Politica

Ok Pd a stralcio adozioni, voto fiducia in settimana

Roma - Sarebbe "diabolico perseverare" con i 5 Stelle. Matteo Renzi parla ai senatori del Pd e indica ancora una volta - dopo la linea dettata domenica - qual è, a suo dire, l'unica strada da seguire per incassare il via libera sulle unioni civili. Ovvero, abbandonare i grillini inaffidabili e guardare ai voti della maggioranza, cercando l'accordo con Area popolare. Per fa questo, però, bisogna rinunciare alle adozioni, mette subito in chiaro il premier-segretario che conferma l'intenzione del governo a porre la fiducia: "è una scelta che comporta alcuni rischi, ma l'alternativa sarebbe la palude", spiega Renzi, convinto del fatto che ci sia "una strategia eterodiretta" per bloccare la legge. Al contrario, se si segue questa rotta, il provvedimento diventerà legge nel giro di due mesi. Renzi non nasconde le difficoltà, tanto da dare per scontate alcune defezioni tra le fila della maggioranza.

Tra queste, potrebbe esserci quella del senatore dem Manconi, ma la sinistra Pd non alza le barricate, anzi. Miguel Gotor spiega che non mancheranno i voti della minoranza dem, "voteremo la fiducia", nonostante la dura critica al "consegnarci mani e piedi a Ncd". E dai centristi arriva già un primo via libera di massima (in serata Alfano riunisce i gruppi parlamentari). Il capogruppo Schifani spiega infatti: "Si sta lavorando per arrivare a un testo condiviso, sono fiducioso. Ci sono tutte le condizioni per votare la fiducia in questa settimana".

Nel corso della giornata di domani il governo presenterà il maxiemendamento, che - come ha "garantito Renzi", riferisce Gotor - manterrà intatto l'impianto del ddl Cirinnà, in particolare sull'articolo 3, con l'aggiunta degli emendamenti Lumia, volti a mettere in sicurezza la legge dal rischio incostituzionalità in quanto tolgono dal testo ogni riferimento al codice civile e eliminano ogni equiparazione con il matrimonio. La stepchild adoption, invece, farà parte di un provvedimento ad hoc, ha garantito il capogruppo Zanda, al quale il Pd sta già lavorando, ha confermato Verini.

Dalla sinistra dem arriva il sì 'condizionatò: "leggeremo il testo del maxiemendamento per verificare che non venga stravolto l'impianto del ddl", il che significa nessun'altra concessione all'area cattolica e a Ncd, dopo lo stralcio delle adozioni. Su questa linea sia la minoranza Pd che i Giovani turchi. Insomma, fatte salve le differenti sfumature tra le diverse anime del Pd - la sinistra mugugna, mentre i cattodem esultano - i senatori si ricompattano sulla linea indicata da Renzi.

Protestano, invece, le opposizoni, grillini in testa, per la fiducia: "Non c'è nessuna giustificazione a mettere la fiducia, ma c'è tutto il tempo per un dibattito vero in Aula e il voto", doce la capogruppo catalgo, mentre Grillo lancia l'hashtag #chiedetescusaalM5S. Prima dell'assemblea Pd, a tenere banco è lo scontro tra il capogruppo dem e il presidente del Senato Pietro Grasso. Su richiesta di alcuni presidenti di forze delle opposizioni, Grasso riunisce la conferezna dei capigruppo in maniera informale e lì avverte che ha deciso di non considerare ammissibili tutti gli emendamenti 'canguro', a partire dal Marcucci fino a quelli di FI e Lega. Apriti cielo. Zanda protesta vistosamente ("la discussione avrebbe avuto un esito diverso se avessimo conosciuto questa decisione prima", dice ai giornalisti), Grasso difende la scelta e spiega che solo oggi è stato possibile assumere questa decisione e metterne a conoscenza il Senato. Infine, Grasso ha anche annunciato che i voti segreti saranno 5-6 al massimo. (AGI) 


23 febbraio 2016 ©