GIULIANO CAZZOLA VICE PRESIDENTE PDL COMMISSIONE LAVORO

GIULIANO CAZZOLA  VICE PRESIDENTE PDL  COMMISSIONE LAVORO

(di Ilaria Conti)

Il problema delle pensioni deve essere affrontato “se non nell’immediato quanto meno nell’ambito della legislatura”. Ne e’ convinto il vice presidente Pdl della Commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola per almeno tre ordini di motivi: nei prossimi anni la spesa pensionistica in rapporto al Pil nel nostro Paese aumentera’  dell’1%,  e’ arrivato il monito dall’Ue per l’eta’ delle donne nel pubblico impiego e gli effetti della riforma del 2007 “sono negativi, ne’ si vedono gli interventi compensativi”. Insomma senza urgenza ma la riforma va fatta. Riguardo alla crisi per Cazzola il governo ha fatto tutto quello che si doveva fare a partire dagli ammortizzatori sociali con un occhio anche ai precari attraverso l’indennita’ di retribuzione, “e’ poco ma e’ piu’ di quanto si sia mai fatto in passato”. 

Il ministro Sacconi continua a dire che non e’ tempo per una riforma delle pensioni, lei che ne pensa?

Non ci sono delle urgenze particolari. In questo momento e’ un ragionamento di buon senso e assolutamente condivisibile perche’ oggi il sistema pensionistico e’ anche un ammortizzatore sociale soprattutto per i lavoratori piu’ anziani che possono perdere il lavoro con piu’ facilita’. Ma la legislatura e’ lunga e non credo che possa passare senza una riconsiderazione della questione anche perche’ da un monitoraggio della spesa pensionistica in Italia risulta che nei prossimi anni e’ destinata ad avere una crescita superiore rispetto a quella prevista, si parla del 15% rispetto a previsioni che erano del 3,8-3,9.  Siamo a un punto percentuale di scostamento. 

C’e’ stato anche un richiamo da parte dell’Ue sull’eta’ pensionabile delle donne nel pubblico impiego.

E’ una cosa che va fatta entro l’anno. C’e’ un problema dell’eta’ pensionabile che riguarda anche le donne del mondo del lavoro privato. Ma soprattutto c’e’ questa evoluzione della spesa  pensionistica per effetto dell’andamento dell’economia. Certe previsioni si sono fatte sulla base di una crescita economica di un certo tipo che non si e’ realizzata e questo e’ un problema perche’ ripeto siamo a uno scostamento che e’ superiore a un punto di Pil rispetto alle previsioni.

Quali sono stati fino ad ora gli effetti della riforma pensionistica del 2007?

Sono negativi e gli interventi compensativi di quella riforma non si vedono. Inoltre alla razionalizzazione degli enti previdenziali e’ affidato un risparmio di 3,5 miliardi ma io non vedo interventi di questo tipo. C’era un’altra entrata che derivava da alcuni interventi di armonizzazione delle pensioni che non sono stati adottati. Per “fortuna” la normativa sui lavoratori usuranti e’ congelata. Insomma quella riforma per ora ha messo in luce solo le spese, un argomento in piu’ perche’ il problema sia affrontato.

Bersani ha proposto di agire prima sull’evasione fiscale che sulle pensioni, e’ d’accordo?

La lotta all’evasione fiscale e’ un ragionamento giusto ma risolvere tutti i problemi attaccandosi all’attacca panni dell’evasione e’ un parlare d’altro. La battaglia va sempre fatta, il governo la sta facendo se pure in una condizione difficile, il fatto che le entrate tengano nonostante la crisi e’ proprio perche’ la battaglia contro l’evasione si sta facendo ma e’ come fare la danza della pioggia. Nessuna autorita’ dalla commissione Ue, alla Ragioneria dello Stato ti riconoscerebbe mai una copertura di una maggiore spesa attraverso un recupero di evasione perche’ e’ un dato assolutamente aleatorio.

Passando alla crisi, quali sono misure indispensabili che non sono ancora state fatte per favorire la ripresa?

Credo che il governo abbia attivato le misure necessarie. L’unico rilievo e’ quello di accompagnare passo per passo la crisi, magari riservandosi di monitorarne gli effetti. Il governo si e’ sforzato di stare molto sul contingente potenziando moltissimo la cassa integrazione perche’ indubbiamente e’ il primo intervento che si affronta nella prima fase della crisi. Se poi si dovesse passare a una cosa che non mi auguro e non prevedo cioe’ a una campagna massiccia di licenziamenti si dovrebbero fare ragionamenti di carattere piu’ strutturale.

E’ preoccupante il continuo aumento della Cig?

I dati in percentuale sono dati importanti ma bisogna vedere anche il valore assoluto. Fino a quando si tratta di Cigo non dobbiamo fasciarci la testa perche’ e’ quella che interviene quando la situazione e’ rimediabile. Diventera’ molto piu’ problematico, e mi auguro che non avvenga, quando si passera’ alla Cigs che e’ l’anticamera della ristrutturazione e quindi degli esuberi. Comunque la cassa integrazione opera in costanza di rapporto di lavoro. Dare alle imprese sicurezza sul fatto che possono usarla e’ indubbiamente dargli sicurezza a non procedere ai licenziamenti.
C’e’ un settore scoperto che e’ quello dei lavoratori precari. E’ un segmento che il governo ha cercato di affrontare con l’indennita’ del 20%. E’ poco ma e’ piu’ di quanto si sia mai fatto in passato.

Si possono fare previsioni sulla fine della crisi?

Faccio fatica a fare delle previsioni, la caratteristica di questa crisi e’ di aprire delle sorprese, non reagire alle terapie tradizionali, ma credo che finira’ prima di quanto si dica. Gia’ nel secondo semestre avremo un’inversione di tendenza che gia’ in certi casi si annuncia. 

L’Italia rispetto ad altri e’ stata colpita meno o sta reagendo meglio?

La spiegazione di questa crisi viene dai mercati finanziari perche’sono il combustibile di un’economia di mercato. Questa paralisi e’ diventata una paralisi del sistema produttivo ma questo e’ piu’ un effetto indotto di preoccupazione diffusa nella gente. Credo che l’aver messo in sicurezza le banche  e’ stata una scelta opportuna e puntuale se non si fosse fatta e ci fossimo trovati con le banche fallite sarebbe stato un disastro. Il problema da affrontare oggi e’ capire fino a che punto il sistema del credito e’ malato ed e riuscito a liberarsi dai titoli tossici. 

I sindacati hanno chiesto al governo interventi urgenti per i lavoratori delle zone colpite dal terremoto, cosa deve fare il governo?

E’ una richiesta giusta. Il governo deve provvedere con quelli che sono gli strumenti pensati apposta per queste situazioni quindi la cassa integrazione e anche con strumenti di lunga durata. Ci vorra’ una legislazione speciale che dovra’ affrontare tutti questi problemi.

Aprile 2009