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Cade un tabù, gli arbitri potranno parlare

Roma - Dalla prossima stagione gli arbitri del calcio italiano potranno parlare in tv. La fine di quello che è stato a lungo un tabù in Italia è stata preannunciata dal presidente dell'Aia, Marcello Nicchi, durante la trasmissione "Gr Parlamento-La politica nel pallone". "Non ci siamo lontani", ha spiegato Nicchi, "manca un passaggio, dobbiamo continuare a smorzare ogni polemica inutile: la prima cosa da rimuovere è che possano parlare prima che si sia espresso il giudice sportivo, senza inferferire sulle sue decisioni. Dalla prossima stagione si può cominciare di sicuro, in via sperimentale, in alcune partite". Una decisione che arriva nel pieno di una stagione con meno veleni e polemiche rispetto al passato. Più cauto Nicchi quando sull'uso della tecnologia: alla riunione dell'International Board di fine settimana si dovrebbe dare il via libera a nuove sperimentazioni (l'Italia si è già fatta avanti) oltre all'occhio di falco, una cauta apertura alla moviola che comunque non verrà impiegata prima di 3-4 anni. Il nuovo presidente della Fifa, Gianni Infantino, è a favore di un'estensione della tecnologia ."Attenzione a non confondere la tecnologia con la moviola", ha avvertito Nicchi, "se vogliamo parlare di tecnologia da applicare, se ne può parlare per vedere se la palla è uscita dal fondo o dal fallo laterale; si può applicare alla linea del fallo da rigore per vedere se un fallo è avvenuto dentro o fuori l'area, ma solo a tutte le situazioni di gioco fermo, perché si può chiedere alla tecnologia se un fallo è dentro o fuori l'area, ma non se è o meno fallo". (AGI)


29 febbraio 2016 ©