Alzheimer: scoperti segni rivelatori gia' a 20 anni d'eta'

(AGI) - Washington, 2 mar. - E' possibile rintracciare i primisegni dell'Alzheimer gia' a 20 anni d'eta', cioe' circa mezzosecolo prima che si sviluppino i sintomi veri e propri. E'questa la straordinaria scoperta effettuata da un gruppo diricercatori della Northwestern University di Chicago, in unostudio pubblicato sulla rivista Brain. Per arrivare a questirisultati, che aprono la strada a trattamenti molto precocicontro il morbo d'Alzheimer, gli studiosi hanno esaminato ilcervello di persone anziane con o senza Alzheimer e hannoeffettuato un confronto con campioni cerebrali prelevati da 13persone di eta' compresa tra

(AGI) - Washington, 2 mar. - E' possibile rintracciare i primisegni dell'Alzheimer gia' a 20 anni d'eta', cioe' circa mezzosecolo prima che si sviluppino i sintomi veri e propri. E'questa la straordinaria scoperta effettuata da un gruppo diricercatori della Northwestern University di Chicago, in unostudio pubblicato sulla rivista Brain. Per arrivare a questirisultati, che aprono la strada a trattamenti molto precocicontro il morbo d'Alzheimer, gli studiosi hanno esaminato ilcervello di persone anziane con o senza Alzheimer e hannoeffettuato un confronto con campioni cerebrali prelevati da 13persone di eta' compresa tra i 20 e i 66 anni, decedute senzaaver avuto problemi di memoria. I test hanno dimostrato che labeta-amiloide, la proteina tossica che "invade" il cervello nelmorbo d'Alzheimer inizia a comparire gia' a 20 anni d'eta'. Inpratica, sembrerebbe che i danni al cervello inizino molti anniprima dell'esplosione della malattia. "La scoperta chel'amiloide inizi ad accumularsi cosi' presto nella vita e'senza precedenti", ha sottolineato Changiz Geula, autore dellostudio. Cumuli di amiloide sono stati trovati infattiall'interno dei neuroni coinvolti nella memoria enell'attenzione, cioe' i primi che muoiono in seguito alnormale processo d'invecchiamento o a causa dell'Alzheimer."Questo spiega il motivo - ha detto Gheula - per cui queineuroni muoiono presto. L'accumulo permanente di amiloidecontribuisce probabilmente alla vulnerabilita' di questecellule". Qualora venissero confermati questi risultati, gliscienziati sperano di poter passare a trattamenti molto precociin grado di arrestare la malattia prima che evolva in sintomipiu' gravi. (AGI)