gas perché questo, a differenza del nucleare, ha una grande flessibilità e perché normalmente l’energia nucleare riesce a coprire la domanda base mentre la domanda a carichi di picco e semi-picco viene coperta dal gas: quindi esiste una certa distribuzione di compiti tra nucleare e gas.

Gazprom è interessata al business dell’energia atomica?

Non partecipiamo a progetti particolari ma Gazprom Bank per esempio sta finanziando dei progetti in Russia che riguardano l’energia nucleare.

La flessibilità del gas può essere utilizzata per raggiungere i target di emissione di CO2 europei?

Certo. Alexender Medvedev ha incontrato il commissario Oettinger e gli ha proposto di abbassare le emissioni di CO2 perché possiamo raggiungere la metà degli obiettivi dell’Ue sostituendo la metà delle centrali a carbone con le centrali a ciclo combinato. Basterebbe investire circa 60 miliardi di dollari per avere questa sostituzione, mentre per la generazione eolica ci vorrebbe il triplo di investimenti . Oettinger non ha preso per adesso molto seriamente la nostra proposta. Speriamo però che l’UE abbia l’opportunità di ripensarci e rendersi conto che la Russia ha gas a sufficienza per coprire sia il fabbisogno interno che quello europeo.

Voi avete rapporti con tutte le grandi compagnie europee. Come sono in particolari quelli con Eni.

I nostri contratti a lungo termine prevedono dei meccanismi per adattare temporaneamente i prezzi nel caso in cui le condizioni di mercato cambino radicalmente. Abbiamo raggiunto un compromesso abbastanza difficile e complesso durante le trattative che ci sono state. Noi eravamo in una situazione difficile perché da una parte non volevamo violare le condizioni dei contratti già firmati. Ma allo stesso tempo volevamo venire incontro ai nostri partner perché il mercato del gas in Italia si trovava in una situazione straordinaria e quindi bisognava tenere in considerazione le esigenze di un partner tradizionale. Alla fine abbiamo trovato un compromesso un po’ complicato ma vantaggioso per tutti.



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