PELLEGRINO IN ITALIA, DOPO ANATEMA VISITA AI CARCERATI

(AGI) - CdV - Domenica 9 maggio 1993 nella Valle dei Templi adAgrigento, il Papa pronuncio' il suo anatema contro la mafia."Convertitevi" disse alludendo ai mafiosi, invocando ilgiudizio di Dio contro la "civilta' della morte". E nell'omeliavolle ricordare con particolare commozione coloro che, peraffermare gli ideali della giustizia e della legalita', hannopagato col sacrificio della vita il loro impegno di lottacontro le forze violente del male. La Chiesa, fedele agliinsegnamenti di Cristo, e' accanto - disse - a quanti siadoperano per costruire una convivenza sociale improntata aivalori della concordia e

(AGI) - CdV - Domenica 9 maggio 1993 nella Valle dei Templi adAgrigento, il Papa pronuncio' il suo anatema contro la mafia."Convertitevi" disse alludendo ai mafiosi, invocando ilgiudizio di Dio contro la "civilta' della morte". E nell'omeliavolle ricordare con particolare commozione coloro che, peraffermare gli ideali della giustizia e della legalita', hannopagato col sacrificio della vita il loro impegno di lottacontro le forze violente del male. La Chiesa, fedele agliinsegnamenti di Cristo, e' accanto - disse - a quanti siadoperano per costruire una convivenza sociale improntata aivalori della concordia e della pace. Ma il giorno dopo si reco'poi a trovare i carcerati del Malaspina di Caltanisetta. "Sonoqui - disse loro - per testimoniarvi affettuosa condivisione eprofonda solidarieta'. La vostra condizione non e' certofelice. Separati dalla societa', rischiate di sentirviabbandonati ed immersi in una solitudine piena di sofferenza ed'inquietudine. Vorrei allora dirvi innanzitutto: non cedetemai alla tentazione dello scoraggiamento, aggrappatevi allavita e alla speranza". "Si' - scandi' Karol Wojtyla con lastessa forza con la quale il giorno prima aveva condannato lamafia - dico speranza! E' questa la strada per aprirsi ad unfuturo di riscatto e di vera redenzione. La speranza e' come ungermoglio, un nuovo inizio di vita. E i germogli possonospuntare dappertutto, anche nei luoghi piu' aridi, tra lerovine piu' abbandonate". "Sperare - spiego' il Pontefice -significa fidarsi del futuro, preparandolo con pazienza, fedeliagli impegni di oggi ed animati da una fede incrollabile inDio, che sa trarre il bene pure dal male. Il carcere, visto intale prospettiva, non apparira' come un luogo di solo castigo,ma come occasione di riscatto. Un luogo ed un periodo nel qualela pena va orientata alla maturazione della persona, alrecupero dei valori fondamentali mediante un itinerario diapprofondimento della propria identita' e di autenticaliberazione". "Cio' richiede ovviamente - ricordo' Wojtyla aidetenuti del Malaspina - pazienza e buona volonta'; domando aciascuno di contribuire con ogni mezzo, secondo le propriepossibilita', a tale non facile opera di recupero umano espirituale. Carissimi fratelli e sorelle, la Chiesa e' accantoa voi". (AGI).