Foto: NSP / Science Photo Library  / AFP
Salute

Trovato il tallone d'Achille dei linfomi

Una ricerca italiana svela la "complessità" dei linfomi e raccomanda l'uso di "terapie combinate": un team di ricercatori dell'Ifom di Milano ha individuato alcuni meccanismi attraverso i quali la proteina Bcr controlla la crescita di forme aggressive di linfoma non-Hodgkin. I risultati indicano l'opportunità di monitorare con un semplice test di laboratorio l'espressione di Bcr nelle cellule tumorali a partire dalla diagnosi. I nuovi dati indicano anche come migliorare le attuali terapie per la cura di diverse forme di linfomi e leucemie, proponendo approcci terapeutici basati su combinazioni di farmaci.

a, The conditional λ-MYC;B1-8f mouse B-lymphoma model. b, Immunophenotypic characterization of B220+-gated tumour B cells from a representative λ-MYC;B1-8f tumour-bearing animal (thick black line). Comparison with splenic B220+-gated B…

I linfomi: tumori del sangue

La ricerca, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Nature, è stata possibile grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard e di Airc. I linfomi sono tumori del sangue che colpiscono comunemente uno dei principali attori del sistema immunitario: i linfociti B. Reclutati per difendere l'organismo dall'attacco di agenti quali virus e batteri, i linfociti B riconoscono gli intrusi catturandoli grazie a recettori esposti sulla loro superficie, detti immunoglobuline (o Bcr, da B cell receptor). L'intercettazione di patogeni da parte del Bcr stimola i linfociti a proliferare e quindi a rilasciare forme solubili delle stesse immunoglobuline che facilitano la rapida neutralizzazione dell'agente infettivo.

BCR-independent lymphomas potentiate GSK3β phosphorylation and MYC-controlled gene expression.

I linfociti B, mentre proliferano in risposta a un virus o batterio, acquisiscono mutazioni "benigne" a carico dei geni del Bcr, necessarie a migliorare l'efficienza nel legare e neutralizzare il patogeno. Questo processo, non scevro da errori, può, a bassa frequenza, causare mutazioni in geni diversi dal Bcr, che occasionalmente provocano l'insorgenza di linfomi o leucemie. In queste forme tumorali, il Bcr rimane espresso sulla superficie dei linfociti B neoplastici, favorendone la crescita. Ciò ha reso il Bcr un bersaglio elettivo della terapia di diverse forme di linfoma non-Hodgkin, nonché della leucemia linfatica cronica, la forma più comune di leucemia dell'adulto.

I risultati della ricerca italiana

I risultati dello studio - di cui è autore, assieme al suo gruppo di studio, Stefano Casola, direttore del programma "Immunologia molecolare e biologia dei linfomi" dell'Ifom di Milano, e rientrato in Italia grazie al supporto della Fondazione Armenise-Harvard - mettono in guardia dai potenziali rischi di terapie anti-Bcr, svelando, allo stesso tempo, strategie per rendere tali terapie più efficaci. Studiando in topi di laboratorio il linfoma di Burkitt, una forma aggressiva di linfoma non-Hodgkin, i ricercatori hanno notato che cellule tumorali private del Bcr continuavano sorprendentemente a crescere. Viceversa, le stesse soccombevano rapidamente quando conservavano il Bcr. I risultati hanno portato a ipotizzare che il Bcr avvantaggi le cellule di linfoma che lo esprimono e allo stesso tempo freni la crescita di quelle che lo perdono. Grazie alla consolidata e proficua collaborazione con il professor Fabio Facchetti dell'Università di Brescia, e il professor Maurilio Ponzoni dell'Università Vita Salute San Raffaele di Milano, si è rapidamente passati dallo studio in topi di laboratorio all'analisi di campioni umani di linfoma di Burkitt.

 Foto: NCI-ARNOLD / Phanie  / AFP
Linfociti (Afp) 

Il 'tallone di Achille' delle cellule di linfoma

Stefano Casola offre spunti di riflessione per nuove prospettive terapeutiche agli oncologi: "mentre i farmaci anti-Bcr inibiscono la maggioranza della popolazione tumorale di linfomi e leucemie che esprimono il Bcr, essi rischiano paradossalmente di favorire la crescita di rare cellule tumorali prive del Bcr, che a loro volta possono rendersi responsabili di una possibile ripresa della malattia". Lo studio pubblicato su Nature fornisce indicazioni su come sia possibile evitare questo scenario. "Grazie a studi in topi di laboratorio - chiarisce Casola - abbiamo identificato un tallone di Achille, per così dire, delle cellule di linfoma prive del Bcr. Abbiamo scoperto che queste cellule sono particolarmente sensibili a stress nutrizionali, e questo le rende bersagli preferenziali di farmaci quali la rapamicina".

Scenari futuri per terapie personalizzate

I risultati dello studio, se confermati in studi clinici prospettici, potrebbero portare alla revisione delle attuali procedure diagnostiche e terapeutiche di pazienti affetti da linfomi e leucemie a cellule B. Infatti, combinando un semplice test di laboratorio ad analisi istologiche su materiale ottenuto da biopsia o da un esame del sangue, si potrebbe monitorare lo stato del Bcr nella popolazione delle cellule tumorali. "Queste informazioni - conclude Casola - potrebbero aiutare l'oncologo a progettare terapie personalizzate in cui a inibitori farmacologici del Bcr possano eventualmente essere abbinati farmaci quali la rapamicina per combattere la complessità e l'eterogeneità del tumore". 


01 giugno 2017 ©