CRISI MUTUI, IN ITALIA
NESSUNA EMERGENZA
09:04 06 NOV 2006
(di Gianluca Maurizi)
In Italia "non c'e' alcuna emergenza mutui". Il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, usa toni rassicuranti: il sistema creditizio italiano e' solido e, nonostante il rialzo dei tassi, i casi di insolvenza tra i mutuatari sono rimasti nella norma.
La crisi della Northern Rock, con le file di risparmiatori nel panico davanti alle filiali della banca, ha riportato alla mente il '29. Un caso del genere potrebbe ripetersi qui in Italia?
Non credo proprio. Si tratta di un caso specifico che riguarda una banca inglese collocata in un contesto molto diverso da quello italiano. Le nostre banche sono solide e affidabili. Non c'e' alcun elemento che possa determinare un qualche rischio per i risparmiatori.
Sarebbe pronto a scommetterci?
Assolutamente si'. Certo, in un mondo globalizzato non esistono isole felici, ma le banche italiane hanno sempre operato con avvedutezza, senso di responsabilita' e una capacita' di analisi dei rischi molto elevata. Si tratta di una tradizione di cui andiamo orgogliosi e che oggi ci tiene al riparo da molte turbolenze. Le banche italiane hanno dimostrato di essere affidabili, capaci di sostenere le imprese e di finanziare i privati in linea con le proprie capacita' di capitalizzazione e reddituali.
Le turbolenze di queste settimane hanno avuto un forte impatto sui tassi che oggi viaggiano sui massimi da novembre 2002. Qualcuno sta speculando?
L'aumento dei tassi e' assolutamente fisiologico e in linea con la situazione di mercato. Credo che i mutuatari italiani stiano pagando il prezzo di comportamenti non avveduti di altri sistemi bancari. La crisi di fiducia seguita allo scoppio della bolla subprime, in un'economia globalizzata, ha portato un rialzo dei tassi in tutti i mercati. Il fenomeno non dipende dalle banche italiane.
I consumatori affermano che i mutui italiani sono piu' cari che nel resto d'Europa e anche
Fare confronti internazionali sui tassi sui prestiti non e' facile. Ci sono situazioni diverse tra mercato e mercato e, nel caso dell'Italia, ci sono parecchi motivi che spiegano le differenze. Innanzitutto, c'e' il rischio Paese: il nostro rating e' peggiore rispetto a quello dei nostri partner e cio' comporta costi di raccolta superiori. Ci sono poi problemi strutturali, come quello legato alla lentezza della giustizia: per recuperare un credito una banca italiana impiega mediamente sette anni contro gli uno o due anni di una qualunque altra banca europea. Infine, ci sono ritardi nella legislazione: soltanto quest'anno, per esempio, e' arrivata la regolamentazione dei covered bonds che permetteranno di abbassare i costi della provvista. E con questo non voglio dire che i nostri mutui siano sicuramente piu' cari. Anzi, ci sono stati periodi in cui sono risultati mediamente piu' convenienti che nel resto d'Europa.
L'aumento dei tassi rischia di mettere sul lastrico i mutuatari piu' deboli, che hanno difficolta' a far fronte all'aumento della rata mensile. Ci sono evidenze in questo senso?
Nessuna: non c'e' alcuna emergenza e la situazione e' di assoluta tranquillita'. Una ricerca condotta dal nostro centro studi su un campione di banche rappresentativo del 60% del mercato testimonia che non c'e' stato alcun aumento, se non sporadico e del tutto occasionale, delle insolvenze sui mutui. Il numero di mutui con pagamenti in ritardo di due o piu' rate e' rimasto sostanzialmente invariato rispetto all'anno scorso. La crescita dell'indicatore e' inferiore all'1%.
Eppure, durante l'estate, si era parlato anche di un possibile intervento del Governo per aiutare i mutuatari a tasso variabile in difficolta'. Qual e' il giudizio dell'Abi di fronte a questa eventualita'?
Non potremmo che essere assolutamente contrari a un intervento di autorita' sui tassi. Crediamo nel mercato e il modo in cui ha agito la concorrenza tra banche e' dimostrato dal fatto che il differenziale tra il prezzo di un mutuo a tasso variabile e il Ribor e' sceso sotto i 100 punti base dai 150 punti del 2003. Il mercato ha dimostrato di essere mercato vero. In ogni caso, siamo sempre pronti a collaborare con i nostri clienti. Per esempio, discutendo l'eventuale prolungamento delle scadenze che ci sembra la strada migliore. Ma la questione non puo' essere risolta a livello associativo: riguarda le singole banche e i loro clienti, ognuno con le sue specifiche esigenze.
E' possibile prevedere l'andamento futuro dei tassi? Quelli interbancari potranno tornare a scendere anche in assenza di un intervento della Bce?
Fare previsioni in un mercato strutturato sul lungo periodo come quello dei mutui e' difficile. E anche la posizione della Bce non e' facilmente prevedibile, stretta com'e' tra l'obiettivo di tenere sotto controllo l'inflazione e l'esigenza di non far mancare liquidita' adeguata al mercato. I tassi dei mutui sono legati a benchmark di mercato che si muovono in completa autonomia. I segnali piu' recenti sono comunque positivi: se tornera' la fiducia sul mercato, e le cose sembrano migliorare in questo senso, i tassi interbancari potranno scendere e anche il prezzo dei mutui finira' per beneficiarne.
Settembre 2007
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