CRISI: IL CONFORTO DEL "BIG BAZOOKA"
14:02 03 DIC 2011
di Geminello Alvi
La Signora Merkel parrebbe aver ceduto, e dicendo di affidarsi
alla Bce ha rasserenato gli umori di una finanza sull'orlo del
baratro. Ma proviamo a capire gli argomenti di questa serenita'
ritrovata, iniziata quando la Federal Reserve il 30 novembre ha
abbassato il tasso overnight sui prestiti in dollari delle
banche ed esteso le linee di swap che scadevano ad agosto 2012
di sei mesi. Il gesto ha generato infatti un evidente sollievo
per la Bce in necessita' di dollari per prestarli alle banche
europee che non potevano finanziarsi con la Federal e non
avevano piu' credito negli Stati Uniti. Ma e' stato pure
conferma di una crisi dell'euro arrivata alla quasi catastrofe
di una svendita degli attivi delle banche europee a Wall
Street. Insomma come scriveva Evans-Pritchard sul Daily
Telegraph, la decisione e' stata provocata dalla difficolta'
della prostrate banche europee a rinnovare 2 trilioni di debiti
in dollari. La Federal ha dovuto salvare l'Europa da se
stessa, le sue banche, soprattutto quelle francesi dal disastro
dell'Euro.
Ma la Federal Reserve appunto solo avvia il sollievo delle
borse a consolidarlo, c'e' stato il via della Merkel alla Bce,
che tuttavia resta non chiaro nei suoi confini. Gli articoli
123 125 del trattato europeo e gli statuti vietano gli acquisti
nel mercato primario, ma concedono quelli nel secondario. Un
confine gia' secondo molti, violato da acquisti imponenti e del
tutto discrezionali, della Bce. Ad agosto la Bce ha superato,
la soglia di 20 miliardi alla settimana sul mercato secondario,
e limitandosi a questa soglia si potrebbe arrivare in un anno
al trilione di dollari o a circa 960 miliardi in un anno. Cifra
imponente e non distante da quanto Spagna e Italia cogli altri
nei guai dovranno collocare nel 2012 e nel 2013 sul mercato
primario. E tuttavia difficile da erogare senza violare gli
statuti della banca e i trattati.
Ma l'ottimismo che il mercato si e' imposto non dipende da
un intervento solitario della Bce. In cambio di una politica di
deflazione immediata che porti i bilanci in avanzo primario si
sarebbe aperto il secondo scenario: quello del Big Bazooka. Di
un intervento concertato della Bce, dell'EFSF e del FMI che usi
soldi veri, non vaghi come quelli dell'EFSF discussi ad
ottobre, in forma di garanzie, speranze cinesi ed espedienti.
Nel 2012-14 Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda dovrebbero
rifinanziare 1,2 trilioni, 900 miliardi se ci si limita al
biennio 2012-2013. Resta comunque improbabile che ne ottengano
tanti liquidi. Si potrebbe arrivare secondo il Roubini Global
Economics attorno ai 700 miliardi. Tra diritti speciali di
prelievo e altre linee di liquidita' il FMI, potrebbe coprire
circa 300 miliardi; 250 li metterebbe l'EFSF con i suoi fondi
ancora non allocati. Il limite della BCE di acquisti sul
secondario potrebbe, senza provocare proteste, arrivare fino al
dieci percento dei Pil di queste nazioni, ed ecco spiegati gli
altri 150 miliardi. Ma le indiscrezioni circa la scappatoia
offerta da un prestito della Bce al Fondo monetario elevano
questo ultimo ammontare a 200/300 miliardi.
Insomma il sollievo dipenderebbe dal fatto che la cifra di
questo Big Bazooka potrebbe arrivare a togliere quasi del tutto
dal mercato per due anni i nuovi titoli emessi da Italia,
Spagna. E pero' il tutto si svolgerebbe in uno scenario di
incombenti crisi bancarie, manovre deflattive e fughe di
capitali verosimili. Giacche' a dare i maggior guai finora non
sono stati i titoli da collocare ma quelli gia' collocati e
rivenduti sul secondario. Il sollievo dei mercati implica
insomma un dolente, lungo ed eroico aggiustamento deflattivo,
in una crisi perdurante che indebolira' l'EFSF con la perdita
della tripla A, da parte della Francia e dell'Austria, nonche'
la credibilita' della Bce.
Quanti restano dubbiosi che al sollievo di questo Big
Bazooka consegua una effettiva guarigione, seguitano a pensare
che il problema dell'Italia, non sia un problema di liquidita'.
Ma di insolvenza ovvero dipenda dalla sproporzione tra crescita
e debito. E questo problema resta irrisolto. Tanto che e'
lecito chiedersi, come fa gran parte dei commentatori
anglosassoni se invece di sciupare capitali importanti in una
impossibile resistenza, non sarebbe meglio usarli per una
ristrutturazione ordinata, alla quale dovrebbe seguire una
svalutazione e quindi il ritorno alla lira. Malgrado il Big
Bazooka resta il fatto che con tassi reali al 5% l'Italia
dovrebbe imporsi un avanzo primario dieci volte quello presente
solo per stabilizzare il suo debito al livello che e'
all'origine dei suoi guai. Il tutto in una recessione e in uno
scenario finanziario mondiale turbato.
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