ITALIA 150: REDDITO AUMENTATO 13 VOLTE MA SALE DIVARIO SUD-NORD

(AGI) - Roma, 21 giu. - Dall'Unita' ad oggi il reddito degliitaliani e' cresciuto di circa tredici volte, piu' della mediadei dodici paesi europei il cui Pil per abitante si e'moltiplicato per undici. L'Italia e' cresciuta mantenendo ilpasso degli Stati Uniti (13 volte), di Francia e Germania (12 e11 volte). Si e' trattato pero' di una crescita non uniformenel tempo e nel territorio. E' quanto emerge dal volume diGiovanni Vecchi, professore di economia politica pressol'Universita' di Roma "Tor Vergata", In ricchezza e inpoverta'. Il benessere degli italiani dall'Unita' a oggi, edito

(AGI) - Roma, 21 giu. - Dall'Unita' ad oggi il reddito degliitaliani e' cresciuto di circa tredici volte, piu' della mediadei dodici paesi europei il cui Pil per abitante si e'moltiplicato per undici. L'Italia e' cresciuta mantenendo ilpasso degli Stati Uniti (13 volte), di Francia e Germania (12 e11 volte). Si e' trattato pero' di una crescita non uniformenel tempo e nel territorio. E' quanto emerge dal volume diGiovanni Vecchi, professore di economia politica pressol'Universita' di Roma "Tor Vergata", In ricchezza e inpoverta'. Il benessere degli italiani dall'Unita' a oggi, editoda Il Mulino, che raccoglie i risultati di un'ampia ricercarealizzata grazie al sostegno di Abbott. L'analisi del Pil pro capite delle singole regioni,presentato per la prima volta nel volume, mostra chiaramente ilmodo in cui la crescita si e' diffusa nelle diverse aree delpaese. E il quadro che emerge presenta alcune luci e parecchieombre. Nell'Italia del 1871 l'area piu' ricca della nazione e'il Nord-Ovest che, in termini di Pil per abitante, ha unvantaggio di circa il 25% su quella piu' povera, il Sud (circa2.000 euro annui per persona al Nord-Ovest e 1.600 euro alSud). Ma non e' questo il dato che colpisce (non scopriamo oggila questione meridionale). L'elemento sorprendente e' il processo di divergenza che siosserva nel lungo periodo: le regioni del Nord-Ovest (Piemonte,Liguria e Lombardia) partono da condizioni iniziali di leggerovantaggio, ma crescono lungo una traiettoria che le rende un"mondo a parte" all'indomani della seconda guerra mondiale. Nel1951 i cittadini delle regioni nord-occidentali avranno un Pilmaggiore del 50% della media italiana. In maniera simmetrica,ma in direzione opposta, vanno le regioni del Mezzogiorno, lequali perdono terreno rispetto al resto del paese, e giungonoal secondo dopoguerra con un Pil per abitante che e' meno dellameta' di quello delle regioni centrosettentrionali. Dal 1971 in poi la parola che descrive la storia del Pilregionale e' polarizzazione: la distanza fra Centro e Nord dauna parte e Sud dall'altra mostra livelli elevati e andamentocrescente. Divario che non viene colmato neanche correggendo ilPil con il potere d'acquisto mediante una serie di indiciterritoriali del costo della vita stimati dagli stessi autoridella ricerca. Ci troviamo di fronte ad un'Italia che haproceduto, e continua ad avanzare, a due velocita'. Nel primo decennio del nuovo millennio, ed e' storiarecente, la crescita e' rallentata significativamente,dimezzandosi addirittura rispetto al ventennio precedente. Nelconcludere la sua illustrazione della ricerca Giovanni Vecchisottolinea: "Possiamo festeggiare con orgoglio il benessereraggiunto dal paese. Non bisogna tuttavia dimenticare chequesto risultato e' stato il frutto delle scelte compiute nelpassato. Il compito che ci attende oggi e' quello di compierescelte altrettanto lungimiranti e adeguate per costruire ilbenessere delle generazioni future". (AGI)