ACHILLE DE TOMMASO (ANFOV) INVESTIMENTI IN BANDA LARGA INDISPENSABILI ALLO SVILUPPO

ACHILLE DE TOMMASO (ANFOV) INVESTIMENTI IN BANDA LARGA INDISPENSABILI ALLO SVILUPPO

Sono 800 milioni e sono sulla bocca di tutti. Sono i fondi per la banda larga previsti, ma accantonati, per il superamento del digital divide italiano, ovvero per portare internet veloce anche a quel 12 per cento di popolazione che attualmente è scoperta. Achille De Tommaso, presidente di Colt Telecom e di Anfov, l’associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione, è in prima linea in questa battaglia.

D. Perché quei fondi sono così importanti? Cosa vogliono dire questi ritardi per le  imprese e per i cittadini?

R. La banda larga è fondamentale per l’innovazione, la competitività e l’occupazione del nostro paese. La bassa efficienza delle nostre aziende non è dovuta al basso numero di ore lavorate ma allo scarso utilizzo di sistemi informativi avanzati. Questo scarso utilizzo, a sua volta, è soprattutto dovuto alla mancanza di infrastrutture a banda larga. Attenzione però a cosa si intende oggi per banda larga; non si parla più di xDsl e di cavo in rame:  le Reti di Nuova Generazione (NGN), che sono quelle già ora necessarie a far ben comunicare le aziende, non possono funzionare in assenza di fibra ottica ben distribuita a livello paese. Quindi i ritardi nel costruire queste infrastrutture in fibra ottica manterranno il nostro paese tra i meno competitivi, non solo a livello mondiale, ma anche a livello europeo. Verso, ad esempio, Francia, Germania e Inghilterra.

D. Quando i fondi saranno effettivamente stanziati dal Cipe, quale sarà il primo passo da fare? E che cosa vuol dire investire in banda larga?

R. Le reti, tecnicamente, si possono costruire da subito. Tutti gli operatori hanno processi collaudati di stesura dei cavi e di collaborazione tra operatori. È necessario però aggiornare un certo numero di regole. Come ANFoV abbiamo di recente elaborato e presentato all’AGCOM un rapporto dal titolo “Note Tecniche Per Lo Sviluppo in Italia di Una Infrastruttura NGN”. In questo rapporto sono elencate le norme e le regole da cambiare o da abolire. Questo rapporto è “inconfutabile”, in quanto scritto con collaborazione di BT, COLT, Fastweb, IATT, SIRTI, Telecom Italia, Valtellina. Più o meno tutti quelli che hanno posato fibra in Italia.Teniamo poi presente che nelle cosiddette aree a “fallimento di mercato” sarà lo Stato, o comunque gli Enti Locali a doversi fare parte diligente per trovare i fondi necessari alla costruzione di reti in fibra ottica. Gli operatori possono sì investire; ma nelle aree geografiche dove è prevedibile un ritorno a medio termine. E, a rompere il circolo vizioso (non c’è rete perché non ci sono utenti, e viceversa) dovrà ancora una volta intervenire la funzione pubblica; mettendo in rete utili, o addirittura indispensabili servizi al cittadino. Gli investimenti stimati per una buona copertura italiana sono intorno agli 8 miliardi di euro. Però è probabile che possano essere molto meno, come si evince dal Rapporto ANFoV. A mio avviso quindi il programma dovrebbe essere: modificare le regole, reperire i fondi, creare e diffondere servizi al cittadino che sviluppino la domanda e costruire.

D. A volte sembra che tutti gli investimenti per il comparto Ict si debbano limitare alla banda larga. È effettivamente così o è solo una percezione?

R. L’ICT è composto da applicazioni e da Reti per distribuirle. L’anello debole della catena è però costituito dalla Rete. Senza la Rete anche la migliore applicazione non può essere utilizzata. Gli 800 milioni promessi dallo Stato sono stati ora congelati “in attesa della fine della crisi”. Ebbene, non ci si rende conto che , per uscire dalla crisi, i cittadini, e soprattutto le aziende, hanno bisogno di strumenti moderni ed efficaci che solo queste nuove tipologie di Rete possono fornire. Ho la vaga impressione che lo Stato pensi che la Banda Larga sia un “nice to have”, un qualcosa in più, non strettamente necessario. Un lusso; e che gli operatori abbiano soldi da spendere. Errori madornali entrambi; la Banda Larga, e quindi la Rete,  è indispensabile per l’uscita dalla crisi, non solo perché genera quella competitività di cui siamo carenti; ma perché genererebbe un indispensabile rilancio e protezione della forza lavoro. Non solo del comparto ICT, ma anche di quelli strettamente collegati ad esso; come quello delle costruzioni. Non si dimentichi che la crisi del comparto ICT mette a rischio molti più posti di lavoro di molti altri comparti di cui lo Stato ha avuto fin ora cura. Gli operatori, quindi, come dicevo, investiranno nelle aree dove c’è ritorno economico a medio termine. Alle altre dovrà pensarci lo Stato. E lo Stato deve cominciare a pensare che queste reti non sono un lusso e che sono ormai diventate necessarie come  le altre infrastrutture di base: Acqua ed Elettricità. Ci sogneremmo di pensare le nostre case e le nostre aziende senza acqua o elettricità ?

Matteo Buffolo



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