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CROCIFISSO: POLITICI DIVISI SU SENTENZA STRASBURGO

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(AGI) - Roma, 3 nov. - Si divide il mondo politico italiano sulla sentenza della Corte di Strasburgo contro il crocifisso nelle scuole. Alla grande maggioranza di dissente dalla decisione europea, si contrappone chi difende il valore di laicita' della sentenza. Dal Pdl Stefano De Lillo afferma: "E' una sentenza assurda. Da tempo Strasburgo lavora contro l'identita' dell'Europa, che e' la sua prima ragione di esistere come Unione, e non l'ultima". Sulla stessa lunghezza d'onda Mario Baccini, leader dei Cristiano popolari del Pdl: "Il crocifisso rappresenta valori universalmente riconosciuti.
  Sembra che la deriva pagana della Corte europea sia evidente.
  Si confonde una sana cultura laica con il laicismo" e anche Margherita Boniver, presidente della commissione parlamentare Schengen, osserva: "E' assolutamente incomprensibile la decisione, va tutto contro l'interesse del continente europeo, che cosi' rinnega le sue radici religiose e culturali". Diverso il giudizio di Vincenzo Vita (Pd), che parla di "una ragionevole posizione, che non delegittima la religione cattolica, ma che la riconsegna a una spiritualita' che non necessariamente ha bisogno di simboli esibiti in luoghi non adibiti al culto. Le religioni, nel villaggio globale, hanno una pluralita' che merita rispetto". Ma nello stesso centrosinistra Ermete Realacci (Pd) rileva: "Nel nostro paese non si tratta di aggiungere un simbolo non presente, con una scelta che potrebbe apparire di sopraffazione di altre culture, ma di mantenere un tratto di identita' radicato e costitutivo della nostra cultura". Per Silvana Mura (Idv): "L'offesa nei confronti di studenti di religioni diverse da quella cattolica non e' rappresentata tanto da un crocifisso appeso al muro, ma piuttosto da programmi che non si pongano il problema di conciliare le caratteristiche fondamentali che l'insegnamento di stato deve avere con la nuova realta' multiculturale e multietnica". Dalla Lega Nord interviene con forza la vicepresidente del Senato, Rosi Mauro: "Se l'Europa considera il crocifisso, simbolo per eccellenza della sua storia e della sua tradizione, discriminatorio o irrispettoso, significa che vuole discriminare e mancare di rispetto proprio a se stessa.
  Serve un'Europa diversa, che si apre agli altri proponendosi pero' come portatrice di una propria identita'". Concorda un altro esponente del Carroccio, Massimo Polledri che sottolinea: "La sentenza e' sintomo di una dittatura del relativismo, e' un attentato alla liberta' religiosa e si scontra con quella che e' la legislazione vigente nel nostro paese, bsognera' discuterne al piu' presto anche in sede parlamentare". Isabella Bertolini (Pdl) afferma: "Da Strasburgo arriva un pronunciamento simbolo della deriva laicista e nichilista che nega le radici culturali e valoriali della nostra societa'. Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici come l'emblema dei valori civili che hanno una origine religiosa, ma che esprimono la laicita' stessa dell'ordinamento dello Stato". Condivide Antonio De Poli (Udc): "La sentenza e' una passo avanti verso al perdita delle nostre radici, della nostra cultura, della nostra storia e della nostra civilta'.
  Non mi meraviglierei se una successiva sentenza dichiarasse l'illegalita' del calendario romano e ci ritrovassimo di punto in bianco nel mese termidoro dell'anno 315 del calendario rivoluzionario francese". Piu' problematica Vittoria Franco, responsabile pari opportunita' del Pd: "Di fronte a questa sentenza e' chiaro che occorre riflettere sui modi migliori di promuovere la convivenza civile tra la molteciplicita' di culture e religioni che caratterizzano attualmente la popolazione che vive in Italia. Invece di arroccarsi, la vera riflessione da promuovere e' come arrivare a favorire ancora meglio, nelle nostre scuole che ospitano da tempo bambini portatori di molteplici culture e religioni, la convivenza pacifica e il rispetto".

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