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La Polonia degli europei
di Geminello Alvi
L'economia della Polonia seguita a trarre un bel vantaggio dai
campionati europei. Il prodotto lordo polacco deve infatti agli
investimenti in infrastrutture anche quest'anno una crescita
superiore a quella media europea. Puo' dirsi che le partite di
pallone assieme ad una ripresa dei consumi delle famiglie
abbiano concesso ai polacchi di resistere meglio alla crisi. E
infatti le previsioni, per quanto ribassate dalle difficolta'
dei principali partner europei, stimano pur sempre una crescita
del 2,6% per il 2012, che segue ad una del 4,3% nel 2011. La
maggioranza di centri di ricerca prevede tuttavia un qualche
rallentamento dell'attivita' economica nel 2013, a seguito del
declino degli investimenti pubblici. Tuttavia si tratta per lo
piu' di stime che lo delimitano pur sempre tra il 2% e il 2,5%,
anche tenendo in conto la crisi dell'euro.
Intanto un mercato del lavoro meno in tensione e la minor
crescita del credito hanno indotto gia' ad aprile un calo su
base annuale dello 0,6% dei salari. Il debole livello al quale
viene mantenuta la valuta polacca tuttavia permettera' al tasso
di crescita delle esportazioni di superare quello delle
esportazioni. Inoltre le esportazioni verso la Germania che
ammontano a circa un quarto di quelle totali della Polonia
consistono anzitutto di bei di consumo e beneficeranno della
forte domanda interna tedesca.
Certo, la decisione della banca centrale polacca di
diminuire a maggio di 25 punti base al 4,75% il suo tasso
d'interesse di riferimento a sette giorni, ha certo generato
qualche sorpresa. Ma considerate le tensioni dell'euro e il
verosimile diminuire dell'inflazione dopo i campionati europei
e' ragionevole un ulteriore calo, al 4,5% entro l'anno. Anche
le misure di austerita', ovvero la riforma delle pensioni e il
congelamento degli aumenti nel settore pubblico, avranno il
loro effetto. Ed e' palese come la situazione dei conti
pubblici resti piu' che soddisfacente nei confronti dei paesi
europei piu' in difficolta'. L'obiettivo di ridurre il debito
pubblico al 53,7% del Prodotto lordo quest'anno resta tuttavia
dubitabile. Ma la soglia del 55% di debito e' stata finora ben
presidiata dalla banca centrale.
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