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"TROPA DE ELITE"
VINCE L'ORSO D'ORO

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TROPA DE ELITE VINCE LORSO DORO

12:58 08 FEB 2007

Una conferma e una sorpresa alla 58ma edizione della Berlinale: nessun premio per l'Italia (ne' grande ne' piccolo) e Orso d'Oro a un film al di fuori da tutti i pronostici, il brasiliano "Tropa de Elite" (Squadra d'elite). Il film di Jose' Padilha, che  racconta la brutalita' della polizia nelle favelas di Rio de Janeiro, ha vinto a sorpresa l'Orso d'oro battendo i piu' quotati "Happy-Go-Lucky" di Mike Leigh e "Il petroliere" di Paul Thomas Anderson. Quest'ultimo ha comunque vinto l'Orso d'argento per la miglior regia con la pellicola che aveva fruttato al suo interprete, Daniel Day Lewis, il Golden Globe per miglior attore e la nomination all'Oscar. A questi due riconoscimenti, pero', per l'attore irlandese non si aggiunge quello di miglior attore  alla Berlinale: l'iraniano Reza Najie ha conquistato l'Orso d'argento per l'interpretazione di un allevatore di ostriche in "La canzone dei passeri". Tra le donne, la britannica Sally Hawkins ha vinto quale migliore attrice per l'interpretazione di  un'insegnante inguaribile ottimista ne "Happy-Go-Lucky" di Mike Leigh.

La vittoria di "Tropa de Elite" e' sorprendente perche' le scene di violenza nel film avevano scatenato polemiche sulla stampa tedesca e avevano turbato il pubblico. Il quotidiano 'Tagesspiegel' rimproverava al regista di prendere "troppo poco le  distanze dal fascino esercitato dall'addestramento militare e lo spirito di corpo della squadra di polizia". In un'intervista allo stesso giornale, Padilha difendeva la sua scelta artistica nel mostrare "in maniera molto diretta la violenza e la  corruzione della polizia" di Rio de Janeiro. "I conflitti violenti in ogni societa' sono la regola e non l'eccezione, come confermano biologi e antropologi occorrono condizioni particolari, affinche' una societa' possa vivere in pace, si tratta di un  fatto storico" aveva detto il regista contestando l'equazione tra poverta' e violenza, poiche' "in molte citta' del mondo c'e' piu' poverta' che a Rio e a San Paolo, ma meno violenza. Lo scorso anno i poliziotti brasiliani hanno ammazzato piu' di mille  persone, negli Stati Uniti i morti sono stati 200, ma con una popolazione di 300 milioni di persone".

Il Premio speciale della giuria e' andato al documentario sulle torture nel carcere di Abu Ghraib 'Standard Operating Procedure' (Una procedura standard). Il film, aveva detto il regista Errol Morris, e' nato dall'orrore per le conseguenze dell'intervento americano in Iraq. Durante la conferenza stampa di presentazione del documentario accolto per la prima volta in concorso in un festival internazionale, il regista era stato esplicito: "A motivarmi - aveva detto - e' stato l'orrore per la  politica estera americana. C'e' qualcosa di pazzesco, quando in una democrazia le torture vengono definite una cosa normale". Tra le scene piu' disarmanti del film ci sono le interviste con le tre ex soldatesse protagoniste di quelle torture, l'allora  ventenne Lynndie England e le altre due giovanissime colleghe, Sabrina Harman e Megan Ambuhl. "Quando sono arrivata ad Abu Ghraib - ricorda la England nel film - le sevizie dei prigionieri si praticavano gia'. All'inizio mi sembro' sbagliato, ma la  realta' era quella". Non restava, dunque, che adattarsi. Allucinante e' l'ammissione di una sua collega, quando nel film le viene chiesto perche' sorridesse nelle foto scattate: "si ride sempre quando si e' in posa per una foto". Il soldato Javal Davis  racconta invece che per torturare i prigionieri iracheni, piu' che la musica heavy metal a tutto volume, "era meglio usare il country & western, funzionava meglio".

A bocca asciutta l'Italia, che nutriva speranze per la categoria del miglior attore con Nanni Moretti che aveva ben impressionato per l'interpretazione di Pietro Paladini in "Caos calmo".