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Crisi: il prossimo guaio puo' essere la deflazione cinese
di Geminello Alvi
La piu' forte contrazione dell'offerta di moneta M1, dacche' si
e' iniziata a calcolarla con criteri occidentali, e non pochi
analisti cominciano a dirlo: la Cina rischia, sotto i suoi
piedi potrebbe spalancarsi il peggiore abisso, la deflazione.
Ecco il rischio. E che sia serio lo conferma il fatto che sia i
prezzi al consumo e sia quelli alla produzione sono calati. In
effetti alcuni economisti cinesi si spingono a dire che in
alcuni settori industriali la spirale deflattiva e' gia'
avviata. Dovesse radicarsi il fenomeno, significherebbe il
guaio peggiore per la Cina, che deve gia' accordare un
sovrappiu' di capitale e di offerta e la vecchiaia della sua
popolazione. E i due sono gli ingredienti piu' adatti a rendere
una spirale deflattiva ancora piu' perniciosa, una volta
avviata a rischio di cronicizzarsi. E del resto in Oriente le
cose non vanno bene neanche in Giappone dove la ricostruzione
del dopo Fukushima pare gia' esaurita nella sua spinta
espansiva, con un crollo della produzione di macchine
industriali, in maggio, che e' il maggiore dal 2001. Che il
rischio sia serio lo confermano le dichiarazioni del premier
Wen Jabao che si dice per una "politica fiscale proattiva" per
sostenere l'economia e ammonisce e ammette che sono in corso
"pressioni al ribasso".
Ne' puo' trascurarsi per un popolo di
accaniti giocatori come quello cinese il gioco d'azzardo: i
redditi del casino' di Macao sono crollati dell'11% a giugno.
Si tratta di un indice per alcuni migliore di quello dei
consumi d'imballaggi o di elettricita' per stimare le
aspettative e la congiuntura. Del resto la crescita del
prestiti in Cina nel quinquennio trascorso era stata
impressionante, pari al 200% del prodotto lordo, piu' del
doppio di quella giapponese. Inevitabile ridimensionarla. E
tuttavia adesso la Cina si trova nel dubbio. Le banche offrono
credito, ma come in Giappone negli Anni Novanta o come in
Europa adesso, ben pochi lo domandano. Siano i primi sintomi di
un male eventuale, per ora un rischio, eppure la cattiva
coscienza di anni di crescita degli investimenti al 50% del Pil
e di sovra capacita' produttiva accrescono l'inquietudine. E
che dire poi dell'America di Obama o dell Europa: dovesse
davvero prendere forma una spinta deflattiva dalla Cina sarebbe
la disgrazia conclusiva.
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