DANNEELS CONTRARIO E DUE BIG NON VOLEVANO TESTIMONIARE

(AGI) - CdV - Alla fine il decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano e il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, cardinale Leonardo Sandri, hanno accettato di contribuire con le loro testimonianze al processo per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Ma a lungo avevano resistito perche' ritenevano prematuro deporre su quanto avevano vissuto rispettivamente come segretario di Stato e sostituto alla Segreteriaa di Stato fino alla morte del Pontefice polacco. Avrebbero preferito che si rispettasse insomma la tradizionale riservatezza su atti e decisioni del Papa fino a quando sono viventi le persone che possono dolersi di apprendere le ragioni che hanno determinato ad esempio le nomine (e le mancate nomine) dell'uno o dell'altro ecclesiastico. Tra i cardinali lontani da Roma una voce critica e' stata invece quella del cardinale belga Godfried Danneels, arcivescovo emerito di Malines-Bruxelles. In un'intervista a 30Giorni  sostenne infatti che "si doveva rispettare la procedura normale. Se il processo di per se' avanza velocemente, va bene. Ma la santita' non ha bisogno di passare per corsie preferenziali. Il processo si deve prendere tutto il tempo che serve, senza fare eccezioni. Il Papa e' un battezzato come tutti gli altri. Dunque la procedura dovrebbe essere la stessa prevista per tutti i battezzati". "Non mi e' piaciuto - ha dichiarato il porporato - il grido 'santo subito' che si e' sentito ai funerali, in piazza San Pietro. Non si fa cosi'. Qualche tempo fa hanno anche detto che si trattava di una iniziativa organizzata, e questo e' inaccettabile. Creare una beatificazione per acclamazione, ma non spontanea, e' una cosa inaccettabile". Danneels non fece mistero di aver avuto delle riserve su Giovanni Paolo II. "Il Papa con cui ho sentito personalmente piu' affinita' - ha detto - e' Paolo VI. Lui mi ha nominato vescovo. Con Paolo VI mi sento a casa. Anche Benedetto XVI ha la stessa attitudine a non gridare, a dire le cose proponendole con un po’ di fiducia. Non e' il modello atletico di Wojtyla, che e' stato un altro tipo di Papa. Importante, anche lui. Ma diverso da Paolo VI".