CAMILLERI, INVIDIO CINEMA DEL GIOVANE MONTALBANO

(AGI) - Roma, 5 nov. - "Un po' invidio il cinema che ha vistoMontalbano. Lui e' nato nel 1950 e anche ammettendo che sia unprecoce frequentatore di cinema, ha davanti a se' una grandeproduzione. Quando io avevo sei anni invece, il cinema eraquello che era e la scelta sulla base di quello che arrivava inItalia era piuttosto limitata". Lo ha detto lo scrittore AndreaCamilleri rispondendo ad una domanda sugli eventuali 'gusti'cinematografici di Montalbano, in occasione di un incontro coni giovani che si e' svolto alla Festa del Internazionale delFilm di Roma.

CAMILLERI, INVIDIO CINEMA DEL GIOVANE MONTALBANO

(AGI) - Roma, 5 nov. - "Un po' invidio il cinema che ha vistoMontalbano. Lui e' nato nel 1950 e anche ammettendo che sia unprecoce frequentatore di cinema, ha davanti a se' una grandeproduzione. Quando io avevo sei anni invece, il cinema eraquello che era e la scelta sulla base di quello che arrivava inItalia era piuttosto limitata". Lo ha detto lo scrittore AndreaCamilleri rispondendo ad una domanda sugli eventuali 'gusti'cinematografici di Montalbano, in occasione di un incontro coni giovani che si e' svolto alla Festa del Internazionale delFilm di Roma. "Al cinema di Porto Empedocle, la mia citta',arrivavano film di serie B o americani o i prodotti dellanascente industria italiana e tedesca. Una pausa - ha spiegato- c'e' stata nel 1938,inspiegabilmente, quando sono arrivati ifilm del fronte popolare francese. Allora, ci siamo resi contoche c'era un altro mondo. Poi quei film sparirono". Camilleri,sottolinea quindi che il suo Montalbano, a differenza di chi loha creato, "nel 1960, ha a disposizione tutta la produzioneeuropea ed extraeuropea e rischia di subire una saturazione.Quando ha 12 anni poi, c'e' anche la tv. Io invece avevo laradio e la lettura. La mia generazione - ha detto ancora -nella sua infanzia non e' stata funestata dai vaccini. Mi sonopreso tutte le malattie del caso. Era una meraviglia! Me nestavo a casa anche dieci giorni e leggevo fumetti, libri, mifacevo cioe', una 'culturina' per fatti miei, fra una malattiae l'altra. Voi cari miei, fate i vaccini e andate a scuolasempre, tutti i giorni". Lo scrittore racconta ai giovani ilcinema della sua infanzia e adolescenza, quello visto al'Cinema - Teatro Mezzano' di Porto Empedocle dove "venivanoproiettati film della Horse Opera che poi sarebbero diventatigli Western. Il cinema di quegli anni? Era soprattutto ingenuoe americano. Vedevo anche i film di Tarzan. Era un cinemamanicheo, dove c'erano i buoni e i cattivi. Poi sono arrivati ifilm di Blasetti, Mario Camerini con 'Gli uomini cheMascalzoni'. Durante il fascismo andava di moda ladimostrazione di forza maschile, ma Camerini, con quel film,dimostro' di avere una poetica attenta, fatta di piccole cose.Del resto, lui era il poeta del proletariato vicino allapiccola borghesia". Poi, racconta ancora lo scrittore,"arrivarono le direttive da seguire: l'Italia divenne ilmigliore dei Paesi possibili, veniva dato grande risalto allafamiglia, a chi faceva figli. Chi non era sposato faceva vitadura, come un fumatore di oggi.... Non era possibilel'adulterio. Con l'epoca dei telefoni bianchi,tutte le passioniextraconiugali si ritrovano a Budapest che diventa il paese deicornuti e delle cornute...". (AGI)