Politica

L'agenzia europea del farmaco poteva arrivare a Roma. Ma la Raggi non era interessata

Tra gli effetti collaterali della Brexit c'è anche lo spostamento della sede dell'Agenzia Europea del Farmaco. Milano è in lizza per l'Italia per tentare la successione alla capitale inglese, assieme a lei corrono città in Austria, Danimarca, Irlanda, Olanda, Portogallo, Svezia e Ungheria. La scorsa estate anche a Roma per un breve periodo si è parlato di una possibile candidatura, che però è ben presto tramontata per la differenza di vedute tra il Campidoglio e la Regione Lazio.

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A luglio scorso il governatore Pd Nicola Zingaretti, a quanto filtra, ha più volte cercato telefonicamente la sindaca Virginia Raggi per avviare la discussione per un possibile pressing sul governo a sostegno di una eventuale candidatura della Capitale. Il contatto però di fatto non c'è stato, così il presidente della Regione ha preso carta e penna e scritto alla sindaca sottolineando che: "Nel Lazio il comparto del farmaceutico e delle scienze della vita è tra i principali settori produttivi e di sviluppo".

Nel territorio regionale il settore farmaceutico conta oltre 22mila addetti, 300 imprese e otto miliardi di export. Il governatore Pd nella sua missiva ha sottolineato alla sindaca "l'opportunità di investimento nell'ospitare l'Agenzia europea del farmaco", con i suoi 700 dipendenti. Dal Campidoglio però non è mai arrivata una posizione ufficiale sul dossier, salvo far trapelare che la questione non era una priorità nelle prime settimane di governo cittadino a Cinque Stelle. Così la candidatura romana si è arenata sul nascere e il governo ha scelto di sostenere Milano. 

Come si sta muovendo Milano

lo scorso settembre il governo ha presentato ufficialmente la candidatura, sebbene l’accelerazione impressa da Bruxelles per chiudere la questione in tempi brevi ha fatto saltare il progetto, caldeggiato dal sindaco Beppe Sala, di utilizzare l’area di Rho-Pero dove verrà costruito lo Human Technopole, che non risulta ancora agibile.

La cabina di regia istituita lo scorso 3 febbraio a Roma sta quindi esaminando l’opzione alternativa proposta dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ovvero l’ex area Falck di Sesto San Giovanni, dove sorgerà una cittadella della sanità. I ricavi generati dall’indotto promettono di essere interessantissimi e la città che vincerà la partita è destinata a diventare un vero e proprio hub farmaceutico, che attrarrà conferenzieri, ricercatori e lobbisti da tutto il mondo. La concorrenza che Milano dovrà sbaragliare è però agguerritissima.


29 marzo 2017 ©