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Finardi, "ho vinto Sanremo"; pubblico da indipendente

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Finardi, ho vinto Sanremo; pubblico da indipendente

15:32 03 FEB 2012

(3 febbraio)  - Dice che il suo Sanremo l'ha "gia' vinto" perche' ci arriva con un'etichetta indipendente, che e' "gia' un successo" e perche' vi approda da editore. Il camaleontico Eugenio Finardi fa mostra della nuova pelle, quella che alla soglia dei sessanta anni lo porta a sfornare un triplo cd di repertorio ricco di collaborazioni e, dopo aver sperimentato gran parte dello sperimentabile nel corso di una lunga carriera (dal Fado al Blues, dalla Musica sacra al Teatro di prosa fino alla Classica contemporanea), lo vede in procinto di fare "un passaggio" all'Ariston con una canzone non sua. Egenio Finardi, nuovo capitolo, insomma. Col doppio titolo: da un lato l'appellativo 'sessanta' - omaggio evidente all'eta' che ha il sapore del punto fermo dal quale voltarsi e valutare, recuperare e attualizzare un materiale sconfinato - che troneggia sul trittico discografico in uscita per la Cramps il prossimo 15 febbraio; dall'altro l'evocativo 'E tu lo chiami Dio', il brano festivaliero a firma di Roberta Di Lorenzo della quale Finardi si vanta di aver "subito intuito la capacita' compositiva" al punto da aver prodotto il suo primo album. "E' un brano di cui sono editore - ha detto - e questo e' gia' un successo. Una delle cose di cui vado fiero della mia carriera e' che ho saputo intuire e valorizzare talenti giovani. E' stato Morando a dirmi 'perche' non lo canti tu?'. E' impossibile dire di no a Morandi". Sanremo, dunque, vedra' un Finardi a colloquio con chi fa della fede un elemento chiaro e portante della propria vita, teorizzando che esista un nocciolo originario da condividere anche con chi non manifesta lo stesso zelo: "la canzone - ha spiegato - parte da una classica domanda, ovvero quale e' stato il senso di tutto? Credo che la spiritualita' sia una delle tante cose che appartengono all'uomo. E' un'apertura a chi crede. La spiritualita' e' di tutti gli uomini, anche di chi non crede, bisogna saperne rispettare le diverse modulazioni. E' una canzone che non vuol dividere, ma unire. Il mondo si e' ristretto improvvisamente negli ultimi 20 anni e ci troviamo a condividere con mille declinazioni dello stesso elemento. Pero' per quelle cose, come l'amore, che dovrebbero renderci tutti uguali, ci si ammazza".