CHIRURGO PLASTICO, RIFARSI IL SENO? MEGLIO NON DOPO I TRENTA

CHIRURGO PLASTICO,  RIFARSI IL SENO? MEGLIO NON DOPO I TRENTA

Intervista a Fabio Santanelli, direttore scuola specializzazione chirurgia plastica alla Sapienza di Roma

Rifarsi il seno solo se si ha una misura prossima allo zero, e se non si e' troppo in la' con gli anni: meglio una protesi a 18 anni che a 40, e l'ideale sarebbe comunque non superare i 30 se si vuole un effetto estetico buono. E poi un "tagliando" annuale, e la sostituzione totale ogni 15 anni. E' la "ricetta" del prof. Fabio Santanelli, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica dell'Universita' La Sapienza di Roma e responsabile dell'Unita' operativa al Sant'Andrea, oltre che alla Casa di Cura Quisisana di Roma.


Una ricetta controcorrente rispetto a molti colleghi, che fanno tantissimi interventi a donne piu' "attempate"...
"Alcuni per far quadrare i conti accettano di fare protesi a tutte. Soprattutto i chirurghi non specializzati in chirurgia estetica, che vogliono fare cassa e certo non sconsigliano le pazienti".

Perche', invece, e' meglio l'intervento al seno da giovani?

La pelle e' tesa e resistente e tiene su le protesi, con un effetto estetico ideale. Mentre una quarantenne ha un seno naturale gia' piu' molle, e con la protesi piu' dura sotto la differenza si nota eccome. E il seno 'crolla' molto prima. Operarsi a 40 anni e' solo il tentativo di recuperare qualcosa che non tornera' piu'. Il vantaggio maggiore di una mastoplastica si ha dai 18 ai 30 anni.

Di quanto conviene aumentare il seno?

Forse va contro i miei interessi, ma io sono convinto che l'intervento vada fatto solo se si ha pochissimo seno, e se questo condiziona pesantemente la vita della donna. Il che tra l'altro puo' capitare anche a 16 anni, quando ormai si ha gia' una vita sessuale attiva, anche se il governo con la legge sul divieto alle under 18 vuole obbligare queste ragazze ad aspettare. E comunque, la protesi deve essere proporzionata al corpo: dobbiamo evitare le deformita' da circo di cui anche la nostra categoria e' responsabile. Bisogna rispettare la proporzione di un terzo: se la donna ha una base di impianto di 12 centimetri, il seno puo' avere una proiezione (cioe' l'altezza dalla base al capezzolo) non oltre i 4 centimetri.

La donna operata quanto spesso deve farsi controllare?

Chi ha una protesi deve farsi vedere una volta l'anno. Si fa un'ecografia e la porta da noi, perche' c'e' sempre il rischio di reazioni, in fondo e' sempre un corpo estraneo. Mentre per la mammografia occorre rivolgersi a centri specializzati, perche' con quella normale c'e' il rischio che la protesi si rompa. Dopo 15 o 20 anni, in ogni caso, la protesi va cambiata, anche se spesso le donne giovani la cambiano anche prima, se non altro perche' partoriscono e la mammella si espande per l'allattamento, il che con il modificarsi degli equilibri ormonali porta spesso a reazioni che ci inducono a sostituire la protesi.

Molti interventi sono ricostruttivi dopo un trauma o un tumore. Cosa cambia?

Il discorso e' diverso per le ricostruzioni post-tumore. Siamo tra i pochi in Italia che le facciamo autologhe, con i tessuti della pancia ricostruiamo la mammella e evitiamo reazioni di rigetto. Saremo forse cinque in tutta Italia a fare questo intervento.



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