Salute

Gli energy drink non uccidono. Se non si esagera

Non avrebbe avuto patologie circolatorie pregresse Davis Allen Cripe, il sedicenne statunitense morto lo scorso aprile a scuola per un’aritmia cardiaca, successiva all’assunzione di due bevande ad alto contenuto di caffeina. Una notizia che ha riportato al centro del dibattito i possibili pericoli per la salute derivanti dagli energy drink, il cui consumo ha registrato un costante aumento negli ultimi anni, in particolare tra i più giovani. La caffeina presente in queste bevande aiuta infatti ad affrontare una notte di bagordi senza perdere colpi, contrastando lo stordimento indotto dall’alcol. 

Nessun pericolo se il consumo è moderato

Il boom di vendite conosciuto dagli energy drink negli ultimi anni, con tassi di crescita a doppia cifra, aveva messo in allerta le autorità sanitarie di mezzo mondo, tanto che, inizialmente, alcuni Paesi europei (tra i quali la Norvegia e Danimarca) avevano inizialmente vietato la vendita della Red Bull, il best seller di questa categoria di prodotti.

La Francia, in particolare, era preoccupata dalla presenza di taurina, o acido 2-amminoetanosolfonico (una sostanza sintetizzata in natura dal fegato dei mammiferi che non ha però effetti energizzanti ma antiossidanti). I contenuti di caffeina di una lattina standard di energy drink è infatti di poco inferiore ai 100 grammi, ossia equivalente a quello di una tazza di caffè.

Sia l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) che l’americana Food and Drug Administration (Fsa) finirono quindi per concludere che il consumo moderato di energy drink non può mettere a repentaglio la salute di una persona sana. Si tratta però di un tema ancora controverso.

La World Health Organization delle Nazioni Unite nel 2014 aveva chiesto limiti alla vendita ai minorenni, come avviene per il tabacco e gli alcolici. Un’altra agenzia del governo degli Stati Uniti, la Substance Abuse and Mental Health Services Administration (Samhsa) in un rapporto dello scorso marzo aveva affermato che dal 2007 al 2014 il numero delle persone ricoverate in ospedale per abuso di energy drink è raddoppiato.

E negli anni precedenti numerosi studi scientifici avevano messo in guardia contro l’eccessivo consumo di bevande energizzanti. Un esempio è l’articolo del 2013 del Journal of Amino Acids che, sulla base di ecografie doppler, legava l’abuso di energy drink a disfunzioni cardiache.

L'incognita è l'interazione tra gli ingredienti

Altri studi puntano invece l’indice sull’interazione tra la caffeina e altri ingredienti di questi prodotti, dalla taurina al guaranà, ammettendo che si tratta di una materia sulla quale non esistono ancora dati sufficienti a trarre conclusioni rigorose.

Nel frattempo i media continuano ad attribuire alcuni decessi, in particolare di giovani, al consumo di energy drink, a volte con eccesso di sensazionalismo. Molti dei ragazzi che, a leggere certi titoli, sono “morti dopo una Red Bull”, soffrivano di patologie cardiache congenite o erano in uno stato di disidratazione dopo aver consumato grandi quantità di alcol. In altri casi, però, attribuire con sicurezza i decessi ad altre cause diventa più difficile.

Si pensi al ventottenne australiano il cui cuore si arrestò nel 2007 dopo aver ingurgitato otto lattine di energy drink. “Le arterie del suo cuore erano completamente serrate”, spiega alla Cnn John Higgins, cardiologo della University of Texas Health Science Center in Houston, “quando sono riusciti ad aprirle, tutti i test hanno rivelato che non c’era nulla di sbagliato in quella persona tranne gli elevati livelli di caffeina e taurina”.

 


17 maggio 2017 ©