MEDITERRANEO: FORUM CATANIA, IL TESTO DELLA DICHIARAZIONE FINALE

(AGI) - Catania, 10 dic. - Il testo integrale delladichiarazione finale del Forum "Vecchi e nuovi attori nelMediterraneo che cambia: il ruolo dei popoli, delle regioni, edei sogetti locali, dei governi e delle istituzionisovranazionali in una strategia integrata di sviluppocondiviso", che si e' concluso oggi a Catania:1. La "Primavera Araba" e il disagio diffuso dei popolimediterranei schiacciati dalla crisi finanziaria internazionalesono le ragioni ineludibili per rivedere criticamente tutta laPolitica mediterranea, al fine di aggiornarla e rilanciarla. Riteniamo che le nuove istanze, alle quali e' urgenterispondere con politiche adeguate, siano una

(AGI) - Catania, 10 dic. - Il testo integrale delladichiarazione finale del Forum "Vecchi e nuovi attori nelMediterraneo che cambia: il ruolo dei popoli, delle regioni, edei sogetti locali, dei governi e delle istituzionisovranazionali in una strategia integrata di sviluppocondiviso", che si e' concluso oggi a Catania:1. La "Primavera Araba" e il disagio diffuso dei popolimediterranei schiacciati dalla crisi finanziaria internazionalesono le ragioni ineludibili per rivedere criticamente tutta laPolitica mediterranea, al fine di aggiornarla e rilanciarla. Riteniamo che le nuove istanze, alle quali e' urgenterispondere con politiche adeguate, siano una grandeopportunita' per individuare strategie comuni che puntino allademocrazia, alla pace ed alla prosperita' condivisa. 2. Infatti il metodo praticato da molti governi europei didelegare a dittature dispotiche il presidio dei territori perfarne i partner dei grandi affari economici, e' una scorciatoianon piu' percorribile. Occorre ricostruire un'immagine in largamisura compromessa, creando rapporti di fiducia e dicooperazione diffusa, presso un'opinione pubblica e societa'civili a lungo ignorate e divenute tuttavia protagoniste delprocesso di democratizzazione. Cio' favorira' quest'ultimo erafforzera' le componenti che mirano ad affermare democrazia ediritti civili nel contrastare le forti spinte fondamentaliste.Questo e' un approccio che valorizza la prossimita', facendoneun punto di forza per tutti i soggetti dell'Area nellacompetizione internazionale che su di essa si concentra. 3. L'Unione Europea non si e' finora data una veradimensione politica per l'arroccamento degli Stati membri adifesa dei vecchi poteri nazionali e se ne avvertono leconseguenze soprattutto nell'impotenza a fronteggiare la crisifinanziaria, ma in politica estera e' ancora piu' assente. Le Regioni sono lo snodo in cui la dimensione localeconfluisce con gli altri livelli di governance e possonotrasmettere le proposte e l'energia che promana dai territori edalle specificita' locali all'UE, anche attraverso glistrumenti creati per favorire la cooperazione mediterranea,come l'Assemblea dei Parlamenti, l'ARLEM e l'UPM, chealtrimenti resteranno scatole vuote prive del consenso e dellalegittimazione che provengono solo da un diretto collegamentocon i territori. Piu' che da mega-progetti provenientidall'alto, e' dal fitto tessuto dei progetti transnazionali dicooperazione e dei partenariati diffusi, finora promossi dalleRegioni, che possono infatti venire i modelli, gli indirizzi ele proposte per riempire di contenuti coerenti ed efficaci leiniziative dei Governi e delle Istituzioni sopranazionali. La nuova politica mediterranea va rilanciata incrementandoe organizzando meglio i contributi dal basso, per integrarel'iniziativa intergovernativa rivelatasi da sola insufficiente.Come dimostra la confluenza nel Forum di Catania di tantisoggetti eterogenei, a partire dalle societa' civiliprotagoniste del cambiamento della Riva Sud, fino alleistituzioni dell'UE, tutti possono fornire il loro contributoalla costruzione di una rinnovata "Comunita' Mediterranea",condividendo una strategia integrata di Bacino. Si attiral'attenzione sui rapidi mutamenti geo-politici ed economici incorso nel mondo, con il riposizionamento del Mediterraneo nelloscenario che vede spostarsi verso Sud i centri propulsoridell'economia mondiale e che dovrebbe indurre l'Europa arivolgersi verso di esso. Invece, dopo le aspettative suscitatedalla Conferenza di Barcellona nel 1995, l'interesse dell'UEper la frontiera Sud, malgrado la crescente criticita', si e'andata affievolendo nei confronti dell'iniziativa verso Est,soprattutto sotto l'aspetto delle dotazioni finanziarie. 4. La Commissione Europea finanzia oggi con pochissimipunti percentuali del proprio bilancio i programmi destinati alMediterraneo e mantiene rapporti quasi esclusivamentebilaterali con i singoli stati piuttosto che creare unamultilateralita' mediterranea, che favorirebbe l'integrazione. 5. Anche l'Unione per il Mediterraneo, voluta nel 2008 edilatata fino ai paesi nordici e mitteleuropei si e' limitatasinora, senza nessun finanziamento, a preparare alcunimega-progetti proposti dalle grandi imprese con l'avallo deigoverni. 6. Cio' nonostante le Regioni, con i fondi quasi residualidestinati ai Programmi della Cooperazione territorialetransnazionale (meno del 2% degli stanziamenti dei FondiStrutturali) e della Politica di Prossimita', hanno ottenutoimportanti risultati: duemila progetti presentati sui bandi deiprincipali programmi ( MED, ENPI etc.) con oltre diecimilapartner transnazionali (4/6 per ciascun progetto frauniversita', imprese, associazioni, enti locali, camere dicommercio, etc.) con un'alta percentuale di idoneita' giudicatada rigidi nuclei di valutazione, ma solo qualche centinaiofinanziati e realizzati con gli esigui fondi disponibili.Quindi un'ulteriore delusione verso un'Europa avara chepromette sollecitando investimenti e lavoro comune, ma nonmantiene le promesse se non in minima parte. Questi soggettiche hanno creduto nell'Europa, non vanno ulteriormente delusi -soprattutto quelli della sponda Sud - assicurando intantol'immediato rifinanziamento per tutti i progetti gia' giudicatiidonei. 7. Infatti, e' proprio su questa rete, gia' consistente,che bisogna puntare per infittirla e costruire su di essa, dalbasso, con i partenariati diffusi, una Politica mediterraneadei territori, dei Soggetti regionali e locali e delle societa'civili, multilaterale e sostitutiva di quella - fallita- deiprotocolli intergovernativi. 8. Si puo' ancora in tal modo ravvivare anche l'Unione peril Mediterraneo, che appare, dopo 3 anni e mezzo dalla suacostituzione, un contenitore vuoto privo di consenso evisibilita', poiche' i progetti ispirati dai governi europei eda talune grandi imprese risultano estranei alle realta'economiche e sociali dei territori interessati. 9. Per imprimere una spinta risolutiva allo sviluppo delMediterraneo non basta neppure aver costituito l'ARLEM comeluogo di incontro annuale dei rappresentanti regionali elocali, ma occorre un forum permanente di tutti gli attori veriall'interno degli Stati, un tavolo intorno al quale siconcertino i programmi comuni e si mobilitino progetti erisorse, cioe' una strategia integrata mediterranea di bacino.Proprio come quella gia' attivata nel Baltico, sulla qualeanche l'UE sta puntando e che il Forum InteristituzionaleMediterraneo di Catania indica come possibile. 10. Occorre costruire cosi' il modello di sviluppoalternativo, da offrire per il superamento della crisi di altrimodelli, estranei ed imposti - e per questo rigettati -rivelatisi effimeri, ma il cui fallimento rischia di travolgeresoprattutto le popolazioni piu' deboli a partire da quellemediterranee, aggredite dalla speculazione e dalladisoccupazione. Occorre mobilitare una grande convergenzapolitica per sollecitare maggiore attenzione per ilMediterraneo, sostanzialmente dimenticato dall'UE dopo laconferenza di Barcellona, e co-decidere concretamente leconseguenti misure legislative, soprattutto finanziarie:L'Obiettivo 3 - Cooperazione Territoriale della Politica diCoesione, va portato almeno al 10% dello stanziamentocomplessivo, dall'attuale 2% e va prevalentemente destinatoalle Regioni dell'Area con una piena interoperabilita' con glialtri obiettivi della Politica di Coesione e con gli strumentidella Politica di Vicinato. La Politica di Prossimita' verso iPesi del Mediterraneo va considerata il veicolo per ristabilireun rapporto forte di fiducia e di cooperazione con lepopolazioni divenute protagoniste, dopo le delusioni e lediffidenze suscitate dai rapporti bilaterali privilegiati conle dittature abbattute e dall'assenza di politica esteradell'UE. Cio' comporta un adeguamento delle dotazioni dibilancio, soprattutto dei programmi di cooperazioneterritoriale a dimensione multilaterale (almeno 10%) - come CBCEMPI MED - e la liberazione dalle gabbie chilometriche che nehanno quasi vanificato l'efficacia nel Mediterraneo, nonche' lapossibilita' di integrare gli interventi della Coesione internaall'UE con quelli della Prossimita' considerando che con laSponda Sud - resa omogenea dalla democrazia - si deverealizzare l'estensione della politica di coesione e diconvergenza , con la condivisione di tutto , salvo leIstituzioni. 12. Dovranno altresi' essere valorizzati gli strumenti perl'attuazione delle attivita' transnazionali, prima di tutto iGECT istituiti con il Reg.to 1082/2006, che vanno aperti alpiu' presto ad una larga partecipazione della Sponda Sud, comedel resto gia' proposto dalla Commissione in sede di modificadel Regolamento. Vanno infine favorite trasversalmente in ognipolitica le strategie integrate di bacino che, come nelBaltico, mettono al lavoro intorno allo stesso tavolo tutti ilivelli di governance ed ai soggetti capaci di contribuire allosviluppo per elaborare un piano comune mediterraneo, finoraimpedito dalla bilateralita' dei rapporti. Cio' anche perrafforzare con una proposta dal basso l'Unione per ilMediterraneo. 13. Per meglio focalizzare e raggiungere questi obiettivi,potra' risultare assai efficace un coordinamento stabile, unastruttura leggera permanente nell'ambito del Segretariatodell'Unione per il Mediterraneo, che dovra' per questoavvalersi di un congruo numero di esperti regionali distaccatie con almeno uno dei vice-segretari aggiunti espresso dalleRegioni. 14. Alle Regioni ed ai popoli mediterranei proponiamo difar parte di una Comunita' di territori da rendere sempre piu'vicini ed omogenei, pur rispettando e valorizzando la ricchezzadelle diversita', per costruire insieme pace, democrazia esviluppo condiviso, partendo da una Rete delle Reti costituitada un coordinamento di tutte le Reti Mediterranee gia'operanti, orientate da indirizzi strategici comuni e condivisi. 15. All'Unione Europea proponiamo di favorire lamultilateralita' dei partenariati, investendo quanto necessarioin una politica di prossimita' sempre piu' simile ed integratacon quella di coesione cogestita come strategia di bacino. Sipotra' cosi' riproporre ed offrire ancora una volta all'Europae al mondo un modello di sviluppo, alternativo a quello che haprodotto la crisi con la speculazione finanziariainternazionale, fondato sul territorio e sugli altri valoripresenti nel Mediterraneo, come la famiglia, le religioni, lecomunita' locali, la solidarieta', la creativita', i dirittiumani, le liberta' civili, armonicamente coniugate conl'innovazione e la competitivita', non fine a se stessa ma alservizio dell'Uomo. 16. Si propone che nel 2012 - possibilmente durante laPresidenza di Cipro del Consiglio dell'Unione Europea, sisvolga una Conferenza interistituzionale mediterranea comeseconda edizione di questa di Catania, volta a verificare lostato di maturazione della strategia integrata di Bacino. (AGI).