STALLONE, JOHN RAMBO
NELL'INFERNO BIRMANO
12:58 08 FEB 2007
"Dopo vent'anni Rambo torna nel suo inferno personale, nel bel mezzo dell'unica guerra che prosegue ininterrottamente da 60 anni, la guerra civile in Birmania. E il messaggio che vuole dare e' che non si puo' modificare il mondo, ma possiamo modificare noi stessi". Sylvester Stallone racconta ai tanti giornalisti presenti, in occasione della presentazione romana di "John Rambo", il quarto della serie, in uscita in circa 500 sale il prossimo 22 febbraio, uno degli aspetti del film di cui e' anche regista e sceneggiatore. In un crescendo di violenza, con immagini spesso "splatter", il film racconta la storia di un gruppo di missionari che chiede al vecchio Rambo, barcaiolo e cacciatore di serpenti in Birmania, di portarlo in un villaggio. L'esercito distruggera' tutto, massacrera' gli abitanti (con tanto di immagini di teste e membra mozzate, di bambini massacrati, ecc.) e prendera' in ostaggio i missionari. Rambo e un gruppo di mercenari americani andranno a riprenderli in un tripudio di violenza e sangue. Un trend che dal 1982 ad oggi e' cresciuto in maniera esponenziale: uno studioso americano si e' divertito a calcolare che nei film di Rambo muoiono 2,59 persone al minuto.
"La rappresentazione della violenza - spiega Stallone - non e' affatto gratuita, ma e' mostrata esattamente come viene perpetrata in quel paese. Ho fatto questo film anche perche' credo che possa servire ad educare e sensibilizzare l'opinione pubblica su una guerra dimenticata. Il mondo conosce le tragedie del Darfour, della Somalia, dell'Iraq, dell'Afghanistan, ma in pochi sanno cosa succede in Birmania. Recentemente - aggiunge - sono scomparsi migliaia di monaci buddisti che protestavano contro il regime, ma ufficialmente il loro numero non supera le poche decine".
A sessantuno anni Sylvester Stallone si e' calato di nuovo nei due personaggi che lo hanno reso ricco e famoso. Dopo "Rocky Balboa", ultimo della serie sul campione di pugilato, col quale "Sly" si e' definitivamente congedato lo scorso anno, arriva "John Rambo" che nelle intenzioni della viglia voleva essere l'ultimo episodio di una saga iniziata 26 anni fa. "Questa era l'idea iniziale - confessa ai giornalisti - ma devo ammettere che se penso di abbandonare per sempre Rambo, mi deprimo. Alla fine di questo quarto film il protagonista torna a casa. Vuole essere il simbolo che la vita ricomincia. Avevo anche girato una scena in cui si vede da lontano il padre, un vecchio indiano, ma non l'ho usata. Non ho usato neppure le tante idee che mi sono venute durante le riprese. Probabilmente - annuncia - le usero' un'altra volta".
(di Andrea Cauti)
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