AMORE E LOTTA
CLAUDIO LOLLI IN TOUR

(5 novembre) - Claudio Lolli riprende il tour interrotto prima dell'estate. Domani sera prima tappa a Napoli (e poi il 5 dicembre a Trieste e il 16 gennaio a Torino) per un concerto che vuol mettere in primo piano la curiosita' e il senso critico. Sono questi i grandi temi assenti nel nostro paese e l'antidoto puo' anche essere una chiaccherata con un grande autore di canzoni, un insegnante amatissimo dai suoi studenti. A seguire il live con le canzoni d'amore e di lotta. Il cantautore bolognese, cantore assieme a Gianfranco Manfredi della rivolta studentesca del 1977, e' oggi infatti un insegnante di italiano latino e storia in un liceo bolognese e un poeta che racconta le sue storie n concerto. Che non manca di pubblicare dischi, ma solo quando ha qualcosa da dire. Canzoni esplicitamente sociali e con un retrogusto politico di assoluta coerenza con idee professate fin dagli anni Settanta, fin dai tempi degli "zingari felici". L'incontro con Lolli e' in un bar stranamente silenzioso vicino la stazione Termini di Roma. Il cantautore e' piu che soddisfatto dei buoni risultati di vendita che sta ottenendo "Love Songs", il disco realizzato assieme al chitarrista Paolo Capodacqua e al sassofonista Nicola Alesini, un album uscito il 25 aprile che celebra, attraverso nuovi arrangiamenti, le canzoni d'amore che appartengono al suo repertorio. Perche' pubblicare un disco con le proprie canzoni d'amore? Il professore ci pensa un po' e poi rilancia le note che aprono il libretto del cd. "Nelle ultime malebolge - racconta Lolli - Dante metteva i seminatori di zizzania, i fomentatori di odio, i dispensatori di disamore. Sintonizziamoci su 'Radio Padania Libera' e capiremo benissimo , se ancora non lo abbiamo capito, cos'e' l'odio moderno, cos'e' la nostra colonna sonora infame". Allora "ci vogliono degli anticorpi e questo disco, sostanzialmente antileghista e passionale, vuole essere proprio questo: un anticorpo politico-erotico contro il normale odio diffuso tra gli esseri umani, di qualsiasi razza, sesso, colore". E sintetizza: "Sara' banale, evangelico, ecumenico e ingenuo ma forse parlare d'amore oggi puo' avere una valenza eversiva". Invece l'Italia parla ormai un'altra lingua. Lotta senza quartiere all'immigrazione, imbarcazioni che trasportano disperati d'ogni colore lasciate in balia delle onde del mare. "Credo - commenta Lolli scuotendo capelli ancora lunghi - che dovremmo accogliere gli immigrati che fuggono dai loro paesi in cerca di un mondo migliore. Dovremmo farlo per ricordare le tante vie della croce percorse dai nostri emigranti. E poi penso che sarebbe giusto ridare all'Africa almeno il 10% di quanto le abbiamo rubato nei secoli trascorsi, all'epoca del colonialismo. Direi che sarebbe una sorta di risarcimento". Eppure i giovani latitano. Dopo decenni colmi di indignazione, proteste contro ogni abuso, le giovani generazioni sembrano guardare altrove, sembrano aver alzato bandiera bianca. Da insegnante, Claudio Lolli ha un osservatorio privilegiato sul mondo giovanile,. "Si trovano bene a far parte di un sistema e se poi questo sistema funziona trovano positivo collaborare, essere delle rotelline: star fuori non e' nelle loro corde". Un rimprovero? "No, una constatazione. Ai giovani posso fare al massimo un appunto: leggono poco e stanno perdendo il contatto con il mondo delle parole. Non capiscono la poesia con i suoi chiaroscuri. Si esprimono con i mezzi della tecnologia e spesso faticano a scrivere e parlare". Senza mai dimenticare - conclude il poeta-cantautore - che non hanno mai scritto una lettera d'amore e che non hanno mai vissuto l'ansia nell'attesa di una risposta. (Cesare Vanzella)
