UN 2012 MIGLIORE PER GLI STATI UNITI
17:09 12 GEN 2012
(di Geminello Alvi)
L'anno scorso avrebbe dovuto essere quello della ripresa per
l'economia americana. A fine 2010 il Congresso aveva tagliato
le tasse sui salari, esteso i sussidi per la disoccupazione e
incentivato la spesa per investimenti, mentre anche la Federal
Reserve faceva la sua parte. Malgrado ciò la crescita nei primi
tre trimestri restava attorno all'1 per cento e nella ultima
parte dell'anno migliorava minimamente. L'aumento dei prezzi
del petrolio, causato dalla rivolta araba, si rimangiava da
solo i tagli fiscali e le altre misure approvate dal Congresso.
E a marzo arrivavano lo tzunami e il disastro nucleare in
Giappone, seguito dall'estendersi pochi mesi dopo della crisi
dei debiti sovrani dell'area dell'euro, e dalla crisi bancaria
che ne derivava. Ovvio pertanto che per stimare le prospettive
di crescita degli Stati Uniti nel 2012 gli analisti tengano in
gran conto l'evoluzione dello scenario internazionale.
La Federal Reserve ha infatti confermato di essere ancora
disposta a mantenere i tassi d'interesse bassi, fugando ogni
dubbio a riguardo e, a sua volta, il Congresso ha rinnovato lo
stimolo fiscale per un ammontare di circa 300 miliardi di
dollari. Si ripete insomma oltre oceano lo stesso scenario di
inizio 2011. E con la novità positiva tuttavia della politica
monetaria di Mario Draghi. Col suo nuovo presidente la Bce ha
garantito subito un sostegno potente alle banche europee;
mentre lo scenario orientale anch'esso parebbe non
pregiudicato. Il rallentamento dell'inflazione in Cina potrebbe
infatti rimandare una politica restrittiva. Migliorasse davvero
lo scenario europeo potrebbe pertanto secondo alcuni analisti
realizzarsi uno scenario di crescita degli Stati Uniti del 3
per cento.
Ma l'incertezza resta il principale ostacolo alla crescita
americana anche nel 2012. Un evolversi negativo della
situazione iraniana potrebbe infatti peggiorare lo scenario del
Medio Oriente. E lo scenario del debito europeo resta, malgrado
la Bce, ancora irrisolto. Tuttavia proprio la miglior salute
relativa dell'economia americana potrebbe aiutarne, per esempio
secondo l'autorevole John H. Makin della AEI, in misura
consistente la crescita. E comunque la maggior parte degli
analisti prevedono un 2012 migliore del 2011 per l'economia
degli Stati Uniti.
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