IL MIRACOLO HASCEMITA, LA GIORDANIA VERSO LE ELEZIONI

IL MIRACOLO HASCEMITA, LA GIORDANIA VERSO LE ELEZIONI

di Daniele Atzori

Le strade di Amman, la capitale della Giordania, sono tappezzate di colorati manifesti elettorali. Il 9 novembre, 853 candidati concorreranno per i 120 seggi del sedicesimo Parlamento giordano che prevede delle quote sia per le donne sia per la minoranza cristiana. Nella travagliata regione mediorientale, il Regno Hashemita di Giordania rappresenta un prezioso modello di stabilita' e di equilibrio. In Giordania, si tengono elezioni fin dal 1989, quando Re Hussein, il padre dell'attuale re Abdullah II, inizio' un coraggioso processo di liberalizzazioni politiche ed economiche. Nonostante le drammatiche tempeste che, da allora, hanno sconvolto il Medio Oriente, la Giordania e' riuscita a mantenere la rotta, riuscendo sia a cogliere le opportunita' offerte dalla globalizzazione sia a neutralizzare le minacce poste dall'islamismo radicale. Il Paese, situato geograficamente tra i territori palestinesi e l'Iraq, e' rimasto saldamente in piedi, nonostante i conflitti che hanno scosso i paesi vicini: le due guerre del Golfo (1990-1991 e 2003), le violenze che hanno insanguinato l'Iraq dopo la caduta di Saddam e le due intifada palestinesi (1987-1993 e 2000-2005). Una parte consistente della popolazione giordana e' costituita da cittadini di origine palestinese, ma la Giordania e' in pace con Israele fin dagli accordi di Wadi Araba del 1994. L'ascesa del jihadismo di matrice islamista, che ha dilaniato il mondo arabo negli ultimi venti anni, ha colpito la Giordania solo una volta, nel 2005. Il Regno Hashemita ha pero' saputo reagire e ha arginato la minaccia, eliminando le sacche di estremismo, ma permettendo al tempo stesso agli islamisti moderati di partecipare alla vita politica. In politica estera, la Giordania, insieme all'Egitto e all'Arabia Saudita, ha svolto il ruolo di architrave della stabilita' del Medio Oriente. Re Abdallah II, insieme al sovrano saudita e al presidente egiziano, gioca un ruolo decisivo nel processo di pace israeliano-palestinese e ha partecipato di persona, il mese scorso, alla ripresa dei negoziati a Washington, al fianco di Obama, Netanyahu e Abu Mazen. La stabilita' politica ha contribuito a creare un ambiente propenso allo sviluppo economico, attirando notevoli investimenti stranieri, dall'America, dal Medio Oriente e dall'Europa (l'Italia e' il secondo partner commerciale europeo della Giordania). Fin dal 2000, Stati Uniti e Giordania hanno firmato accordi di libero scambio che hanno positivamente contribuito allo sviluppo dell'economia. Nel 2007, la crescita del Pil era del 6,9%. Nel 2009, a causa della crisi, si e' fermata al 2,9%. Il sistema bancario giordano e' invece uscito quasi indenne dalla recessione, continuando a costituire uno dei pilastri del successo economico del paese. Date le difficolta' attraversate dalle nazioni vicine (Libano, Siria, Iraq e territori palestinesi), la Giordania, e in particolare la sua capitale Amman, si e' trasformata in un crocevia di attivita' finanziarie e commerciali. La piu' grande risorsa del Paese e' pero' costituita dalla sua popolazione, in maggioranza giovane e con tassi di istruzione (maschile e femminile) molto elevati.  Niente piu' di una passeggiata lungo le strade di Amman da' l'idea di cio' che sta avvenendo. Da un giorno all'altro, sorgono case lussuose, grattacieli, centri commerciali ultramoderni e nuove universita'.  Si progettano metropolitane, nuove ferrovie e autostrade. Gli ospedali giordani sono una vetrina del successo dell'economia e dell'istruzione giordana, attirando "turismo sanitario" da tutto il Medio Oriente. Nasce una nuova borghesia, che ama l'occidente (dove spesso ha studiato), ma e' orgogliosa di essere araba e musulmana.
Qual e' il segreto del miracolo giordano? Le cause sono molteplici. Innanzitutto, Sua Maesta' Re Abdallah II gode, nel mondo arabo e islamico, di una legittimita' indiscussa. Il Re e', infatti, il 43° discendente in linea diretta del Profeta Muhammad. Inoltre, dal X fino al XX secolo, gli hashemiti sono stati gli emiri della Mecca e godono quindi di un indiscutibile prestigio politico e spirituale. Se, in altri paesi musulmani, i governi sono continuamente attaccati dai movimenti islamisti radicali, la legittimita' della famiglia regnante giordana e' solidissima. Legittimita' che si nutre anche del ruolo chiave che gli Hashemiti ebbero, durante la grande rivolta araba del 1916, nel liberare le terre arabe dall'occupazione turca. Ad allora risalgono i saldi rapporti degli hashemiti con l'occidente. Gli hashemiti si allearono, infatti, con l'Inghilterra, animati dal desiderio di liberare i popoli arabi dall'occupazione straniera e di ridare alla nazione araba un ruolo adeguato nella comunita' internazionale. Da allora, la Giordania ha proposto un originale esempio di dialogo tra cultura araba, valori islamici e valori occidentali. L'importanza di questo patrimonio valoriale nella Giordania di oggi e' dimostrata dalla forza con cui la monarchia ha contrastato l'islamismo radicale e ha contribuito alla costruzione di una via islamica alla modernita'. Il "Messaggio di Amman" e', in questo senso, esemplare: nel 2004, Re Abdallah II rilascio' una dettagliata dichiarazione in cui si riaffermava la vera natura dell'Islam e si  condannava la violenza nel nome della religione. L'iniziativa del re culmino', l'anno seguente, in una conferenza alla quale parteciparono centinaia di autorevoli studiosi islamici, provenienti da piu' di 50 paesi, uniti per deplorare l'estremismo islamico e ribadire il valore della pace e del rispetto per le altre fedi. Questa iniziativa ha avuto una portata storica. Il consenso degli 'ulama (esperti religiosi) e', infatti, una delle principali fonti giuridiche nell'Islam: cio' significa che le conclusioni del "messaggio di Amman" sono legalmente vincolanti per tutti i musulmani. Il Profeta Muhammad affermo', infatti, che la comunita' dei credenti non sarebbe mai stata concorde su un errore.
Il Regno Hashemita, oltre a riaffermare il vero Islam e contrastare il radicalismo islamico, ha anche promosso il dialogo interreligioso, culminato l'anno scorso nella visita in Giordania di Sua Santita' Papa Benedetto XVI. Hasan bin Talal, fratello di Re Hussein e zio di Re Abdallah, ha pubblicato con Alain Elkann l'importante libro "Essere musulmano", in cui si ribadisce una concezione della religione musulmana basata sul dialogo e il rispetto dell'altro. Il Principe Ghazi, laureato a Princeton e dottorato a Cambridge, e' un altro grande protagonista del dialogo interreligioso. La Regina Rania, moglie di Abdullah II, e' un volto noto in tutto il mondo per le sue battaglie in favore dei diritti delle donne e per la lotta alla poverta'.
Certo, le sfide sono ancora enormi. Dal punto di vista economico, il Paese soffre di carenza di materie prime energetiche. I rifornimenti di gas egiziano non sono ritenuti sufficienti, e la Giordania e' in trattative con la compagnia francese GDF Suez e con quella giapponese Kansai per realizzare impianti per la produzione di energia nucleare. L'indipendenza energetica consentirebbe alla Giordania di svolgere un ruolo ancora piu' importante nella regione mediorientale.
Sul fronte interno, l'Islamic Action Front Party, espressione politica del movimento dei Fratelli Musulmani, ha deciso di boicottare le elezioni del 9 novembre. Il movimento islamista, che rappresenta il principale gruppo di opposizione nel paese, e' infatti fortemente critico nei confronti dell'attuale legge elettorale. L'Islamic Action Front Party afferma che questa legge favorirebbe le appartenenze tribali a scapito del voto d'opinione. Ad essere penalizzati sarebbero quindi i partiti piu' ideologici, come per l'appunto quello islamista. L'assetto tribale costituisce pero', nel contesto giordano, un importante fattore nel garantire la coesione sociale. Le tribu' svolgono, infatti, un ruolo di mediazione tra gli interessi individuali e quelli collettivi, rappresentando uno dei fondamenti della stabilita' sociale, economica e politica. La tribu', in sostanza, smorza le tensioni, e costituisce un importante sorgente di identita' e di valori per l'individuo. In altre parole, se la globalizzazione provoca fenomeni di incertezza e spaesamento, l'assetto tribale contribuisce ad arginarne le potenzialita' centrifughe. Il radicalismo islamico prospera soprattutto nei contesti in cui i valori tradizionali vengono meno, e la confusione e lo sradicamento innescano fenomeni di spasmodica ricerca (e di reinvenzione) della propria identita'. Non e' un caso che l'estremismo islamico dilaghi nelle grandi periferie urbane dei paesi islamici, in seguito ai tumultuosi fenomeni di urbanizzazione e modernizzazione. L'avanzata del radicalismo islamico tra i musulmani europei ha cause non dissimili, legate all'intensita' dei fenomeni migratori. In questo senso, l'assetto tribale ha una funzione cruciale nel convogliare gli individui all'interno della modernita' del capitalismo globale, mantenendo (e talvolta riformulando) il loro senso di identita' e di appartenenza. La tribu', insomma, attutisce lo shock causato da processi di impetuosa e rapidissima modernizzazione, salvaguardando la coesione del corpo sociale ed impedendo derive dagli esiti potenzialmente distruttivi. Tutto cio' contribuisce all'elaborazione di una via arabo-islamica alla modernita'; un modello giordano che e' riuscito a combinare un'alta crescita economica con un bassissimo livello di conflittualita' sociale, salvaguardando allo stesso tempo i diritti politici e civili fondamentali. Forte di queste credenziali, la Giordania si prepara ad affrontare le elezioni del suo sedicesimo parlamento. Certo, le sfide sono ancora enormi. Eppure, se in Europa si respira un'aria di stagnazione, o addirittura di declino, in Giordania il futuro sembra carico di opportunita' e di premesse. Era comune, in passato, contrapporre l'attivismo e l'operosita' dell'Europa al fatalismo e all'indolenza delle societa' arabe. Si trattava, allora, di un falso mito imposto dal colonialismo ai popoli colonizzati. Oggi, la Giordania sembra un grandissimo cantiere. In confronto, e' piuttosto l'Europa a sembrare sempre piu' immobile.  Il modello giordano rappresenta oggi, nel grande Medio Oriente, la possibilita' di una dinamica e armonica via islamica allo sviluppo.

27 Ottobre 2010



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it