MARGHERA: BRUGNARO, CRISI SI SUPERA PARTENDO DA QUI

MARGHERA: BRUGNARO,  CRISI SI SUPERA PARTENDO DA QUI

“E’ praticamente impossibile pensare a una forte ripresa dell’economia delPaese senza Marghera: l’Italia deve decidere cosa vuole. L’India e il Brasile,per fare un paio di esempi, stanno puntando sulle loro aree forti perrisollevarsi dalla crisi. Marghera invece, che è una delle aree più fortid’Europa se non del mondo, viene penalizzata rispetto ad altre aree del Paese,per esempio nelle tariffe energetiche. Ma se si soffoca un’area così, mandandoall’aria decenni di esperienza dei nostri padri, ricchezza e capitale umano,sarà ben difficile ripartire”. Luigi Brugnaro, 48 anni, da tre mesi alla guidadi Confindustria Venezia, è il presidente del gruppo Umana, che prende il nome dallasocietà da lui fondata nel 1997 e poi trasformata in agenzia per il lavoro.

D. Il nordest non è in grado di offrirealtre opportunità di lavoro oltre la crisi della chimica?
R. Non più. Ora non possiamo permetterci di perdere nemmeno un posto di lavoroperché la piccola e media impresa non è più in grado di assorbire manodopera. Esono le stesse imprese sul territorio ad aver bisogno della chimica diMarghera, una chimica che dovrà ovviamente essere compatibile e non pericolosa per l’ambiente, ma pur sempre chimica.Per esempio molte industrie utilizzano polimero, che abbatte i costi dellematerie prime per chi lavora la plastica. Se non si produrrà più polimero aMarghera, bisognerà acquistarlo all’estero, ma i costi saliranno, coninevitabili ripercussioni su molte industrie del nordest. Questo metterebbe arischio settori importanti della nostra economia, dal design al mobile adalcuni settori del made in Italy. Perciò bisogna trovare il modo di salvare laVinyls e la produzione di polimero: serve un ‘condottiero’, l’obbiettivoprincipale è rimettere in moto gli impianti, e questo non è solo un problema diMarghera ma di tutto il nordest. E poi c’è la fibra acrilica che può esseresostituita gradualmente dalla fibra di carbonio con cui verranno costruiti gliaerei, le auto e le moto del futuro. Non è possibile immaginare dideindustrializzare questo territorio, l’innovazione scientifica spesso èpartita da qui.

D. Qual è la situazione dei mercatiall’inizio del 2010?
R. La crisi sta allentando lentamente la sua morsa e le aziende stannorecuperando competitività, pur con grandissimi sforzi e sacrifici. Si nota unmiglioramento della fiducia degli associati già a partire dal quarto trimestre2009, e le ultime indagini ci consegnano finalmente delle previsioni un po’ piùottimistiche: le nostre aziende vedono degli spiragli di luce e possonoprepararsi a riprendere fiato dopo una lunga apnea. Il nostro tessutoindustriale non è però uscito  indenne daquesta lunga crisi. Gli strascichi continueranno a farsi sentire anche nei mesia venire, e molte aziende non ce l’hanno fatta. Chi è rimasto rappresenta l’espressione più vigorosa dell’impresa veneziana. Gli imprenditoriche hanno saputo riprendersi da una situazione così dura hanno sfruttato almassimo le loro leve migliori: l’innovazione e il capitale umano. Così facendohanno colto l’occasione di ristrutturare le loro aziende e hanno gettato basisolide per una ripresa duratura.

D. Da dove partire?
R. Stiamo cercando il supporto di tutte le forze in campo, in primis leistituzioni e i politici. Le prime devono agevolare, e non complicare come spesso fanno, gli investimentisul territorio. Oggi chi vuole investire ha paura, ma se si dimostra che gliinvestimenti sono bene accolti è più facile attirarne altri. I politici, diqualunque colore, devono capire che rappresentare l’interesse dei cittadinisignifica anche rappresentare quello delle imprese che sono costituite anchedai lavoratori: questo territorio ha bisogno di una lobby forte, al di là deglischieramenti partitici, che gli faccia ottenere almeno altrettanto di quelloche ottengono altri. E’ indispensabile garantire a Marghera, per lo meno alleaziende energivore, tariffe uguali o similari a quelle garantite in Sicilia eSardegna. E’ questo il file rouge che tiene unita la produzione.

D. A breve ci saranno le elezionicomunali e regionali: che cosa chiederà l’industria ai nuovi amministratori?
R. Il nostro territorio ha bisogno di un quadro politico che favorisca ilrilancio e la ripresa dell’economia. Bisogna ricostruire le condizioni dicertezza nei costi e nei tempi per rimettere in moto gli investimenti e l’ammodernamento delle aziende. E’ urgente cambiare le norme che regolano le bonifiche per poter sbloccare i progetti cheruotano attorno alle aree industriali di Porto Marghera. Le istituzioni nonpossono evitare di prendere in considerazione le richieste delle imprese, checontinuano ad essere il vero motore della ricchezza e dello sviluppo del nostroterritorio. Confindustria c’è, e ovviamente non solo per parlare di chimica:abbiamo la cantieristica e l’industria nautica, ma anche i servizi, il turismo,il terziario, la ricerca e l’innovazione.

D. A quali obiettivi punta questoterritorio?
R. Da un certo punto di vista, la crisi è riuscita a irrobustire il nostrosistema associativo che ha ritrovato coscienza della propria missione nelterritorio. La stagione di rinnovamento che stiamo vivendo ci porta a guardareal futuro di Venezia con passione edeterminazione. Confindustria vuole che Venezia e la nostra area metropolitanaritornino al centro degli scambi mondiali. In questo scenario il mare Adriaticoricoprirà un ruolo centrale di coesione tra nuova e vecchia Europa, con unaVenezia Porta d’Oriente, teatro di una nuova importante rinascita, capitale economicapolitica e culturale del Nordest e del Paese. La nostra Unione possiede oggi lacompattezza e l’unità d’intenti necessarie per accompagnare attivamentequest’evoluzione storica.

D. Quali sono gli ostacoli sul pianointernazionale?
R. Quando guardo all’evoluzione dei mercati degli ultimi anni, vedo moltepossibili minacce per la nostra industria ma credo che il rischio maggiore pernoi sia quello di divenire ‘periferia’ nel mondo economico di domani, battutida una concorrenza che fa leva su unamanodopera a basso costo e priva di tutele. Sono sicuro, però, che non sitratti di un processo irreversibile e che la chiave per l’inversione ditendenza si trovi lungo la via dell’eccellenza. Dobbiamo tenere alte la guardiae l’attenzione in modo da rimanere sempre padroni del cambiamento. (Maristella Tagliaferro)



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