CINEMA: IL DOCUDRAMA DI JALONGO CHE DENUNCIA CRISI CULTURALE

CINEMA: IL DOCUDRAMA DI JALONGO CHE DENUNCIA CRISI CULTURALE

(di Eliana Ruggiero) - Arriva nelle sale, distribuito da Istituto Luce, il film inchiesta "Di me cosa nei sai" di Valerio Jalongo (classe 1960), una pellicola che indaga sulla fine del grande cinema italiano degli anni '70. Presentato alla 66esima Mostra del Cinema di  Venezia nell'ambito delle Giornate degli Autori sara' proiettato al The Times BFI London Film Festival in corso nella capitale britannica.

"Vorrei definire il mio film con una parola inglese, che per me racchiude il senso della pellicola: un 'docudrama' - afferma Jalongo -. Con questa storia ho sentito il dovere di raccontare la crisi culturale italiana e perche' in trent'anni sono spariti milioni e milioni di spettatori del grande schermo. Ho cercato di dare delle risposte a quei quesiti che, apparentemente, non ne avevano. Perche' in Italia negli anni'70 la seconda industria cinematografica del mondo fu smantellata? E perche' mai i piu'  grandi produttori lasciarono improvvisamente il nostro Paese? Nel film ho cercato, parallelamente, di mettere a fuoco come tutto cio' si intreccia agli interessi di una televisione dominata da un meccanismo occulto, asservito alle leggi dell'Auditel che ha cambiato, in  modo progressivo, il modo di fare informazione nel nostro paese. Questa, per anni e' stata una storia dimenticata e rimossa nonostante sia centrale per la vita politica e culturale dell'Italia".

- Ma  lei descrive anche le disavventure di un regista che non riesce a far uscire il suo film...

"Si'. Felice Farina tento' di finire il suo 'La fisica dell'acqua'. Addirittura si imbatte' nella corruzione del sistema e si ritrovo' da solo tanto che dovette ricomprare il suo film".

- Quanto ha lavorato per 'confezionare' questo docudrama e chi ha ascoltato per comprendere il perche' di una mutazione culturale cosi' evidente?

"E' una indagine durata 3 anni. Ho ascoltato vari registi e produttori. Tra questi Paolo Sorrentino, Win Wenders, Ken Loach, Mario Monicelli, Dino de Laurentiis...".

- E quest'ultimo ha rilasciato affermazioni choccanti...

"Si'. E' un'intervista esclusiva in cui il produttore racconta che, all'apice dell'industria cinematografica italiana, gli americani fecero opera di corruzione per legiferare contro il cinema italiano. Parliamo della Legge Corona. Tra le interviste segnalo anche quella al direttore del Tg5 Clemente Mimun. Con lui ho ricordato quando Federico Fellini girava nel Teatro 5 ora adibito a trasmissioni quali 'Amici' e ascoltare poi le ragazze ospiti del programma che non sanno neanche chi fosse Fellini... Insomma e' davvero sconcertante".

- Un sistema cinematografico ora totalmente cambiato e soppiantato dalla televisione, sempre schiava dell'Auditel. Ma all'estero la situazione com'e'?

"In Italia la tv e' inadeguata. Con l'Auditel che influenza anche l'informazione giornalistica. In realta' vi e' una perdita di centralita' in tutto il mondo con la televisione che ha soppiantato il cinema. Ma molti Paesi hanno capito che questo mezzo di  comunicazione e' amato dalle classi colte e rappresenta anche il volto della stessa nazione e quindi puo' essere un traino. E poi l'Auditel all'estero e' diverso: e' piu' trasparente ed e' affiancato da un sistema che misura la qualita' dei programmi. La situazione italiana e' davvero contraddittoria, perche' il tutto e' stato sottovalutato e poi abbiamo situazioni paradossali come il conflitto di interessi. I politici non hanno mai saputo fare leggi per il cinema e le dichiarazioni del ministro Renato Brunetta 'il cinema non e' cultura' parlano da sole. Se penso che negli anni '70 l'industria cinematografica italiana era seconda solo a Hollywood...  Oggi hanno una grande superiorita' la Francia e la Germania, basti pensare alla produzione  francese, 250 film rispetto ai nostri 60".

- Lei pero' chiude il film con una nota di speranza

"Si'. Anche se da un lato descrivo le difficolta' di registi, anche famosi, che raccontano di periodi lunghi di inattivita' per poter realizzare un lavoro, dall'altro invito i cineasti a sperimentare nuove forme visive. Con la moderna tecnologia, anche low cost, si possono realizzare progetti e sfidare come Davide il gigante televisivo Golia...".

Ottobre 2009



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