FAWZI KARIM: DALL'ITALIA UN ASSIST ALLA CULTURA IRACHENA

FAWZI KARIM: DALL'ITALIA UN ASSIST ALLA CULTURA IRACHENA

"Per costruire una vera democrazia funzionante in un Paese che ha subito una lunga e feroce dittatura, occorre puntare sulla ricostruzione della vita culturale e fare riemergere le istituzioni culturali come l'università, la scuola, il Cinema, Il teatro e l'editoria", lo dice il poeta iracheno Fawzi Karim, importante esponente della cultura  irachena che ha letto le sue opere a Milano, Verona e Firenze, ospite dell'associazione culturale Tammuz - Verba Manente e del Centro Art.U'.
Nato a Baghdad (Iraq) nel 1945, Karim ancora adolescente frequenta una biblioteca della città vecchia dove scopre autori occidentali come J.P. Sartre. Conseguita la laurea in letteratura araba all'Università di Baghdad, inizia a insegnare in una scuola superiore da cui viene allontanato per non essere simpatizzante del regime di Saddam Hussain.
"Negli anni precedenti all'ultima guerra" ha detto Karim "l'Iraq ha subito un sistematico svuotamento e dissanguamento delle sue risorse economiche e culturali, demolendo le sue ricchezze e costringendo migliaia di intellettuali all'esilio.  Ora che il regime è stato abbattuto con l'ausilio dell'occidente e attraverso una guerra, vi è vitale bisogno ad un sostegno alla ricostruzione in tutti i campi. L'occidente, e l'Italia, sono in grado a dare notevole e vitale contributo in questa direzione".   Approfittando della sua presenza a Firenze, Karim ha voluto ricordare l'importante contributo che la città di Firenze e le sue istituzioni culturali, La biblioteca Nazionale e L'Opificio delle pietre dure, hanno dato alla formazione di esperti e tecnici nel restauro delle opere e dei reperti archeologici danneggiati nel Museo di Baghdad e le centinaia di libri bruciati e danneggiati a causa del doloso incendio della biblioteca Nazionale di Baghdad. 
"Io credo che le infrastruttura di un paese sono estremamente indispensabili" ha detto Fawzi Karim "ma le infrastrutture che reggono la cultura e la conoscenza sono indispensabili perché le istituzioni del paese funzionino. Credo che l'Occidente, che ha costruito durante i secoli una società basata sulle istituzioni, sia più capace di  comprendere l'importanza di tutto ciò per il nostro Paese" e ha aggiunto "l'Occidente, però, non non deve sentirsi spinto in questa direzione solo per motivi morali, ma anche per motivi che potranno diventare vitali per lo stesso Occidente, perché l'Iraq è un paese importante culturalmente e di grande ricchezza economica e potrà svolgere un ruolo molto importante nell'arginare le spinte oscurantiste che dilagano nella regione medio orientale".   E proprio a questa importanza che il suo Paese ha, il poeta attribuisce la perpetua chiusura di molti paesi arabi ed islamici nei confronti dell'attuale situazione politica in Iraq.  Egli ribadisce "la necessità di sostegno da parte dell'occidente agli sforzi compiuti, tra mille difficoltà ed errori, di portare avanti il processo politico nel paese", Karim sostiene che "l'Occidente deve rapportarsi positivamente con ciò che avviene in Iraq ed intorno ad esso, perché qualsiasi ritardo causerà il fallimento di un grande processo innovativo nel medio Oriente".

L'alto esponente della poesia irachena mette in guardia da fattori preoccupanti, come ad esempio, il dilagarsi del pensiero oscurantista e fondamentalista portato dal di fuori dei confini dell'Iraq, e lancia l'appello ad una maggiore presenza culturale dell'Italia, "è il paese dove è nato il rinascimento ed è la culla della cultura moderna e potrà dare molto all'Iraq" dice "e io credo che la nascita di un'istituto di cultura italiana in Iraq potrà diventare un punto di riferimento illuminante per la vita culturale, e verrà salutato con molto calore dagli intellettuali e dalla popolazione che guarda all'Italia con molta simpatia ed amicizia per tutto quello che l'Italia ha fatto in questi ultimi anni sostenendo la cultura irachena e le sue istituzioni".
Malgrado la situazione irachena fosse stata caratterizzata dall'emergenza e dall'urgenza dell'intervento - non solo a causa del confronto militare tra le forze del governo di Saddam Hussein e la coalizione internazionale, ma anche per il lungo embargo imposto all'Iraq in seguito all'occupazione del Kuwait, e per la rovinosa politica del dittatore in tutti i campi - l'intervento dell'Italia nell'ambito della cultura irachena non si è limitato solo ai casi di emergenze e urgenza come, ad esempio, il recupero del Museo Nazionale, la tutela dei siti archeologici nel sud del paese e il restauro dei manoscritti incendiati nella Biblioteca Nazionale di Baghdad; ma è andato ben oltre, operando una seria di interventi miranti a ripristinare, valorizzare e mettere in funzione molte istituzioni culturali del Paese.
Gli interventi ed i progetti nell'ambito dell'archeologia irachena hanno riguardato la progettazione per il recupero del Museo Nazionale di Baghdad e il ripristino dell'accesso alle strutture attraverso opere di messa in sicurezza del sito, oltre alla realizzazione d una visita virtuale del Museo e dei principali siti archeologici. Questi progetti contemplavano altresì attività di formazione di specifiche professionalità irachene. Oltre alla progettazione per la riabilitazione dei musei di Diwaniya, Nassiriya e Najaf nel sud e dell museo di Mosul nel Nord, anche i musei della regione del Kurdistan hanno avuto il sostegno italiano attraverso la conservazione e la valorizzazione del monumento sassalide di Paikuli ed il restauro del Museo di Suleymania.

Per fare fronte alla scarsità della documentazione del patrimonio archeologico iracheno causata della distruzione di molti archivi durante i tafferugli seguiti alla caduta del regime, si è proceduto alla catalogazione, alla riproduzione dei reperti ed alla realizzazione di contributi informativi audiovisivi e testuali.
Inoltre, gli interventi italiani non si sono limitati alla valorizzazione dei siti archeologici e dei musei ma hanno anche toccato sfere del mondo intellettuale iracheno con la formazione di documentaristi iracheni e l'organizzazione di due edizioni del DocuFest che hanno visto come protagonisti un folto gruppo di giovani autori testimoni dell'andamento dei tragici eventi che il loro paese.
La comunità cristiana irachena, la più antica al mondo, è stata al centro dell'attenzione dei progetti italiani. É di recente realizzazione, infatti, il documentario 'Viaggio tra i Cristiani Iracheni', così come il documentario 'Iraq - SOS Profughi', che documenta le profonde radici della comunità cristiana in Iraq e traccia la situazione dei profughi cristiani iracheni, balzata negli ultimi mesi nelle cronache a causa degli attacchi intimidatori subiti da parte dalle frange estremiste mirati a costringere questa antica comunità a lasciare il paese in cui vivono da millenni.
Accanto a tutto ciò, prosegue la cooperazione scientifica, tecnologica e culturale tra l'Iraq e l'Italia promossa della Farnesina e portata avanti della Università degli Studi 'La Sapienza' di Roma.  

Giugno 2010



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