DER SPIEGEL MITIGA L'OTTIMISMO TEDESCO

DER SPIEGEL MITIGA L'OTTIMISMO TEDESCO

di Geminello Alvi

La Frau Merkel ha motivi d’entusiasmo ulteriori da sommare a quelli che la sua nazionale ha finora collezionato, partita dopo partita, in Sud Africa. Le previsioni di crescita, in aprile al 1,4% levitano ormai ben sopra al 2%: le Camere di Commercio si aspettano una crescita del 2,3% per il 2010. I disoccupati sono inoltre 250 mila in meno di un anno fa, e caleranno sotto i tre milioni  in pochi mesi. Tanto che, addirittura nella Germania orientale, la disoccupazione è calata al livello più basso degli ultimi 19 anni. Merito certo delle virtù tedesche: di quella moderazione sindacale che ha diminuito il costo del lavoro per unità di prodotto e di una politica finanziaria di buon senso, in fondo espansiva. La Repubblica Federale si caricherà in corso d’anno di nuovi debiti per almeno 57,5 miliardi. Ma neppure le virtù dei tedeschi sarebbero bastate, senza i vizi degli altri europei. A sovvertire tutte le previsioni, far impennare le esportazioni è stato  infatti proprio il crollo dell’euro. 
L’economia tedesca è riuscita insomma ad agganciarsi in una misura insperata alla ripresa del commercio mondiale grazie all’euro debole. E in questo può vedersi forse qualche dubbio per il futuro, considerati i tanti segni di fragilità sia della ripresa cinese e sia di quella negli Stati Uniti. Eppure intanto il commercio mondiale è previsto in crescita del 7% quest’anno, e può solo assecondare per ora la soddisfazione della Frau Merckel. Anzi quasi basterebbe a farle addirittura obliare l’oro, che è cresciuto del 13% da inizio d’anno, e i moltissimi guai dell’eurozona. Non fosse che i vizi dei latini e dei greci hanno non soltanto svalutato l’euro: hanno aggiunto altri guai a quelli precedenti nei bilanci delle banche, anche tedesche. Un guaio ben riassunto dagli analisti della Morgan Stanley e ripreso  questa settimana da Der Spiegel. Secondo i quali le banche europee si ritroverebbero in un circolo vizioso: invece d’usare i fondi statali per ricapitalizzarsi come negli USA hanno comprato liquidità a buon mercato dalla BCE. Per investirla  in almeno 420 miliardi di titoli di stato dall’ottobre 2008, poi  depositati a copertura dei loro debiti alla banca centrale. Così  i vizi degli stati europei peggio indebitati evolvono a potenziale guaio, delle banche, già percepito. Solo la paura spiega 300 miliardi overnight depositati di recente dalla banche presso la BCE al 0,25%. Ecco un  però, che mitiga la gioia della Merkel.

Luglio 2010



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