INTERNET: STUDIO NORTON, 6 RAGAZZI SU 10 VITTIME DI CYBER CRIME

INTERNET: STUDIO NORTON, 6 RAGAZZI SU 10 VITTIME DI CYBER CRIME

Insensibili, irresponsabili, privi di freni inibitori. I ritratti che le cronache fanno dei piu' giovani sono spesso spietati, ma non sempre corrispondono alla realta', specie a quella virtuale. Da uno studio di Norton Online Family Report condotto su un totale di 7.066 adulti (di cui 1.669 genitori di bambini dagli 8 ai 17 anni) e 2.805 ragazzi emerge come responsabilita' e sensibilita' siano ormai prerogativa dei ragazzi alle prese con internet, social network e chat: per loro e' importante non danneggiare virtualmente i coetanei, astenendosi dal maltrattarli o molestarli, dal diffondere foto o messaggi imbarazzanti e dal dire o fare cose che non replicherebbero nel mondo reale. Purtroppo questo non mette i piu' giovani al riparo da cattivi incontri in rete: in Italia, il 58% dei giovani intervistati, quasi sei ragazzi su dieci, ha avuto un'esperienza negativa in rete, il 41% ha ricevuto una richiesta di amicizia da parte di sconosciuti sui siti di social network, il 33% ha scaricato un virus, il 25% ha visto immagini di nudo o violenza online. I giovani si sentono responsabili in prima persona delle azioni di cyber crime di cui sono vittima: e' indicativo che ben il 77% si sente colpevole per aver scaricato un virus sul PC, e il 63% di aver risposto ad un tentativo di truffa online. Oltre a un forte senso di responsabilita', i ragazzi possiedono anche una spiccata sensibilita': per loro e' importante non danneggiare i coetanei online, astenendosi dal maltrattarli o molestarli, dal diffondere foto o messaggi imbarazzanti e dal dire o fare cose che non farebbero nel mondo reale. Il problema e' che troppo spesso bambini e ragazzi si ritrovano da soli davanti allo schermo del computer, in navigazione solitaria tra i flutti della rete: solo il 40% degli adulti, infatti, e' informato delle esperienze negative, dagli incontri indesiderati ai virus contratti con i download, cui vanni incontro i figli. E loro, i ragazzi, hanno contezza della superficialita' dei genitori, visto che il 53% ritiene di essere piu' attento online di quanto non lo siano mamma e papa'. I genitori italiani si preoccupano che i figli possano avere accesso a contenuti inappropriati e che rivelino troppe informazioni personali, trascurando invece i rischi legati al download online: il 44% dei ragazzi dichiara infatti di scaricare musica e film senza alcuna supervisione da parte degli adulti. Eppure sono proprio le attivita' connesse ai download le principali fonti di 'incidenti' in rete dei nostri ragazzi che si lasciano ingannare piu' facilmente dal download dei virus (36%), e meno dalle richieste di amicizia di sconosciuti sui social network (26%), principale rischio che corrono invece i loro coetanei nel mondo. Nell'era dei social network, stupisce come i ragazzi italiani utilizzino Internet principalmente per navigare (80%) e giocare (73%). Le relazioni che i ragazzi instaurano online sono generalmente con persone che conoscono gia' e, in media, hanno 56 amici virtuali. L'Italia si colloca al terzo posto nella classifica dei Paesi esaminati, con 66 contatti, dopo il Regno Unito e il Brasile, che si colloca al primo posto con una media di ben 117 amici. Mentre i genitori fissano regole che si traducono soprattutto nel limitare le ore di accesso a Internet, e trascurano le regole di comportamento, i ragazzi italiani dimostrano una spiccata sensibilita' e si auto impongono regole di buona condotta che riguardano principalmente l'astenersi dal commettere atti di cyber bullismo, come maltrattare o molestare gli altri utenti, diffondere foto o messaggi imbarazzanti su altre persone e dire o fare cose che non replicherebbero nel mondo reale. Il bisogno dei genitori di controllare le attivita' online dei figli varia molto di Paese in Paese. Mentre in Canada e negli Stati Uniti, 6 adulti su 10 pensano che i genitori debbano avere pieno controllo su tutte le attivita' che i ragazzi svolgono online, in Italia ben il 65% dei genitori (piu' di qualsiasi altro paese europeo) preferisce lasciarli liberi di esplorare il web, perche' diventino autonomi nel decidere quale sia il comportamento piu' adeguato da adottare online. Molto si puo' fare per migliorare la sicurezza dei ragazzi davanti al computer, senza danneggiare la loro liberta'. Un programma di internet - advisor che impedisca l'accesso a quei siti ritenuti pericolosi puo' essere la soluzione fornita dalla tecnologia. Questo pero' non basta: i pericoli che si annidano nel mare magnum della rete sono potenzialmente infiniti. Occorre quindi preparare i ragazzi ad affrontarli facendo loro apprendere un concetto fondamentale: tutto quel che di negativo avviene in rete e' frutto di una responsabilita' condivisa e non di un singolo. Ai genitori spetta un compito importante in termini di approfondimento della propria conoscenza di Internet, del ruolo che svolge nella vita dei figli e delle esperienze online di questi ultimi. I genitori devono coinvolgere i figli nell'impostazione delle regole familiari. Spiegare perche' si vieta ai ragazzi di accedere a determinati materiali e' piu' efficace che limitarsi a bloccare i siti. Analogamente, dovrebbero illustrare ai figli i motivi per i quali preferiscono controllare la loro attivita', anziche' indagare senza discutere. I ragazzi hanno bisogno dei genitori online tanto quanto offline, e sarebbero contenti di vederli piu' coinvolti.

Giugno 2010



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