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Libri: l'Analogico Zanichelli, "per quando manca la parola"

Libri l Analogico Zanichelli   per quando manca la parola
15:27 09 MAR 2012

di Ugo Barbara

Un "Gps lessicale" per orientarsi nel mare magnum della lingua italiana. E' il Dizionario Analogico della Lingua Italiana: un aiuto a trovare la parola che ci manca, la locuzione piu' adatta. Quando sfugge la parola che serve a esprimere correttamente un pensiero, oppure non si trova l'aggettivo o il verbo che meglio si associa a un nome, l'opera edita da Zanichelli (960 pagine, 59 euro) risolve il problema, grazie alla sua struttura di oltre 4000 parole chiave, raggruppate per grandi aree di significato (campi semantici) e opportunamente collegate da una fitta rete di rimandi.
Nel giorno della presentazione alla manifestazione 'Libri Come' (ore 21 Spazio Garage - Officina 2 dell'Auditorium di Roma) l'autrice, Donata Feroldi spiega come nasce e a chi serve un'opera come il Dizionario analogico.

Per il pubblico piu' vasto: cosa distingue un dizionario tradizionale da un analogico e da uno dei sinonimi e contrari?

Un dizionario tradizionale e' uno strumento grazie al quale, a partire da un termine dato, noi risaliamo al suo significato o ai suoi significati. Per quanto riguarda invece il dizionario dei sinonimi, ci vengono proposti dei possibili equivalenti del termine di partenza non necessariamente corredati dai contesti d'uso. L'Analogico non parte dalla conoscenza di un termine, quanto piuttosto dalla sua mancanza. Possiamo avere un'idea piu' o meno generica del significato di una parola o del campo esperienzale o semantico a cui appartiene, ma e' proprio il significante a fare difetto. Per consentire di rintracciare il significante mancante, l'Analogico e' organizzato per campi semantici, ossia deposita sulla pagina insiemi ordinati di parole che risultano legate tra loro nell'uso dei parlanti e afferiscono ad aree esperienziali omogenee. 

A chi serve un dizionario analogico?

Un Analogico serve a chiunque pratichi la lingua in qualita' di scrivente, oltre che di semplice lettore. Ma, a parte le categorie che praticano la scrittura per professione (scrittori, traduttori, giornalisti, redattori editoriali, correttori di bozze, copywriter, ecc.), ci sono numerose categorie professionali che si trovano comunque nella necessita' di redigere testi di una certa ampiezza e articolazione (giuristi, scienziati, tecnici, ecc.). Anche per loro l'Analogico puo' costituire un valido supporto in quanto, a differenza di un semplice sinonimi, mette a disposizione tutta una serie di sostantivi, aggettivi, verbi, avverbi, locuzioni - idiomatiche e non - collegate all'idea o all'ambito di partenza. E' un modo per arricchire il lessico e la sintassi, la consapevolezza dei registri linguistici, insomma tutte le ricchezze che la lingua ci offre, consentendoci di avventurarci nei suoi succulenti meandri anche a partire da un bagaglio di partenza veramente minimo. Vi e' poi un non trascurabile aspetto ludico, legato all'incontro con l'inaspettato: una sorta di "ritrovar-giocando". Per non dire del fatto che le giovani generazioni hanno una familiarita' nativa con gli strumenti informatici e la rete: e l'Analogico non e' altro che una rete di reti di parole e locuzioni che si interroga e si percorre secondo le modalita' di un motore di ricerca, nel nostro caso semantico.

Da quale esigenza nasce?

L'Analogico nasce dall'esigenza di mettere a disposizione la ricchezza della lingua secondo la sua struttura profonda: la piu' naturale per i parlanti/scriventi. Nello specifico, e' nato dalla mia attivita' di traduttrice o, se si vuole, di scrittrice per interposta persona: da una necessita' pratica, dunque, legata a un'insoddisfazione per gli strumenti esistenti. Da li' l'idea di approntarne uno che facesse al caso mio e di tutti coloro che scrivono (in prima o per interposta persona), che fosse sufficientemente ricco, articolato, maneggevole, insomma che avesse il maggior numero di vantaggi possibili. Le teorie linguistiche connesse sono state messe al servizio di questa esigenza.

Quanto rischia di essere arbitrario un campo semantico?

Diciamo che, se si pensa al campo semantico come all'esito di un'operazione di agrimensura da parte di un soggetto singolo o di un gruppo, rischia di essere arbitrario ai massimi livelli, e in senso negativo. Lo dico perche' la nozione di arbitrarieta' ha in linguistica un'accezione positiva. Questa nozione di arbitrarieta' ci soccorre anche per quanto concerne i campi semantici: infatti essi non sono ritagliati arbitrariamente da un soggetto secondo una logica kafkianamente imperscrutabile e comunque contestabile, ma sono ricavati dalla lingua stessa che consegna alla ricerca le catene associative di cui si compongono, le loro venature e il loro disegno. Ppur non esistendo una teoria unificata del campo semantico traducibile in una sorta di griglia universale e universalmente valida, l'approccio empirico-induttivo ha depositato e perfezionato nel tempo modelli di descrizione efficaci, sempre passibili di ulteriori miglioramenti e aggiustamenti.

Aggiornare di anno in anno un dizionario tradizionale puo' sembrare facile: la lingua sforna una quantita' impressionante di termini nuovi. Ma ha senso ed e' possibile farlo anche con un analogico?

La questione e' quella della lingua come sistema, non come lessico per quanto esteso. La lingua ha meccanismi interni di generazione dei termini e delle locuzioni (al di la' dei prestiti da altre lingue) continuamente attivi e, da questo punto di vista, l'italiano e' una lingua particolarmente creativa e flessibile. Non credo che il problema vada posto in questi termini: anche perche', appena un neologismo fa la sua comparsa, e' difficile dire se e quanto vivra', se sopravvivera' o sara' destinato a scomparire in un arco di tempo brevissimo. Essendo la lingua in perenne fermentazione e' impossibile pensare di darne un'immagine che non risulti mossa o comunque parziale, perche' cio' che viene fissato rischia di modificarsi nel momento stesso in cui viene scattata la cosiddetta istantanea. Ogni nuovo termine modifica la posizione reciproca dei termini della catena associativa all'interno della quale va a inserirsi. Questo rende l'aggiornamento annuale di un dizionario analogico, qualora se ne sentisse la necessita', infinitamente piu' complesso di quello di un dizionario tradizionale. La rete dell'Analogico e' un poco piu' stabile e abbia un'altra funzione e, soprattutto, possa estendere le proprie ramificazioni al di fuori del testo codificato e stampato, verso quello che linguisticamente ed esperienzialmente ci viene incontro. Una volta attivato, il demone dell'analogia e' molto potente e efficace.

Quanti anni sono stati necessari per la compilazione e come ha adattato l'uso dell'informatica  a questo lavoro?

La compilazione dell'Analogico ha richiesto all'incirca dodici anni e, come ho gia' detto, sarebbe stato impossibile realizzare un'opera come questa praticamente in solitudine senza avere a disposizione adeguati e raffinati strumenti informatici che consentissero di interrogare in maniera precisa e veloce l'enorme patrimonio linguistico a nostra disposizione per ricostruire le catene associative e i nuclei intorno a cui magneticamente si dispongono e si raddensano. La realizzazione della versione informatica (nella forma cd e in quella consultabile online) ha richiesto un altro anno abbondante di lavoro, perche' comportava procedure e modelli abbastanza diversi e piu' complessi rispetto a quelli utilizzati per i dizionari normali. Quindi l'informatica e' intervenuta a due livelli: di realizzazione - come supporto dell'ineliminabile lavoro umano -  e di restituzione. In questo secondo livello, io mi sono limitata a fornire una serie di suggerimenti per risolvere i problemi che nascevano via via per la particolare natura dell'opera.

Oggi lo considera uno strumento completo o in evoluzione?

Qualunque strumento e' in evoluzione, lo insegna la storia della nostra specie su questo pianeta prima ancora della storia delle arti, della scienza e delle tecnologie. Per restare in ambito analogico, potrei rispondere che e' dopo la prima edizione che viene il bello. Perche' e' senz'altro piu' semplice fare aggiustamenti che costruire un marchingegno di bel nuovo, seppure avvalendosi dell'esperienza dei nostri predecessori. E questo sia detto senza nulla togliere alla difficolta' di aggiornare uno strumento linguistico, a cui si accennava sopra. Difficolta' che dipende, in questo nostro tempo, dal fatto che nella lingua - come sempre nella storia dell'uomo - si riverberano gli enormi cambiamenti sociali determinati a loro volta dall'impatto che la rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha sulle nostre vite. Nello specifico della lingua, nulla e' completo. Ma questo vale per tutte le produzioni umane e per tutte le teorie e i modelli conoscitivi e esplicativi che si sono susseguiti nel corso dei millenni.

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