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BUONA LA PRIMA: “PARLAMI D’AMORE”

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<font color=#ff0000>BUONA LA PRIMA:</font> “PARLAMI D’AMORE”

12:58 08 FEB 2007

(di ANDREA CAUTI) - Silvio Muccino, 26 anni ad aprile, a soli 17 anni collabora alla sceneggiatura ed esordisce come attore protagonista in “Come te nessuno mai” del fratello Gabriele. Inizia una carriera di attore ricca di soddisfazioni malgrado i pochi film fatti. Lavora ancora col fratello ne “L’ultimo bacio” e in “Ricordati di me”, poi con Roman Coppola (figlio di Francis) in “CQ” e Dario Argento ne “Il cartaio”, quindi con Veronesi in “Che ne sara’ di noi” (dove e’ anche sceneggiatore) e “Manuale d’amore”. Con Carlo Verdone iscrive e interpreta “Il mio miglior nemico”, altro film campione d’incassi. Nel 2006 pubblica con Carla Vangelista il romanzo “Manuale d’amore” che vende circa 400mila copie. Dirige diversi videoclip per i Negramaro, gli Stadio, Gianluca Grignani e Ligabue. Nel 2008 esce il suo primo film da regista, tratto dal suo romanzo, “Manuale d’amore”.

Cosa l’ha spinta a mettersi in gioco passando dietro la macchina da presa?
“Essendo un attore e, all’occasione, anche sceneggiatore, avevo sperimentato l’inevitabile frustrazione di chi racconta e interpreta le sue storie sapendo che la realizzazione vera e’ affidata al regista. “Parlami d’amore” mi ha portato a rivestire prima il ruolo di autore e poi, piano piano, mi ha condotto per mano verso quello che si e’ rivelato un destino inappellabile: essere anche regista di questa mia storia. Nel passaggio dal libro alla sceneggiatura sono stati ovviamente apportati dei cambiamenti e, di conseguenza, piu’ che una sceneggiatura tratta dal libro, si puo’ parlare di un film liberamente tratto dalla storia. Per due anni mi sono concentrato solo su questo film e ho cercato di adattare per il cinema un testo di 400 pagine, cosa che neppure mio fratello Gabriele credeva possibile. Poi ho cercato di mettere tutto dentro e questo e’ il pregio e il limite di un esordio”.

Lei e’ un cinefilo. Quali generi l’anno influenzata nel suo primo film?
"Il cinema a cui faccio riferimento e’ quello della Nouvelle Vague francese, soprattutto di Godard, un cinema che ha grande rispetto per l'amore, in maniera molto diversa che non in Italia. Nel film racconto quelle suggestioni e la fotografia vuol essere estetizzante come nei film di Bertolucci.  Ho scelto dei grandi esempi a cui ispirarmi. C’e’ una delle prime sequenze del film, quella di Sasha e Nicole che camminano su un ponte, che si ispira al film “Fino all’ultimo respiro” di Godard, dove Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg camminano e dialogano di spalle sugli Champs-Elyse’es. Ho fatto riferimento a film come “Harold e Maude”, perche’ vorrei considerarlo il nonno di questa storia. Quel film, cosi’ come “Parlami d’amore”, racconta di un amore libero e rivoluzionario che non bada all’eta’ o alla forma. E poi Bertolucci che io amo sopra ogni cosa. E’ un vero maestro e non nego di essermi nutrito del suo cinema, delle sue musiche e dei suoi personaggi, al punto che anche gli ambienti e gli interni notte di “Parlami d’amore” sono ispirati ai suoi film. La camera da letto, ad esempio, per me e’ un tributo a “Ultimo tango a Parigi”. C’e’ una scena dove Sasha viene picchiato sul ciglio di una strada ed e’ una citazione di “Il conformista”. Ci sono anche riferimenti di altra natura, come il primo film di Alfonso Cuaro’n, “Paradiso perduto”, che mi ha ispirato una scena tra Sasha e Nicole”.

Anche per la musica ha tratto ispirazione dal cinema del passato.
“Per la colonna sonora ho attinto a piene mani dal cinema americano degli anni ’70 che rappresenta un mondo unico e irripetibile: “Harold e Maude”, “Tornando a casa” e “Una squillo per l’ispettore Klute”; tutti film meravigliosi con musiche e personaggi unici. Le musiche dei Jefferson Airplane, Buffalo Springfield, Bobby Hebb. “Sunny” di Bobby Hebb e’ una delle canzoni usate durante un ballo tra Sasha e Nicole. Si tratta di canzoni che piu’ che raccontare un periodo, secondo me, raccontano uno stato d’animo, una liberta’ sentimentale e di pensiero che oggi abbiamo in qualche modo perso”.

Come ha lavorato con gli attori sul set? Silvio Muccino assomiglia al fratello Gabriele?
“Sul set sono un po' piu’ esigente di lui, ma ugualmente felice di dedicarmi totalmente, di darmi completamente al film. Abbiamo modi diversi di girare, ma pretendiamo entrambi molto da noi stessi e dai  nostri attori. Malgrado dieci anni di cinema, ho fatto praticamente solo cinque film: pochi ma buoni, evidentemente. E su ogni set ho rubato; con tutti i registi che mi hanno diretto ho imparato qualcosa e credo che in “Parlami d'amore”  abbia messo tutto quello che ho preso a Gabriele, a Verdone, a Veronesi. Il cast artistico di questo film e’ stato quanto di meglio un regista potesse sperare. Lavorare con Aitana Sanchez e Carolina Crescentini e’ stata un’esperienza indimenticabile, sia per l’enorme amore che riversano in questo lavoro, sia per la semplicita’ e l’immediatezza di cui sono dotate. Inoltre ho avuto il privilegio di dirigere Geraldine Chaplin e la cosa, devo ammettere, mi ha fatto un certo effetto. Per quanto riguarda gli uomini, Giorgio Colangeli aveva un compito non facile: il suo personaggio lo aspetti per tutto il film, e quando finalmente arriva ti aspetti una grande performance. E lui c’e’ riuscito perche’ e’ un grande attore. Max Mazzotta, nella parte di Fabrizio, mi ha stupito quando mi ha detto che era al suo primo ruolo drammatico. Max e’ un attore comico eccezionale, ma possiede anche una notevole predisposizione al dramma; il suo provino e’ stato talmente toccante che era come se non avesse fatto altro per tutta la vita.  E poi c’e’ Flavio Parenti, la vera sorpresa del film. Flavio proviene dal mondo del teatro e alla sua prima esperienza cinematografica ha rivelato un modo assolutamente unico e particolare di recitare. Possiede carisma e una fisicita’ incredibile. E cosi’ tutti gli altri, come Andrea Renzi con cui ho lavorato in grande sintonia”.

E’ vero che non ha permesso a suo fratello Gabriele di venire sul set?
"Sono state scritte cose inesatte sul mio rapporto con Gabriele. Non e' vero che il set era off-limit per lui. In realta' gli ho semplicemente chiesto di non venire per poter fare una cosa totalmente mia. Ogni opinione di una persona a cui  voglio bene, infatti, ha un'influenza enorme su di me. Pensate un po' che influenza poteva avere l'opinione di Gabriele! In ogni caso e’ stato uno di primi a vedere il film finito e una delle mie maggiori soddisfazioni e’ di averlo  fatto piangere. Si e’ commosso. E questo per me vale molto di piu’ di tante parole”.

Il film esce il giorno di San Valentino in 500 copie. Una storia che qualcuno gia’ ha definito anti-Moccia: una donna matura che si innamora di un ragazzo molto piu’ giovane. Sembra all’inverso la storia di “Scusa ma ti chiamo amore”. Che ne pensa?
“Il film parla d'amore a 360 gradi, del mio amore per la vita: volevo spiazzare i miei abituali fan raccontando una storia che faccia venir voglia di vivere, di amare, di rompere le barriere che ti imprigionano e superare quella paura che ti blocca impedendoti di metterti in gioco. Il mio film parla di tante cose: della paura del passato, della voglia di amare, del timore di mettersi in gioco e di concedersi completamente. E poi parla del senso di colpa, del fatto che noi possiamo chiudere con il passato, ma il passato non puo’ mai chiudere con noi. Per me l’amore non puo’ avere limiti di eta’ o altro perche’ e’ una bestia che ti obbliga a guardarti allo specchio e a tirar giu’ ogni muro, ad eliminare ogni protezione e metterti a nudo. E forse per questo e’ la cosa piu’ difficile”.

E difficile fare il regista quando ci si chiama Silvio Muccino?
“E' stato facile trovare i finanziamenti, ma non e’ tanto il nome a facilitare le cose e a convincere i produttori. Quello che conta veramente e’ quanto incassano i film che fai. Oltre alla forza della storia, naturalmente. A vent’anni mi avevano proposto gia’ di dirigere un film, ma non mi sentivo pronto. A 25 anni l’ho fatto e posso dire di aver avuto solo una grabnde preoccupazione: il mio maggior problema era proprio quello del nome: fare il regista quando ti chiami Muccino, con un fratello come il mio, rischia di diventare un'operazione kamikaze!”.

Febbraio 2008

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