L'AMBASCIATORE ALLA FAO, IN IRAQ LA MANCANZA D'ACQUA E' COME IL TERRORISMO

L'AMBASCIATORE ALLA FAO, IN IRAQ LA MANCANZA D'ACQUA E' COME IL TERRORISMO

Per l'Iraq la mancanza di acqua sta diventando una minaccia equiparabile a quella del terrorismo: a lanciare l'allarme e' il rappresentante iracheno alla Fao, Hassan al Janabi, che ha sottolineato come per la prima volta il Paese stia affrontando il pericolo di una grande siccita' "a causa degli interventi di Turchia e Iran sui suoi due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate". E intanto Baghdad ha affidato all'Italia per un Master Plan per le sue risorse idriche.
"La sicurezza irachena non e' minata solo dal terrorismo fondamentalista, ma anche dalla grande sete verso cui i nostri vicini ci stanno spingendo", ha denunciato Janabi in un'intervista esclusiva all'Agi. Esperto nella storia delle Marshlands, le antiche palude del sud dell'Iraq prosciugate da Saddam Hussein negli anni '80, Hassan al Janabi non e' un diplomatico di carriera e non usa mezzi termini per avvertire i due Paesi vicini che "se vogliono mantenere i loro grandi interessi in Iraq, devono aiutare il Paese a stare in piede e camminare con le sue gambe". Cosi' finora non e' stato per quanto attiene alle risorse idriche: "Mentre Saddam Hussein era impegnato a spingere l'Iraq verso il baratro", ha osservato, "i nostri vicini completavano i loro progetti di rigido controllo dei grandi fiumi che arrivano in Iraq e che dall'alba dell'umanita' alimentano la vita della sua gente".

La Turchia, in particolare, ha costruito cinque grandi dighe a numerosi bacini di cattura dell'acqua che hanno depotenziato il Tigri e l'Eufrate, fiumi che nascono sulle montagne orientali turche. "Basti pensare che la grande diga Ataturk da sola potra' contenere 50 miliardi di metri cubi di acqua, mentre la capacita' annuale dell'Eufrate arriva alla media di 28 miliardi di metri cubi", ha sottolineato il rappresentante iracheno alla Fao. Questo ha causato grandi danni all'agricoltura irachena, perche' il flusso dei fiumi e' ora regolato in base alle necessita' di Ankara di produrre elettricita' o di irrigare zone mai coltivate prima e "molti raccolti, specialmente il riso nel sud dell'Iraq, vengono definitivamente compromessi". Stesso discorso per Siria e Iran: la prima con le sue dighe e la seconda "con la deviazione del corso di antichi fiumi che alimentavano il sud e il nord dell'Iraq, come il Kharoon sotto Bassora e il Diyala che affluisce nel Tigri subito a sud di Baghdad". In particolare Janabi denuncia la situazione di Bassora, dove il prosciugamento del Kharoon sta compromettendo l'ecosistema perche' si e' perso il reflusso di acqua dolce che con l'alta e bassa marea del Golfo Persico bagnava tutta la zona sud e delle Marshlands mentre "ora e' solo l'acqua salata a farla da padrona".

Il rappresentante iracheno stima che il suo Paese, negli ultimi anni, abbia perso piu' di due terzi delle risorse idriche che gli spettavano con pregiudizio per l'economia e per la stessa sicurezza. Le masse che dalle campagne vengono spinte verso le periferie delle citta', infatti, rischiano di diventare manovalanza per il terrorismo. Per Janabi mancano accordo bilaterarali o trilaterali in grado di far rispettare i diritti dell'Iraq su questi fiumi.
Nel 1997 l'Assemblea generale del'Onu approvo' una convenzione sui corsi d'acqua che pero' non e' ancora entrata in vigore perche' l'hanno ratificata solo 18 dei 35 Paesi che sarebbero necessari. "L"Iraq e la Siria l'hanno ratificato", ha oservato il rappresentante iracheno, "ma la Turchia oppone forti resistenze".

La risposta di Baghdad si muove in due direzioni.
Da una parte "pressioni e trattative diplomatiche" per affermare i diritti dell'Iraq. Dall'altra e' stato commissionato all'Italia un Master Plan sulle risorse idriche del Paese per avere, ha spiegato Janabi, "l'esatta fotografia e mappature di cio' di cui disponiamo e di cio' che ci spetta". Il progetto sara' condotto dal ministero dell'Ambiente. "L'Italia e' un Paese amico e ha lavorato bene in Iraq dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, mettendo in campo tutto il suo know how", ha osservato Janabi.
Dall'Italia l'Iraq si aspetta un aiuto anche in occasione dell'elezione del nuovo direttore generale della Fao, nel giugno 2011, poltrona a cui e' candidato il ministro delle risorse idriche iracheno, dottor Latif Rashid. "Confidiamo del sostegno dell'Italia ", ha affermato Janabi, "e' una posizione prestigiosa e per noi segnerebbe un rilancio molto importante".

Luglio 2010



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