Politica

Renzi a Buenos Aires da Macri: legami, investimenti, 'Tango bond'

Roma - Investimenti, scambi commerciali e 'Tango bond'. Ma anche cultura e antichi legami di sangue. A poco più di tre mesi dall'ultima missione sud americana in Cile, Perù, Colombia e Cuba, Matteo Renzi torna in America Latina. Questa volta in Argentina, paese che ha con l'Italia una relazione sentimentale molto speciale. Primo leader europeo a sbarcare sul Rio della Plata in visita ufficiale dopo l'insediamento alla casa Rosada del conservatore Mauricio Macri, che a novembre scorso ha vinto le elezioni archiviando 12 anni di Kirchnersimo, Renzi arriverà a Buenos Aires lunedì con un'agenda fitta di incontri economici, istituzionali e simbolici, a partire dalla deposizione di una corona di fiori al monumento del generale Josè de San Martin, uno dei padri della indipendenza argentina. Il premier avrà poi un incontro con i giovani italiani ed italo-argentini, con la comunità italiana ed i suoi rappresentanti istituzionali alla scuola italiana "Cristoforo Colombo", visiterà il teatro Coliseo e la sede della società Dante Alighieri e concluderà la prima delle due giornate con una Lectio Magistralis alla facoltà di scienze economiche dell'Università di Buenos Aires. Il giorno dopo in mattinata Renzi visiterà il cantiere della linea ferroviaria "Sarmiento" e a mezzogiorno arriverà alla Casa Rosada, nella storica Plaza de Mayo, per l'incontro con il Presidente della Repubblica, Mauricio Macri. La relazione tra i due è solida, Renzi fu uno dei primi leader a chiamare il neo eletto presidente per complimentarsi della vittoria e l'amicizia risale ai tempi in cui l'uno era sindaco di Firenze, l'altro governatore della città di Buenos Aires.

I dossier sul tavolo sono molti, soprattutto di natura economica e commerciale: l'Argentina sta provando con fatica a dismettere i panni di debitore insolvente, sulla cui reputazione pesa il disastroso default del 2001 che lasciò il Paese in ginocchio, e di chiudere i contenziosi con i suoi creditori. Dopo gli anni di governo peronista - che guardava più all'alternativa bolivariana di Chavez, Correa e in parte del Brasile che a Washington - il governo di Macri sta negoziando a New York con i fondi che per anni, e ancora oggi, gli argentini chiamano 'fondi avvoltoiò, per dare all'esterno una dimostrazione di affidabilità finanziaria che gli consenta di tornare ad attrarre investimenti esteri. Cristina Kirchner si era sempre rifiutata di trattare con gli hedge fund, invocando la sovranità nazionale e rifiutando la legittimità di un giudice straniero. Ora il governo Macri, nell'alveo della tradizione neoliberista sud americana, mette sul piatto un risarcimento di 6,5 miliardi dollari. Renzi arriva a Buenos Aires proprio due settimane dopo l'accordo bilaterale raggiunto tra il governo argentino e la Tfa, la task force delle banche che rappresenta oltre 50 mila risparmiatori italiani che avevano investito in 'tango bond'. Il governo di Buenos Aires ha accettato di restituire in contanti il 150% del capitale investito, per un controvalore di 1,35 miliardi. Ma l'accordo dovrà passare attraverso le forche caudine del Congresso per essere approvato in via definitiva. Macri al momento non ha la maggioranza in Parlamento, anche se poche settimane fa un drappello di deputati ex Kirchneristi ha abbandonato la casa madre per costituire un gruppo autonomo. Gli osservatori di cose argentine sostengono che l'ok del Congresso arriverà, ma probabilmente Renzi vorrà chiedere a Macri rassicurazioni in questo senso.

La situazione economica in Argentina resta difficile, con un deficit al 7% del pil, un'inflazione altissima e oltre il 20% per cento degli argentini che vive in povertà. Gli anni della crisi globale hanno dato un colpo quasi mortale all'interscambio tra i due Paesi: secondo dati della Camera di Commercio Italiana in Argentina, dal 2008 al 2013, il commercio bilaterale nelle esportazioni è passato dal 22% al 4%, con una bilancia commerciale di questo periodo che lascia all'Argentina un deficit di 447 milioni di dollari. Dati più recenti parlano di un interscambio italo-argentino per il 2014 che ha visto calare l'export argentino verso l'Italia del 6,3% (1.094,7 milioni di dollari) e una sostanziale tenuta delle nostre esportazioni, in calo del 2,3% a 1.513,2 milioni di dollari. Ma l'Italia intende fare la sua parte e le più grandi aziende italiane sono già presenti nel Paese: da Techint a Pirelli, da Ferrero a Trevi fino a Salini. Dovrebbero prendere parte alla visita di Renzi rappresentanti di Cassa depositi e Prestiti e molti imprenditori italiani saranno a Buenos Aires ad accogliere il premier. La visita, poi, sarà solo il primo fondamentale passo diplomatico a cui seguirà una missione commerciale di sistema nei prossimi mesi, come è ormai abitudine del governo. "Abbiamo un vantaggio comparato da sfruttare", spiegano dall'esecutivo. E non a caso il governo italiano è il primo della Ue a incontrare Macri dopo la sua elezione. Dopo Renzi giungerà a Buenos Aires Francois Hollande, mentre le visite degli altri leader sono ancora da mettere in agenda. Sono due, secondo il governo italiano, i fattori che potrebbero favorire il clima economico: da una parte, il programma di liberalizzazioni e le misure per favorire gli investimenti annunciate e in parte già messe in campo da Macri; dall'altra, la nuova politica di eliminazione dei dazi che favorisce l'industria italiana e la sua vocazione alla trasformazione delle materie prime in prodotti raffinati. Elementi che fanno ben sperare sull'apertura di un nuovo corso del dialogo tra Italia e Argentina. Tanto che molti ritengono che il peso dei rapporti con Buenos Aires possa superare quello già consistente in atto con Teheran. Sia per motivi di affinità culturali che per corrispondenza delle filiere commerciali e industriali, l'Italia confida che l'Argentina possa essere la buona notizia inaspettata del 2016. (AGI) 


13 febbraio 2016 ©