Degenerazione maculare, in Italia diagnosi in ritardo

(AGI) - Roma, 2 ott. - Sono troppo pochi gli italiani over 50che vanno dall'oculista. E questo causa spesso una diagnosiritardata di una grave malattia debilitante, la degenerazionemaculare, che ha anche effetti devastanti sotto il profilopsicologico. Sono i dati che emergono dall'inchiesta condottada GfK Eurisko per inquadrare e meglio conoscere i percorsi deipazienti prima di giungere alla terapia. Lo shock prodottodalla diagnosi della Degenerazione maculare legata all'eta'(Dmle) e' solo il primo colpo di una lunga e invalidante serieche impatta la vita dei pazienti affetti da questa patologiache, complessivamente, colpisce il

(AGI) - Roma, 2 ott. - Sono troppo pochi gli italiani over 50che vanno dall'oculista. E questo causa spesso una diagnosiritardata di una grave malattia debilitante, la degenerazionemaculare, che ha anche effetti devastanti sotto il profilopsicologico. Sono i dati che emergono dall'inchiesta condottada GfK Eurisko per inquadrare e meglio conoscere i percorsi deipazienti prima di giungere alla terapia. Lo shock prodottodalla diagnosi della Degenerazione maculare legata all'eta'(Dmle) e' solo il primo colpo di una lunga e invalidante serieche impatta la vita dei pazienti affetti da questa patologiache, complessivamente, colpisce il 35 per cento degli over 70 epuo' portare alla perdita della vista. "Quando l'occhio siammala - ha sottolineato Gianna Schelotto, psicanalista epsicoterapeuta - si e' messi a confronto con una realta'drammatica; potremmo dire che il corpo si spezza". Altrielementi emersi dalla ricerca sono il diffuso ritardo con cuila diagnosi viene fatta; basti pensare che, sempre secondo idati della ricerca GfK Eurisko, il 16 per cento degli italianiover 50 (3,8 milioni di persone) non va mai dall'oculista. Lanon tempestiva o ritardata diagnosi e' infatti la conseguenzadi minori risultati sul piano del contrasto della patologia,mentre l'unico intervento efficace rispetto a un disturbopercepito come subdolo, aberrante e incurabile e' rappresentatodalla terapia intravitreale, che - e' emerso dalla ricerca -crea ulteriore disagio. A venire incontro ai pazienti un nuovofarmaco, Aflibercept. Elemento caratteristico di questa nuovamolecola, oggi rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale,e' il fatto di consentire gli stessi risultati clinici dellealtre terapie con un ridotto numero di iniezioni intravitreali,sette invece di dodici. "In proposito - ha dichiarato MonicaVarano, responsabile del Servizio Retina Medica IrccsFondazione G.B. Bietti di Roma - e' importante rilevare chedopo le prime tre iniezioni, praticate a distanza di un mesel'una dall'altra come nel caso delle terapie a base dianticorpi monoclonali, le successive possono essere fatte ognidue mesi". .