Politica

Mani Pulite: Di Pietro, se c'era un Pupazzo non stava a Milano

Campobasso - "Le ultime rivelazioni giornalistiche confermano, ove ne fosse bisogno, che gli Stati Uniti furono fuori, non ebbero alcun ruolo nell'inchiesta di Mani Pulite. Io ho sempre lavorato senza condizionamenti interni ed esterni". Antonio Di Pietro, ex pm del pool di Milano, commenta all'Agi la rivelazione fatta da La Stampa. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano torinese, l'incaricato d'affari dell'ambasciata Usa in Italia, Daniel Serwer, cosi' scriveva nel 1993 in un rapporto inviato al Dipartimento di Stato: "Un protagonista dell'inchiesta 'potrebbe essere un pupazzo manovrato dagli Usa'". "Per quanto riguarda la mia posizione - spiega Di Pietro - le carte fanno emergere chiaramente che ho sempre agito autonomamente, senza alcun ordine o aiuto esterno. Il 'pupazzo' di cui si parla, ammesso che sia esistito, non stava certamente a Milano".

"Al di la' delle fantasie che l'argomento puo' generare - dice Di Pietro all'Agi - ora sappiamo con chiarezza che noi magistrati abbiamo fatto solo il nostro dovere. Nessuno ha mai chiesto nulla e niente e' stato dato da alcuno. La 'soluzione politica' di cui si parla, se qualcuno l'ha avanzata, non e' mai partita da Milano. Apprendo, oggi, che i funzionari degli Stati Uniti contattarono il procuratore Borrelli ai quali ribadi' la linea di "non guardare in faccia a nessuno. Quindi, eventualmente, bisogna chiedere ad altri". Il simbolo di Mani Pulite, che porto' alla sbarra i leader della Prima Repubblica, ipotizza le reazioni della diplomazia internazionale in quel periodo: "Mi sembra logico che le ambasciate si occupassero di Mani Pulite e di quello che ne poteva scaturire. Che gli Usa auspicassero un ricambio generazionale, ne prendo atto, ma emerge chiaramente che in questo processo loro non hanno potuto interferire". (AGI) 

(19 gennaio 2016)