IRAQ: ITALIA NOSTRO PRIMO PARTNER CULTURALE

IRAQ: ITALIA NOSTRO PRIMO PARTNER CULTURALE

(di Maria Teresa Giammetta)

Il 'nuovo volto' dell'Iraq passera' per una rivoluzione culturale che avra' l'Italia come primo partner in Europa e nel mondo. L'ambasciatore a Roma di Baghdad, Saywan Barzani, in un'intervista all'AGI, ha illustrato i passi che il Paese intende fare "per uscire da decenni di buio" e per riaprire gli occhi verso l'esterno.

Come pensa di avviare questa partnership culturale con l'Italia?
 
"Abbiamo preparato con il governo italiano un programma di cooperazione e collaborazione molto fitto: dalla riabilitazione del nostro personale pubblico, alla formazione dei giovani" ha detto Barzani che ha iniziato la sua 'rivoluzione' dalla ristrutturazione proprio dell'ambasciata di Via della Camilluccia. In una cerimonia nella sede diplomatica l'ambasciatore ha inaugurato l'arrivo a Roma di quattro reperti archeologici, alcuni copie originali di antichi codici babilonesi, regalati all'ambasciata dalla presidente dell'associazione Futurum di Montecarlo, la signora Kawther Al-Aboud, figlia dell'ex ambasciatore iracheno a Roma, Baha Awni. "Il loro posto e' qui" ha affermato la signora Al-Aboud illustrando agli ospiti i reperti: una statua del Principe di Lagash dedicata al Dio Ningishzida, una stele e una scultura con le iscrizioni dell'antico Codice di Hammurabi, la cui copia originale e' conservata nel museo del Louvre, un murales rappresentante una battaglia, anch'esso assiro-babilonese. "Vogliamo ricreare un immagine del Paese che sia il nostro specchio all'estero" ha detto Barzani. Presenti alla cerimonia anche l'ambasciatore del Kuwait a Roma, Sheikh Jaber Al-Duaij Al-Ibrahim Al-Sabah, e l'ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Habbeb Mohammed Hadi Ali Al-Sadr che, intervenendo all'evento, ha anch'esso sottolineato l'importanza di "riproporre il volto nobile e luminoso dell'Iraq dopo anni di buio e di politiche folli".

Quali sono i 'passi' e le iniziative che il vostro governo ha intenzione si portare avanti con l'Italia?

La rivoluzione culturale irachena, ha spiegato l'ambasciatore Barzani, passera' soprattutto per la formazione: "E' importante - ha detto - che i nostri giovani apprendano bene la cultura e la lingua italiana e che riescano a prendere dei diplomi superiori come master e dottorati nelle Universita' italiane come, gia' succede in Francia, nei paesi anglosassoni e negli Usa" . "L'Iraq - ha spiegato l'ambasciatore - ha bisogno ora, dopo anni di regime totalitario che ci ha tagliato fuori economicamente e culturalmente, di apertura al mondo esterno. Un sentiero che vorra' dire avviare nel medio termine un vero avvicinamento tra i nostri due Paesi". Un programma che include anche il campo militare con la riabilitazione di carabinieri, della polizia, dell'esercito e di coloro che hanno lavorato nel settore degli armamenti, oltre a quella del personale diplomatico. "L'obiettivo ora - ha spiegato l'ambasciatore - e' di intensificare il programma. Al momento gli studenti vengono per dei periodi brevi, stage di tre-sei mesi. Una collaborazione tra il ministero iracheno e il governo italiano sta lavorando per delle borse di studio di lunga durata". I contatti con la Farnesina sono gia' iniziati: "Sono andato sul Lago di Como per assistere al diploma di 24 iracheni adulti - ha spiegato Barzani - e ho gia' preso contatti con gli istituti superiori di Torino e Genova il mese scorso. L'idea e' quella di creare delle borse di studio condivise tra Italia e Iraq".

Formazione, istruzione, e quali altri settori tocchera' la collaborazione con il nostro Paese?

Tra i settori oggetto di intensi scambi culturali tra i due Paesi anche quello dell'archeologia, con collaborazioni tra musei italiani e iracheni. "L'Iraq possiede 36mila siti archeologici e con l'Italia abbiamo una storia in comune molto antica dal momento che facevamo parte dello stesso impero". "Vogliamo creare con l'Italia una relazione privilegiata. Dal punto di vista economico l'Italia e' il nostro primo partner. Mi piacerebbe che lo diventasse anche nella cultura, in Europa ma anche nel mondo". Una collaborazione che potrebbe essere estesa a molti altri campi, come l'architettura, l'industria, ma anche l'agricoltura dal momento che "il nostro clima e' molto simile all'Italia che, come noi inoltre, e' composta da differenti regioni ognuna con le sue specificita': l'idea e' quella anche di gemellaggi tra regioni e citta', con progetti a medio e breve termine".

La 'rivoluzione dell'Iraq dovra' passare anche per una riorganizzazione della Difesa. Il presidente Usa Barack Obama ha ricordato di recente gli accordi di smobilitazione delle truppe a partire dalla fine di agosto. Lei cosa ne pensa?

 "L'Iraq ha ancora bisogno di un po' di tempo per ristrutturare le sue forze armate" ha detto Barzani. "Si tratta di un impegno scritto tra Iraq e Usa" ha ricordato l'ambasciatore spiegando comunque che, secondo gli esperti militari, il Paese "ha bisogno di almeno 10 anni per avere delle forze armate capaci di difendere la nazione". "Non abbiamo intenzione - ha detto - di diventare una potenza militare. Ora l'Iraq cerca di avere del relazioni pacifiche con tutto il mondo, soprattutto con i nostri vicini, e la collaborazione a lungo termine con i paesi democratici diventa quindi molto importante, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia e gli altri paesi europei. Ma anche con Paesi come la Corea del Sud e il Giappone". L'Iraq ha soprattutto bisogno di 'consolidare' le proprie forze armate: "C'e' da mettere in piedi - ha spiegato Barzani - la Marina irachena, ed e' quello che stiamo facendo in collaborazione con l'industria e il ministero della Difesa italiano. Stessa cosa per le forze armate aeree, e lo stiamo facendo con gli italiani, con i francesi e soprattutto gli americani e poi anche l'artiglieria". "Ma quello che faremo - ha ribadito - e' ricreare delle forze armate 'neutre', che non intervengano nella politica e che quindi non minaccino colpi di stato". "Restano comunque ancora - ha ricordato l'ambasciatore - 50mila soldati sul territorio, a fianco dell'esercito iracheno per tutto quello che riguarda la formazione" . Il problema resta quello della 'difesa esterna' del Paese: "Per questo - ha spiegato il diplomatico - avremo ancora molto bisogno dell'aiuto dei paesi amici, almeno fino a quando le nostre forze armate non saranno completamente ristrutturate e capaci di difendersi al 100 per cento".

Agosto 2010



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