Usa 2012: Romney all'assalto di Santorum, risale nei sondaggi
18:52 24 FEB 2012
(AGI/REUTERS) - Milford (Stati Uniti), 24 feb. - Uno-due in
meno di 24 ore di Mitt Romney contro Rick Santorum che, dopo la
tripletta del 7 febbraio scorso in Missouri, Minnesota e
Colorado, per il magnate convertito alla politica e' tornato a
essere l'avversario da battere, la nomination repubblicana alle
presidenziali Usa del 6 novembre come posta in palio. Romney
era gia' partito all'attacco contro il rivale nel dibattito
tenutosi ieri tra i candidati del Grand Old Party in Arizona,
dove martedi' prossimo andranno in scena le primarie. E oggi a
Milford, nel Michigan dove parimenti i sostenitori del Gop
voteranno il 28 febbraio, ha rinnovato l'assalto, tutto
imperniato sull'incoerenza e dunque l'inaffidabilita' di
Santorum, descritto in sostanza come un 'venduto'. Gettarla in
rissa aveva gia' giovato a Romney nel contrastare la rimonta di
Newt Gingrich, dopo l'exploit di questi nella South Carolina. E
la tattica dell'aggressione sembra pagare anche adesso, almeno
a giudicare dai sondaggi: i quali danno per il momento ancora
in testa lo stesso Santorum, tallonato dall'ex governatore del
Massachusetts, che tuttavia sta risalendo la china, lentamente
ma con costanza. Il suo distacco ora oscilla infatti tra i 3
punti percentuali indicati dal quotidiano 'Detroit Free Press'
e dall'emittente televisiva 'Wxyz', e i 4 rilevati
dall'American Research Group, mentre appena una settimana fa il
divario tra i contendenti era a due cifre. Inoltre, gran parte
degli interpellati hanno puntualizzato di non escludere di
cambiare cavallo in corsa, a riprova di quanto fluida e
mutevole sia la sensibilita' dell'elettorato conservatore
americano. Se poi si considera che i sondaggi medesimi sono
stati effettuati a dibattito in Arizona ancora in corso, non se
ne puo' che concludere che Romney ha davvero qualche buona
ragione per sperare.
Piu' ancora dell'Arizona, il Michigan e' uno Stato-chiave,
e per il multi-miliardario ha altresi' un indubbio valore
simbolico, essendovi egli nato e cresciuto, e avendovi fatto
una cospicua carriera suo padre: prima come alto dirigente
dell'industria automobilistica, croce e delizia dell'economia
locale, e poi come governatore, tuttora ricordato da molti
cittadini con gratitudine. Si tratta inoltre del viatico verso
l'atteso, temuto e cruciale Super-Martedi' del 6 marzo, quando
si andra' contestualmente alle urne in dieci Stati diversi,
parecchi dei quali di notevole peso politico. Nel dibattito a
Phoenix l'italo-americano Santorum (origine che non dovunque
negli Usa rappresenta un benefit) era stato costretto ad
ammettere di aver qualche volta dovuto appoggiare disegni di
legge che non gli piacevano: compresi alcuni che incrementavano
la spesa pubblica, o il debito federale, oppure che riformavano
l'istruzione. L'ex senatore della Pennsylvania si e'
giustificato sostenendo che la politica e' "un gioco di
suadra": e qui Romney l'ha impallinato. "Parla come se avesse
preso il singolo per una squadra", e' stato il suo sarcastico
controcanto. "Mi chiedo a quale squadra si riferisse. La mia
squadra", ha affondato il colpo, "e' il popolo americano, non
sono i faccendieri di Washington". (AGI)
A Milford, poi, Romney ha ripreso il filo dello sberleffo:
"Ieri sera uno dei candidati", ha rievocato, "ha descritto come
si vota contro i propri stessi principi. Certi politici", ha
concluso in tono sbrigativo, "vanno a Washington e votano per
cose nelle quali non credono". Lo stesso uditorio non era stato
scelto a caso: si trattava infatti di una riunione dei Tea
Party, cioe' di un potenziale elettorato del quale
l'ultra-cattolico Santorum, anti-abortista e restio persino a
riconoscere la piena parita' tra i sessi, proprio non puo'
permettersi di fare a meno. (AGI)
.
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