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Crisi: il prossimo guaio puo' essere la deflazione cinese

Crisi il prossimo guaio puo  essere la deflazione cinese
12:57 10 LUG 2012

di Geminello Alvi

La piu' forte contrazione dell'offerta di moneta M1, dacche' si e' iniziata a calcolarla con criteri occidentali, e non pochi analisti cominciano a dirlo: la Cina rischia, sotto i suoi piedi potrebbe spalancarsi il peggiore abisso, la deflazione.
  Ecco il rischio. E che sia serio lo conferma il fatto che sia i prezzi al consumo e sia quelli alla produzione sono calati. In effetti alcuni economisti cinesi si spingono a dire che in alcuni settori industriali la spirale deflattiva e' gia' avviata. Dovesse radicarsi il fenomeno, significherebbe il guaio peggiore per la Cina, che deve gia' accordare un sovrappiu' di capitale e di offerta e la vecchiaia della sua popolazione. E i due sono gli ingredienti piu' adatti a rendere una spirale deflattiva ancora piu' perniciosa, una volta avviata a rischio di cronicizzarsi. E del resto in Oriente le cose non vanno bene neanche in Giappone dove la ricostruzione del dopo Fukushima pare gia' esaurita nella sua spinta espansiva, con un crollo della produzione di macchine industriali, in maggio, che e' il maggiore dal 2001. Che il rischio sia serio lo confermano le dichiarazioni del premier Wen Jabao che si dice per una "politica fiscale proattiva" per sostenere l'economia e ammonisce e ammette che sono in corso "pressioni al ribasso".

Ne' puo' trascurarsi per un popolo di accaniti giocatori come quello cinese il gioco d'azzardo: i redditi del casino' di Macao sono crollati dell'11% a giugno.
  Si tratta di un indice per alcuni migliore di quello dei consumi d'imballaggi o di elettricita' per stimare le aspettative e la congiuntura. Del resto la crescita del prestiti in Cina nel quinquennio trascorso era stata impressionante, pari al 200% del prodotto lordo, piu' del doppio di quella giapponese. Inevitabile ridimensionarla. E tuttavia adesso la Cina si trova nel dubbio. Le banche offrono credito, ma come in Giappone negli Anni Novanta o come in Europa adesso, ben pochi lo domandano. Siano i primi sintomi di un male eventuale, per ora un rischio, eppure la cattiva coscienza di anni di crescita degli investimenti al 50% del Pil e di sovra capacita' produttiva accrescono l'inquietudine. E che dire poi dell'America di Obama o dell Europa: dovesse davvero prendere forma una spinta deflattiva dalla Cina sarebbe la disgrazia conclusiva.
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