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BUONA LA PRIMA: “FINE PENA MAI” 

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<font color=#ff0000>BUONA LA PRIMA</font><font color=#000000>:</font> “FINE PENA MAI” 

12:58 08 FEB 2007

Davide Barletti (Lecce 1972) e Lorenzo Conte (Roma 1974) fondatori, insieme a Edoardo Cicchetti e Mattia Mariani, della società di produzione Fluid Video Crew che ha realizzato dal 1995 ad oggi rassegne culturali, cortometraggi, documentari, serie televisive, premiati in importanti festival di tutto il mondo e trasmessi da canali nazionali, internazionali e satellitari. Vincono nel 1997, come migliore opera, il “Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini Arcipelago” di Roma con il documentario “Shquiperia-Albania”. Nel 2001 si aggiudicano il Premio come  migliore film al “Festival Merano Tv”  e al “Milano Film Festival” con il documentario “I Fantasisti - Le vere storie del calcio Napoli”. Nel 2003 con il cortometraggio “Gli ultracorpi della porta accanto” vincono il “Festival di Cinema di Confine, Città di Bolzano”. Nel 2003 con “Italian Sud-Est” - il loro primo lungometraggio di docu-fiction distribuito dalla Pablo- partecipano al “60° Festival  di Arte Cinematografica di Venezia”. Realizzano dal 2005 due nuovi lavori con coproduzioni internazionali: “Alone Across Egnatia” un viaggio dal Salento ad Istanbul lungo l’antica via Egnatia e “Paloma” un ritratto di Buenos Aires dagli anni novanta ad oggi. “Fine pena mai” e’ il loro primo lungometraggio di fiction.

Perche’ avete deciso di portare sullo schermo questa storia?

“Ci abbiamo pensato da quattro anni. L’idea è nata mentre usciva “Italian Sud Est”: avevamo ‘raccontato’ un Salento fantastico, allegorico, grottesco. Ma sentivamo che mancava qualcosa: il lato oscuro, rimosso a livello sociale, giornalistico, storico. La comunità ha rimosso il fatto di essere stata teatro della nascita di una mafia particolare, senza radici, in una regione priva di retroterra mafioso, una mafia post-moderna”.

Nel film rivelate una mafia post-moderna.

“Sì, la Sacra Corona Unita è nata negli anni 80, in concomitanza con l’assalto al territorio. Per darsi un’identità ha mutuato i rituali da altre mafie. La società era impreparata proprio per la grande rapidità con cui si è manifestata. Questo però non è il cuore del film, ma solo il contesto in cui si muovono i personaggi. La Puglia era un’isola felice, la California del Sud. Poi il flusso di denari pubblici, l’abusivismo... hanno creato un’enorme zona grigia dove il crimine si è attestato. Ma la SCU degli anni 80 non esiste più, sconfitta dall’azione della magistratura e dai maxi processi degli anni 90. Poi ne è risorta una diversa, per il rapporto con i Balcani. E ora forse è ancora diversa. Ma questo, lo ripetiamo, è il contesto, lo sfondo sociale. A noi interessava la parabola umana di uno che ha “incarnato” un personaggio, anche con disperazione”.

Che cosa vi ha attratto di questi personaggi?  

“Di Antonio Perrone ci ha colpito la parabola: era un ragazzo come tanti altri. Sia lui, che Daniela, sua moglie, venivano da famiglie benestanti. E insieme, hanno cominciato con l’uso delle droghe, in questi primi anni 80, anni dello sbando, di vuoto, da cui inizia la loro parabola-discesa verso il baratro. E lui tragicamente si trova a “interpretare” un personaggio, fino a identificarsi in quello del boss mafioso. Ma senza alcun clichet del mafioso (come la coppola o l’estrazione contadina o l’ignoranza). Attraverso il suo libro – diretto, senza vittimismi – si è come squarciato un mondo finito nell’oblio, si sono rivelati anni mai raccontati”.

Come mai la scelta della voce fuori campo che racconta e commenta?

“È una voce di realtà, sono parole di Antonio Perrone, tratte dal suo libro. La nostra anima di documentaristi, il nostro modo di accostarci alle questioni ci ha permesso di ricostruire la vicenda. La sceneggiatura non è scritta a tavolino, ma nasce da tutto quello che avevamo raccolto in questi quattro anni. E tuttavia è un film, noi siamo il filtro. Perciò abbiamo voluto restituire in un documentario, di prossima uscita, tutto quello che il film non ha voluto avere. Sarà un documentario incentrato su Daniela, la moglie di Perrone. Filmando lei, con la sua incredibile e tormentata storia, per raccogliere i materiali sul film, ci è venuta l’idea di farne un uso a parte. Così ne è nato un documentario che uscirà separatamente dal film e che offrirà tutti i materiali documentari raccolti.”

Come vi sieti divisi il lavoro sul set?

“Come viene! Di sicuro non una scena per uno! Scherzi a parte, di solito uno dei due si dedica agli attori e l’altro all’inquadratura, alle luci. E viceversa, dipende dalla “distribuzione dell’ansia”. Sul set sembra un gran casino, ma organizzato. Chi ci vede si diverte. Il fatto è che lavoriamo insieme da 13 anni e ci capiamo senza parlarci”.

Passando dal documentario alla fiction avete dovuto dirigere gli attori. Tra loro due ‘pezzi grossi’ come Claudio Santamaria e Valentina Cervi. Com’è andata?

“Eravamo preoccupati all’idea di lavorare con loro due, ma sono stati stupendi e ci hanno subito messo a nostro agi. Sul set c’e’ sempre stata grande armonia e tutti erano attenti e avevano voglia di imparare. Come dice Claudio Santamaria, il film era un work in progress: gli attori hanno portato il loro contributo e talvolta sono state apportate modifiche alla sceneggiatura. Di sicuro il fatto di aver lavorato da documentaristi e realizzato interviste e ricerche ci ha permesso di dare agli attori moltissimo materiale. Poi il resto e’ frutto della loro bravura, noi siamo stati solo bravi a scegliere gli interpreti”.

Il sito internet dei registi è: www.fluidvideocrew.it mentre l'indirizzo e-mail è: fluidvideocrew@hotmail.com

(Febbraio 2008)

VEDI IL TRAILER DEL FILM SU YOUTUBE

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