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(AGI) - Milano, 2 lug.- Non sarebbero scomparsi nel nulla i due
giapponesi fermati dai finanzieri alla dogana di Chiasso con
titoli di credito americani per la 'cifra monstre' di 96
miliardi di euro. Ieri si sarebbero dovuti presentare in
Procura a Como per essere interrogati dal pm Daniela Meliota,
ma, vista la loro assenza, si era ipotizzato che potessero
essere spariti. Oggi, l'avvocato che li assiste, Massimo
Schipilliti, afferma pero' di essere in contatto con loro. "Li
sento via e-mail, certo le risposte arrivano con molta
lentezza, ma ci sentiamo". Il legale non esclude che i
nipponici, Mitsuoyoshi Watanabe, e Akihiko Yamaguchi, possano
decidere di venire in Italia a spiegare la loro versione dopo
che la perizia chiarira' se i bond sono veri o falsi.
Schipilliti sottolinea anche le difficolta' linguistiche nel
comunicare coi due che "parlano un inglese 'giapponesizzato' e
hanno avuto difficolta' anche a farsi comprendere dai
finanzieri che li hanno bloccati in dogana". Quel giorno,
riferisce sempre il legale, dichiararono agli investigatori che
"i bond non avevano titolo commerciale". Sulla loro identita',
l'avvocato che li difende dall'accusa di falso, sostiene di non
sapere molto. "Mi hanno detto che sono uomini d'affari e che
stavano venendo in Italia per lavoro, senza precisare pero' a
fare cosa. Io sono stato nominato tramite una conoscenza, prima
non sapevo chi fossero". Quanto alla loro appartenenza alla
Fondazione 'Dragon Family', di cui hanno parlato alcuni siti
molto attivi in queste settimane nel formulare le ipotesi piu'
disparate, Schipilliti affema di non poter fornire ne' conferme
ne' smentite. "Non so nulla, e in ogni caso la responsabilita'
penale e' personale - afferma - quel che ora ci interessa
capire e' se i bond siano veri o falsi. Se fossero falsi, si
tratterebbe di un caso come tanti altri scoperti ai controlli
doganali, ma se fossero veri, la storia assumerebbe tutt'altre
dimensioni".