Dare meno compiti a casa, ma gli studenti applichino il "tempo libero per approfondire", "lo studio e' anche fatica individuale e la scuola e' una cosa seria". E ancora: "quando si ha a che fare con i cervelli dei nostri ragazzi", la scuola non puo' essere terreno di battaglia politica. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni risponde cosi' all'Agi che gli chiede un commento sul dibattito in corso in Inghilterra (dove ci si interroga se togliere i compiti a casa per gli studenti) e quali riforme applicherebbe ancora in Italia.
Se nella prossima legislatura fosse ancora ministro dell'Istruzione, sarebbe d'accordo su un provvedimento del genere, magari allungando l'orario scolastico?
Tempo fa ho ricevuto alcuni studenti italiani vincitori delle Olimpiadi di matematica, informatica e fisica e gli ho chiesto quanto tempo avessero dedicato allo studio per raggiungere quei risultati. La loro risposta mi ha colpito molto: 'Ministro, la mattina a scuola impariamo le teorie ma e' il pomeriggio a casa che le applichiamo a giochi, rebus e invenzioni'. Ferma restando la sovranita' dell'autonomia scolastica e la funzione insostituibile del docente che sa bene cosa sia meglio fare per aiutare i ragazzi ad apprendere, sono convinto che gli eccessi non siano mai un buon viatico: allora forse meglio ridimensionare un po' la mole di compiti che spesso grava sui ragazzi lasciando loro piu' tempo libero per approfondire. Resta pero' il fatto che lo studio e' anche fatica individuale e la scuola e' una cosa seria. Serve equilibrio: un compito in meno, uno stimolo in piu'. Gia' oggi le scuole sfruttano il tempo pieno per questa parte di lavoro, adesso poi lo usano anche per i corsi di recupero. I dati delle insufficienze prese dai ragazzi delle superiori alla fine del primo quadrimestre sono un allarme serio che inchioda ciascuno alle proprie responsabilita': scuola ma anche famiglie e tutte le altre centrali educative, compreso il sistema dell'informazione.
Ministro, lei che ha riformato i debiti scolastici ripristinando l'obbligo di saldarli, cosa riformerebbe ancora nella scuola?
Otto milioni di insufficienze, anche gravi, per due milioni di studenti sono il segnale, per chiunque, che non si possa far altro che proseguire sulla strada della serieta', del rispetto delle regole, della valorizzazione delle eccellenze. I debiti formativi di oggi, con la poverta' di saperi, sono il miglior viatico per condannare i ragazzi alla poverta' anche sociale di domani: ma questa priorita' deve essere fatta propria non solo dagli insegnanti e dai genitori, deve diventare il tema cruciale per tutto il sistema-Italia. Che possibilita' di essere competitivo puo' avere un Paese che non mette l'istruzione e l'educazione delle future classi dirigenti al primo posto? Non ci si puo' svegliare solo quando arrivano le pagelle internazionali Ocse Pisa: quei risultati si devono costruire con un lavoro lungo e faticoso di recupero, di risalita. Per raggiungere questo obiettivo non si puo' continuare a fare della scuola il terreno di scontro delle opposte fazioni politiche. E' il motivo per cui, piu' che fare l'ennesima riforma, ho cercato di riportare qualche elemento di buon senso. Immaginiamo cosa accadrebbe se, ogni volta che cambia un governo, si decidesse di usare lo stesso sistema nella sanita' mettendosi a cambiare la cura o le terapie: e allora perche', quando si ha a che fare con i cervelli dei nostri ragazzi li si usa come campo di battaglia? Questo non e' piu' tollerabile: anche perche' i risultati sono sotto gli occhi di tutti.