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IL CASO UNGHERIA

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IL CASO UNGHERIA

18:16 29 DIC 2011

(di Geminello Alvi)

L'agire economico dell'Ungheria deve dirsi piuttosto originale, in quanto del tutto opposto a quanto viene giudicato sensato nelle altre nazioni europee. Il governo di Viktor Orban ha infatti rifiutato di cedere alle pressioni della Unione Europea, ottenuto la maggioranza in parlamento per limitare la indipendenza della Banca Centrale, inserito nella costituzione una sua controversa riforma fiscale. Ma non pago di questo suo agire eterodosso, quasi a volerlo ancora meglio sottolineare, in una disputa legislativa ha concluso anzitempo le trattative con il Fondo Monetario Internazionale. Evento al quale ha fatto seguito il declassamento ad un livello infimo del suo debito da parte di Standard & Poors, e la fuga alla svendita dei titoli pubblici ungheresi. Del resto pure le altre decisioni governative di tassare le banche e di nazionalizzare alcuni fondi pensione privati erano state coerenti alla stessa insofferenza nei confronti delle ricette predicate nel resto d'Europa. Per la totalità dei commentatori un simile agire ha il solo risultato di complicare la posizione finanziaria dell'Ungheria, la quale ha un debito pubblico non elevato, pari a circa quattro quinti del suo prodotto, almeno in confronto a quello italiano. Ma deve far fronte a un volume immenso di debiti ipotecari delle famgilie, denominati in valuta estera, e inoltre alle precarie condizioni del suo sistema bancario. E, in effetti la banca centrale ungherese, MNB, non ha avuto altra scelta che elevare il suo tasso di riferimento per il secondo mese consecutivo, fino al 7 per cento, e viene ritenuto ragionevole un aumento ulteriore di almeno 100 punti base nel 2012. Così la diffidenza degli investitori s'accresce, e non solo all'estero. E tuttavia un simile quadro, per quanto complichi non poco i prossimi collocamenti del debito di quella nazione, inizia a guadagnarsi una certa attenzione da parte di alcuni commentatori.
  L'agire del partito Fidesz al governo, e la sua eterodossia, corrispondono infatti a quanto almeno una certa parte, seppure minoritaria, della opinione pubblica e delle forze politiche potrebbe iniziare a reclamare pure in altre nazioni . Nell'Ungheria potrebbe insomma riconoscersi un sintomo ulteriore delle difficoltà non solo economiche, ma prima ancora politiche che la crisi della moneta comune e dei debiti sovrani europei rischia di aggravare. Va infine rilevato come circa un quarto di tutto il debito ungherese detenuto dall'estero sia detenuto dalla statunitense Franklin Templeton Investments. La politica di Orban si configura insomma come una radicalizzazione, per ora isolata, ma indicativa, di tutte le tensioni ora esistenti dentro l'Europa o tra essa e le istituzioni finanziarie d'oltre oceano.

dicembre 2011

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